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L'Italia s'è destRa
Asia Argento: corto circuito di una Sinistra che sceglie i paladini sbagliati

Il risvolto da film della vicenda di Asia Argento paladina del movimento #MeToo e principale accusatrice di Harvey Weinstein, ora finita nella bufera per aver risarcito con 380mila dollari l'attore Jimmy Bennett (che l'accusa di violenza sessuale su minore), è del tutto paradossale.

La Argento, divenuta icona della Sinistra (che fino a pochi minuti prima l'aveva sempre derisa tacciandola di essere una raccomandata e una pessima interprete sul grande schermo) dopo aver accusato di violenza sessuale il suo ex partner Harvey Weinstein, con la rivelazione del New York Times ha perso senz'altro credibilità quale simbolo delle vittime di abusi maschili. Il problema è che, al tempo stesso, con lei perde credibilità tutto il movimento #MeToo tanto che la collega Rose McGowan (anche lei grande accusatrice di Weinstein) si è subito premurata di prendere le distanze dall'omologa italiana.

Varie voci, quando scoppiò il caso Weinstein, si levarono trattando con scetticismo le accuse della Argento, prima fra tutte quella autorevolissima di Natalia Aspesi (non esattamente nota per essere una "fascista misogina"), ma la Sinistra perlopiù in blocco sposò la causa dell'attrice facendone una intoccabile paladina della lotta alla violenza sessuale sulle donne. Strideva un tantino vedere le foto della Argento abbracciata amorevolmente a Weinstein ai tempi della loro relazione e paragonarla alle donne comuni vittime di abusi sul lavoro, costrette a scegliere tra il posto di lavoro (magari un "semplice" incarico di cassiera al supermercato) e il licenziamento. Ma ovviamente non era possibile eccepire al riguardo, pena essere tacciati di ogni nefandezza possibile e immaginabile.

Un po' come nel caso di Daisy Osakue e delle uova, bollato dal Pd e dalla Sinistra come "brutale assalto razzista per il clima alimentato da Matteo Salvini", quando poi si scopriva che i lanci avevano già colpito altre vittime non di colore e che fra i colpevoli c'era il figlio di un consigliere comunale del Pd. Daisy era assurta a simbolo nazionale dell'emergenza razzista in Italia, mentre un giovane senegalese a Partinico veniva pestato a morte nell'indifferenza quasi generale del partito democratico, dei media e dei detrattori del governo giallo-verde. 

Nel tentativo di riprendere terreno in un momento di crisi profonda, la Sinistra italiana, e lo dimostrano i casi di Daisy e della Argento, si affretta a creare paladini che spesso si rivelano - anche loro malgrado, come la giovane atleta di colore - controproducenti per la causa che dovrebbero rappresentare e difendere.

Con gli sviluppi quasi tragicomici del caso Argento-Bennett, di questo passo la prossima volta non ci sarà da stupirsi che venga scelta Paris Hilton come paladina degli esodati e Gianluca Vacchi come paladino dei padri separati costretti a vivere in macchina.

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