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MOROCCO. Giulia Mozzini espone le sue foto a Torre Branca - Just Cavalli

Mercoledì 30 maggio 2018 Giulia Mozzini espone le immagini del suo progetto fotografico “Morocco” sulla Terrazza panoramica di Torre Branca, a 108 metri di altezza.

Chiediamo a lei le sue impressioni più immediate su questa esperienza.

IL VIAGGIO

“Prima del mio viaggio in Marocco, a Ottobre 2016” ci confida l’autrice “ho letto il libro -Le voci di Marrakech- di Elias Canetti. Mi ha colpito molto una frase, che cito: “Quando si viaggia si prende tutto come viene, lo sdegno rimane a casa. Si osserva, si ascolta, ci si entusiasma per le cose più atroci solo perché sono nuove. I buoni viaggiatori sono gente senza cuore”.

Ma sei partita con l’idea di realizzare un progetto che avevi già in mente?

“Mentre scattavo, sulla spiaggia di Essaouira e nei suq a Marrakech, non avevo in mente un progetto. Non mi figuravo una serie finita e completa degli scatti che avrei voluto. Ho scattato e basta, senza pensare, inseguendo quello che trovavo curioso o esteticamente interessante, che mi colpiva, lasciando che fossero l’ambiente e le persone a disporsi nei miei fotogrammi e a esprimere la propria anima”.

Quindi il tuo progetto si è formato a poco a poco, senza che tu lo prevedessi?

“Solo dopo mi sono accorta dell’estetica nuova che è emersa da questa ricerca inconscia: il Marocco, per come si presenta e come ce lo hanno sempre mostrato, è sole, polvere, contrasti cromatici forti, ombre profonde e luci abbaglianti. Qui è emerso un altro aspetto di questo Paese, attraverso una nuova rappresentazione: le ombre leggere, i colori pastellati, i contrasti appiattiti”.

Che cosa ti ha ispirato di più, o ti è sembrato diverso da quello che avresti pensato?

“Non esiste giusto, sbagliato, bianco o nero, ombra o luce. Esiste la coesione di tutto questo, una pasta di cui sono fatte tutte le cose, le persone, che è armonia ed equilibrio, che è gioia, bellezza. Il giudizio, come dice Canetti, rimane a casa. Se non lo avessi lasciato a casa, se non avessi appiattito e zittito le convinzioni e i preconcetti che provengono dal nostro contesto culturale, se avessi camminato per piazza Jemaa el Fna con la mia idea di Marocco in testa, che corrispondeva in tutto e per tutto allo stereotipo che è stato diffuso, non avrei mai realizzato questi scatti”.

In due parole, che messaggio ti ha trasmesso il Marocco?

“Alleggerire, semplificare, aprire. Essere liberi permette di cogliere ciò che non era ancora stato colto e portare alla luce ciò che non è mai stato raccontato. Marocco è ancora pace, Marocco è anche armonia”.

TORRE BRANCA - JUST CAVALLI
Via Camoens (Parco Sempione)
Milano  - MM Cadorna - Triennale

mozzini2

Giulia Mozzini, (classe 1995) nasce e cresce a Verona. Dopo aver conseguito il diploma al Liceo Classico nel 2014, frequenta il corso superiore professionale biennale all’Istituto Italiano di fotografia a Milano, dove si trasferisce. Si orienta verso la fotografia documentaria e frequenta il corso serale di reportage tenuto da Sara Munari, al termine del quale presenta i primi due lavori alla lettura portfolio del Festival della Fotografia Europea 2015: “Pulse” (esposto a Giugno 2016 al circolo Arci di Via Bellezza a Milano) e “Miniatures”,  lavoro sulle architettura del centro urbano di Milano.

Vince il concorso “Millebattute: Eco-viaggio”, con il progetto “Viridispes” nel Giugno 2016: il premio è un workshop di fotografia in Marocco durante il quale realizza la serie “Morocco”. Espone “Domus Amoena”, progetto volto a indagare l’estetica del paesaggio urbano, a cura di Erminio Annunzi,in una collettiva al Festival della Fotografia Europea nel Marzo 2016, presso Villa Pomini.

Dopo il diploma a Istituto, nell’Ottobre 2016, inizia un master di specializzazione in Fotografia documentaria e di reportage, tenuto da Alessandro Grassani, presso l’Accademia di Fotografia John Kaverdash. Da qui nasce “Gioventù liquida”, progetto sulla Generazione Y. Nell’Ottobre 2017 espone Viridispes presso lo spazio “Vetrine Meravigli”,in  Galleria Meravigli a Milano, in collaborazione con “Eyes Open Magazine” e “Il Giornale.”

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