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Archeologia latina. Scoperta del secolo o fake news?

Una straordinaria scoperta pare essere avvenuta durante le festività natalizie negli scavi del Foro Romano che si trovano in pieno centro città, a Milano, proprio al di sotto della Biblioteca e Pinacoteca Ambrosiana. Ricorda però le teste di Modigliani trovate a Livorno nell'estate del 1984, realizzate con un trapano Black & Decker da un manipolo di simpatici goliardi.

Il timore che si tratti di una fake news è quindi molto alto, anzi diremmo certo, ma resta inoppugnabile il fatto che è stata prodotta una prova, anche se solo una riproduzione, di quanto oggetto della notizia. Gli studiosi si riservano di pubblicarne ufficialmente le modalità del ritrovamento solo dopo gli esami di rito sull’effettiva età del manufatto, attribuito per ora indicativamente al periodo di Milano capitale dell’Impero Romano, intorno all’anno 400 dell’era di Cristo.

Secondo le prime indiscrezioni, il ritrovamento, ancora da confermare, è avvenuto nei pressi del Foro Romano stesso, a Milano all’altezza di via Santa Marta, proprio agli estremi propaggini di quella che un tempo era l’area occupata dall'antica piazza principale del centro cittadino di Mediolanum fin dalla fondazione della città romana in epoca repubblicana, probabilmente dove si trovava uno dei primi luoghi di culto cristiano.

GIUSTINA
 

Il testo del manufatto farebbe pensare a un’influenza della cultura bizantina, il che potrebbe attribuirne l’utilizzo nell’ambito della corte di Giustina (in latino: Iustina + 388) imperatrice romana, seconda moglie dell'imperatore romano Valentiniano I e madre del futuro imperatore Valentiniano II. Fu dapprima la moglie dell'usurpatore Magnenzio (morto nel 353). Valentiniano I, dopo aver ripudiato la prima moglie Marina Severa, sposò Giustina, non più tardi del 370. Lei divenne così la matrigna del futuro imperatore Graziano. Durante il regno di Graziano, Giustina visse a Sirmio, ma durante il regno di suo figlio (Valentiniano II, che salì al potere all'età di quattro anni) lei governò a tutti gli effetti in sua vece, trasferendosi a Milano. Per molti anni Giustina, di fede ariana, ebbe vari scontri con Aurelio Ambrogio, vescovo di Milano dal 374.

GALLA PLACIDIA
 

Un’altra ipotesi, tutta da verificare, porrebbe il manufatto nel periodo di regno di Galla Placidia (latino: Aelia Galla Placidia; Costantinopoli, 388/392 - Roma, 27 novembre 450) imperatrice romana, figlia dell'imperatore Teodosio I (che regnò dal 378 al 395) e della sua seconda moglie Galla.

A Milano Galla Placidia, vicina al mondo bizantino, finanziò la costruzione della cappella di Sant'Aquilino nella Basilica laurenziana, ove oltre a stupendi mosaici che anticipano nel tempo i più noti mosaici di Ravenna, si trova un sarcofago tradizionalmente a lei attribuito. Nel 402 d.C., per sottrarsi alle minacce dei barbari, l’imperatore Onorio, figlio di Teodosio, trasferì la capitale dell’impero da Milano a Ravenna.

IL MANUFATTO
 

Non ci è stato possibile esaminarlo direttamente. Si tratterebbe di un frammento di lapide, in cui resta distintamente leggibile un quadrato magico che riporta un’esortazione mai comparsa precedentemente in tale ambito.

Composti da numeri, nell'Occidente Latino i quadrati magici apparvero al più tardi nel XIII secolo. Se ne trova traccia in un manoscritto in lingua spagnola, ora conservato nella biblioteca Vaticana (cod. Reg. Lat. 1283a) attribuito all'iniziativa di Alfonso X di Castiglia[1]. In questo testo i quadrati sono dedicati ai pianeti.

Ma l’unico quadrato che si conosca, formato da lettere in lingua latina, è stato per oltre due millenni quello cosiddetto quadrato del Sator, una ricorrente iscrizione latina, in forma di quadrato magico, composta dalle cinque seguenti parole: SATOR, AREPO, TENET, OPERA, ROTAS. La loro giustapposizione, nell'ordine indicato, dà luogo a un palindromo, vale a dire una frase che rimane identica se letta da sinistra a destra o viceversa.

sator
 

 

 

Quadrato del SATOR sul fianco nord del Duomo di Siena.

L'iscrizione è stata oggetto di frequenti ritrovamenti archeologici, sia in epigrafi lapidee sia in graffiti, ma il senso e il significato simbolico rimangono ancora oscuri, nonostante le numerose ipotesi formulate. Una delle più semplici è: Il seminatore, con il carro, tiene con cura le ruote, della quale si cerca di chiarire il senso intendendo il riferimento al seminatore come richiamo al testo evangelico.

 

 

LA NUOVA ISCRIZIONE

Ora compare, dopo quasi due millenni un frammento totalmente diverso con un testo identicamente palindromo, ma del tutto nuovo, composto dalle parole SATIS, ALATA, TAGAT, ITALA, SITAS. Come si potrebbe interpretare? Certamente si tratta di un’esortazione in ambito religioso.

 

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UNA PRIMA INTERPRETAZIONE
 

 
SATIS aggettivo (sufficiente) nominativo o genitivo singolare
ALATI aggettivo (alato) genitivo singolare di alatus oppure nominativo o vocativo plurale
TAGAT è il congiuntivo, esortativo, del verbo tago (prendere, toccare, ma anche imbrogliare, infastidire) terza persona singolare
ITALA aggettivo o sostantivo (Itala) femminile singolare di Italus, nominativo, vocativo o ablativo. Oppure nominativo neutro plurale.
SITAS aggettivo participio perfetto del verbo sito (porre, collocare, sotterrare, permettere) accusativo femminile plurale (le collocate, le sotterrate, le permesse, dipendenti da).
 
Difficile dare subito un’interpretazione corretta.
Ne possiamo buttare là un paio. 
 
ITALA PRENDA LE SPOGLIE DEL SUFFICIENTEMENTE ALATO
O ANGELI (ALATI), VI BASTI PRENDERE LE SPOGLIE CHE DIPENDONO DA ITALA

LA BIBBIA
 
A complicare il tutto, oltre alla Vetus latina (espressione latina traducibile in italiano con «Antica latina») denominazione convenzionale per indicare tutte le traduzioni della Bibbia in lingua latina fatte da vari autori in vari ambiti, dal II al IV secolo, (precedenti cioè la Vulgata, la traduzione della Bibbia in lingua latina curata da Sofronio Eusebio Girolamo) esistono anche altre due traduzioni complete: una, originata in Africa, ricevette il nome di Afra; l'altra, usata in Occidente, deve essere probabilmente identificata con l'Itala di cui parla Agostino d'Ippona.

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