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Inbound Marketing
Applicazioni addio, il Web è tutto delle Chat

Negli Usa il 66% dei possessori di uno smartphone non scarica più tool mentre l’uso delle piattaforme di messaggistica nel mondo cresce del 394%

Alla fine è successo quello che molti avevano immaginato. L’utilizzo dei sistemi di messaggistica hanno superato tutte le altre applicazioni presenti sul web. L’agenzia digitale di Los Angeles, Flurry, ha pubblicato di recente uno studio, sul periodo 2015-2016, che confronta l’uso della messaggistica con il resto delle applicazioni.

La notizia che ne esce è che, a livello globale, le piattaforme di messaggistica stanno soppiantando - almeno in parte -  i tool. Facebook MessengerWhatsApp e gli altri fanno segnare una crescita del 44%, togliendo il primo posto alle app di sport (43%) e finanza (30%). Il boom è tale che l’uso delle chat hanno superato ormai anche i loro Social Newtork di riferimento. Facebook, TwitterInstagram e Google+ sono state sorpassate, in termini di utenti attivi mensili, dalle 4 principali app di “instant messaging” (Whatsapp, Facebook Messenger, WeChat e Viber).

Secondo Flurry, la messaggistica proietta verso l’alto il tempo medio passato sugli smartphone cresciuto di 69 punti percentuali. Dallo scorporo di questo dato, ne esce fuori che l’universo delle chat è cresciuto del 394%. Un’enormità se si tiene presente che la crescita dei tool più usati, quelli dedicati al business, non supera i 43 punti percentuali.

Come mai? Le nostre abitudini sul web sono in costante mutamento e la chat sembra essere lo strumento che più di tutti riesce ad adattarsi a questi cambiamenti. L’anno scorso, secondo l’osservatorio digitale VentureBeat, le imprese presenti su Facebook con una propria pagina erano 60 milioni.1 milione, le italiane. Un trend con una crescita annuale costante che anche quest’anno si attesterà sul 33%.

Quella che manca, però, è l’adeguata gestione dello strumento. Le chat aziendali non vengono monitorate come dovrebbero, lasciando senza risposta il 60% degli utenti. L’automazione delle messaggerie istantanee sta diventando la soluzione al problema quando si parla dell’offerta di informazioni e servizi basici che non richiedano approfondimenti di problemi concreti (per i quali l’intervento umano resta indispensabile). Già da un paio di anni, piattaforme come Messenger, Viber e Telegram non si limitano più ad offrire il semplice servizio di chat. Immagini, hyperlink, bottoni e comandi hanno trasformato la messaggistica in un ecosistema multimediale con servizi e funzioni che permettono di compiere azioni che, fino a ieri, richiedevano la consultazione di più siti web.

Aggiungete a questi sistemi integrati un risponditore automatico capace di relazionarsi con l’utente ed otterrete un chatbot. Un’intelligenza artificiale programmata per rielaborare il linguaggio umano e utilizzarlo per accompagnare l’interlocutore tra i servizi che ha in memoria. Difficile non pensare che tra il sorpasso delle applicazioni da parte delle chat e la diffusione dei sistemi di messaggistica automatizzata non ci sia una stretta connessione. Il 2016, infatti, non è stato solo l’anno del sorpasso delle seconde rispetto alle prime ma anche l’anno dell’apertura di Mark Zuckerberg ai chatbot, permettendone l’installazione gratuita nella messaggistica delle pagine aziendali.

Una novità che ha  di fatto, aperto la strada alla diffusione su larga scala di questa tecnologia in Occidente. Fenomeno che aveva investito l’Asia già nel 2013 grazie a WeChat.Torniamo ai dati. Se da una parte aumenta l’uso delle chat, dall’altra, si riduce quello delle app. Il sito di web design Muz.li ci informa che tra il 2015 e il 2016 i tool usati quotidianamente dagli utenti vanno da 4 a  6 e soltanto il 8% ne usa più di 10. Negli Stati Uniti, secondo comScore, il 66% dei possessori di smartphone non scarica più nessuna nuova applicazione. Stiamo assistendo ad un vero e proprio cambiamento delle abitudini sul web. La chat che non è più vista esclusivamente come mezzo di comunicazione tra individui ma anche come strumento per la fruizione di servizi di customer care, marketing, e-commerce.

Anche la domanda relativa al dove e quando avere contatti con le aziende presenta novità importanti. Da un report realizzato da Ubisend nel 2016 sulla messaggistica mobile, emerge che il 50,6% degli utenti desidera una presenza online dei brand 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Il canale preferito resta la mailing list (54.2%), ma la chat le è poco distante con 45.8 punti percentuali. Anche il primato del telefono (50.6%) è insidiato dal marketing conversazionale che raggiunge il 49.4%. Insomma, c’è una migrazione in atto dell’utenza, dai mezzi tradizionali (e-mail e telefono) verso le moderne applicazioni di messaggistica istantanea. 

Un fenomeno che riguarda in prima persona il mondo produttivo e che deve essere affrontato con una seria pianificazione. Sia valutando i benefici che un chatbot porterebbe all’azienda e sia affidandosi a professionisti che conoscano il Machine Learning e il Natural Language Precessing, necessari per permettere al bot di comprendere e parlare la lingua dei destinatari del servizio aziendale. Clienti o utenti che siano.

 

per approfondire: Perché la tua azienda ha bisogno di un assistente virtuale 

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