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Imprese e Professioni
Il cattolicesimo in Svezia oggi. Lo racconta il cardinale Anders Arborelius

Per la prima volta al Meeting dell’amicizia tra i popoli, a Rimini, il cardinale  Anders Arborelius, vescovo di Stoccolma, ha entusiasmato i presenti, parlando della speranza che viene dalla Svezia.

Battezzato luterano, il cardinale  ha raccontato di aver visto il volto di Cristo in quello delle suore Brigidine che la Provvidenza ha messo sul suo cammino; quindi si è fatto cattolico, poi carmelitano. Vescovo di Stoccolma è il primo cardinale di un Paese che, per centinaia di anni, aveva messo al bando la Chiesa cattolica.

Nella sua terra, il cardinale da alcuni anni ha notato alcuni segni di speranza: “Nella notte oscura collettiva che può penetrare nel cuore dei cristiani abbiamo bisogno della speranza per proseguire il pellegrinaggio in questo mondo. La speranza ci aiuta a vedere il nostro cammino in una prospettiva di eternità”. Però prima di spiegare cosa significa essere cattolici in Svezia, il card. Arborelius ha voluto fare un discorso sulla speranza, richiamandosi allo scrittore francese Peguy: “Parliamo molto della carità e della fede, ma dimentichiamo spesso la speranza che però è una forza enorme specialmente nella società secolarizzata... La speranza è la sorella più piccola delle tre ma è quella che decide la direzione del cammino della nostra vita, perchè ci aiuta a sopravvivere nei momenti più difficili dell'esistenza. La speranza è sempre necessaria”.

L'ESPERIENZA SVEDESE

Poi ha tratteggiato l’esperienza dei cattolici svedesi come messaggio di speranza per i fedeli europei: “Nell’Europa di oggi tra i cristiani c’è una mancanza di speranza. Ne soffrono persino alcuni vescovi. Forse può essere la vocazione provvidenziale del piccolo gregge di cattolici in Svezia portare un messaggio di speranza alle altre chiese d’Europa. Bisogna farlo con umiltà e spirito realistico”. E questa speranza è dovuta all’immigrazione: “Quella di Svezia è una piccola chiesa, che tuttavia è testimone di speranza".

L’80% dei cattolici sono immigrati di prima o seconda generazione. Ma non è un fenomeno che riguarda solo i fedeli cattolici: “Anche gli altri migranti che sono arrivati hanno quasi tutti una fede. In questo modo gli svedesi hanno scoperto che la religione è una realtà per tanti anche oggi, e non un qualcosa che appartiene al Medioevo”.

LE CONVERSIONI

Quindi anziché essere assimilati dal paese ospite, sono gli svedesi che si assimilano ai nuovi arrivati con un aumento del numero delle conversioni e di conseguenza quello dei fedeli, favorendo l’ecumenismo, a livello istituzionale, ma soprattutto personale: numerosi pastori luterani si convertono al cattolicesimo “e ci sono addirittura sei pastori cattolici sposati, che hanno ottenuto dal papa la dispensa dal celibato.

Però il card. Arborelius non ha nascosto le difficoltà: “Come Chiesa cattolica in Svezia viviamo conflitti culturali ogni giorno, dobbiamo abituarci a questo e impegnarci a trovare una soluzione pacifica. Noi li viviamo in piccolo in ogni parrocchia". 

Per il porporato scandinavo, l’immigrazione è la risposta alla crisi demografica dell’Europa: “Non abbiamo abbastanza figli; c’è bisogno di trovare altre persone per i nostri lavori. In Svezia, ad esempio, nelle case per anziani c’è quasi sempre personale straniero, mai nativo… Qui la famiglia è debole quindi grazie ai migranti c’è speranza per gli anziani. Nei quartieri dove gli svedesi vanno via e arrivano i migranti, molti anziani restano proprio grazie a questa presenza. Gli anziani svedesi hanno scoperto di trovare più aiuto tra i migranti che tra i loro connazionali”.

E conclude il card. Arborelius "Molti non cattolici in Svezia hanno ammirazione per la nostra Chiesa perché viene vista come l'unica che può unire tutte le nazioni. E questo è un aspetto della cattolicità che diventa attuale in tutta Europa, non solo in Svezia”. 

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