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Imprese e Professioni
Il quotidiano La Provincia di Varese chiude i battenti

Il 31 dicembre 2017 è un triste giorno per i Varesini. E’ in edicola per l’ultima volta La Provincia di Varese. Il direttore Francesco Caielli, la sua vice Federica Artina e l’editore Piero Galparoli non possono che confermare la notizia.

“La responsabilità della chiusura de La Provincia di Varese è solo mia”, dichiara Piero Galparoli su varesenews.it In tanti che hanno creduto in me e nel progetto editoriale da domani resteranno senza lavoro. Questo fardello rimarrà indelebile nel mio cuore. L’angoscia per aver deluso i lettori ed i miei ragazzi non potrà mai essere mitigata da niente e nessuno. Ho visto nei loro occhi, più che la preoccupazione, la disperazione per la fine de “LaProvincia”. Sono fermamente convinto che la mancanza di una seconda voce sul territorio si farà sentire. Il rimpianto non sarà solo nostro”.

Piero Galparoli aveva iniziato a collaborare al giornale come direttore generale e poi nell’ottobre del 2016 lo aveva rilevato diventandone l’editore unico. “Molti sicuramente godranno per la nostra chiusura ma molti di più ne sentiranno la mancanza”. 

L'editore amaramente commenta: “occupava stabilmente cinque redattori più il direttore. A loro si affiancavano alcuni collaboratori fissi con contratto co.co.co. e diversi a partita iva anche perché svolgevano altri lavori. Ho passato notti insonni pensando a loro e il mio maggiore impegno ora è cercare di trovare soluzioni per il loro lavoro. La mia esperienza però finisce qui e riconsegnerò la testata che era in affitto di ramo d’azienda alla precedente società editoriale”.

Caielli aggiunge il suo disappunto per come è finita l’impresa dopo dodici anni di attività e “Noi, intanto, ci proviamo: perché siamo cocciuti, perché ci crediamo, perché c’è ancora spazio per sognare. Stiamo lavorando a un progetto che tenga in vita questo meraviglioso patrimonio e continueremo a farlo finché ci sarà uno spiraglio di luce”.

Commosso è il saluto di Federica Artina che sottolinea però un piccolo aspetto positivo Ma se c’e una cosa bella nei capitoli che si chiudono è che lasciano sempre grandissimi insegnamenti. Nel bene e soprattutto nel male. Insegnano che le persone alla fine sanno riconoscere le cose fatte col cuore e senza interesse, anche se magari troppo tardi. Però le riconoscono. Perché quelle “cose” non mentono mai. Insegnano che pensare prima a non ferire gli altri e poi a difendere se stessi non paga. O meglio, non ti fa guadagnare niente. E allora, forse, dopo tutto questo dolore imparerai quanto meno ad arricchirti di pace e ad impoverirti di parole e gesti buttati al vento.

provincia
 

IL DISPIACERE DEI VARESINI

“La notizia della imminente chiusura de La Provincia di Varese mi provoca grande dispiacere, umano e professionale. Fa male pensare che alcuni bravi professionisti resteranno a piedi, così come sapere che una voce giornalistica si spegnerà” dichiara su www.varesepress.info Giuseppe Criseo, condividendo il pensiero di Matteo Inzaghi.

Triste anche  lo sfogo di Marco Colombo, vicepresidente di AIME Associazione Imprenditori Europei, che proprio a Varese ha la sua sede principale. “Chiude la Provincia e si sapeva, il Varese Calcio prova a non morire e si sapeva, l'head quarter di Whirlpool se n'è andato e si sapeva, i commercianti varesini si lamentano e si sapeva, i pochi giovani scappano e si sapeva, tante nostre aziende non passano di mano da una generazione all'altra, ma preferiscono chiudere e si sapeva.

E tutto il resto, si sapeva, quindi? Come tanti becchini, recitiamo il requiem o aspettiamo il "ricco" imprenditore di turno, che di tasca propria tiene in vita iniziative di importanza sociale, ma non avendo un business plan preciso e riscontrabile, non fa altro che prolungarne l'agonia, posticipandone soltanto il fine vita”.

Ma non è una caratteristica della personalità di Marco Colombo essere pessimista. Anzi, il contrario. Sentiamo come pensa si possa uscire da questa trappola.

“Imprendere significa rischiare, credere in progetti innovativi, ma poi c'è il riscontro con la realtà, il 99% delle start up falliscono entro un anno di vita. La soluzione a questa ecatombe ed a questo declino irreversibile può essere creare nuove forme di cooperazione in network tra mondo economico e professionisti all'altezza di guidare forme d'impresa innovative. Anche nell'ambito dell'editoria locale, se fanno leva sul senso di appartenenza ad una comunità? Forse si. Ma forse non c'è ancora la maturità di capire che non serve un Dott. o un Prof. per poter vincere delle sfide così ardue, ma uno spirito di sacrificio che va oltre i titoli, che sappia trasformare una classe manageriale in imprenditori di se stessi, come negli anni ‘60, quando bravi collaboratori e figure professionali preparate si sono trasformati in imprenditori, creando filiere, distretti e nuove forme di economia”.

Concludiamo con le parole di Federica Artina: "Domani arriverà lo stesso, domani ormai è qua. Questo è il mio saluto. A tutti voi, a tutti noi. Con un sorriso, nonostante tutto più forte del nodo alla gola. Il sorriso di chi si guarda indietro e non cambierebbe una virgola, il sorriso di chi guarda avanti e sa di poterlo fare a testa alta. È stato splendido, è stato splendido..."

 

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