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La Colonna infame
Alimenti e ambiente condizionano la salute umana

All’università di Bari c’è un medico internista che ha dedicato la sua giovane (44 anni) ma intensa vita di scienziato a studiare il metabolismo umano, quello che mangiamo, e a promuovere la sana alimentazione, convinto (studi alla mano) che i nutrienti e l’ambiente siano in grado di modificare il corredo genetico dell’uomo. Si tratta di Antonio Moschetta,  già ricercatore a Dallas, in Texas, nel Dipartimento di Alfred Gilman, premio Nobel per la medicina nel 1994. Il prof. Moschetta sostiene che gli alimenti, l’ambiente, il DNA e gli orari dei nostri pasti, siano in grado di condizionare lo stato di salute dell’essere umano.

Il giovane accademico ha un sogno nel cassetto: realizzare un tipo di medicina che sia in grado di intercettare i malati che non sanno ancora di esserlo per prevenire le patologie ed arrivare prima e meglio alla cura. Velleitario? Una cosa è certa, la sua determinazione a svuotare gli ospedali! 

antonio moschetta
 

Ma torniamo agli studi da lui condotti nel Dipartimento di medicina interna dell’università di Bari. Le ricerche sono in grado di dimostrare che l’ambiente gioca un ruolo importante nell’insorgenza di malattie  come l’obesità, le neoplasie, le patologie cardiovascolari.

Come? Negli organismi umani si accendono interruttori (o recettori nucleari) ritenuti responsabili dell’espressione genica, i quali consentono ad alcuni nutrienti (grassi, zuccheri, vitamine) di entrare nelle cellule e di indurre o inibire – a seconda dei casi - i geni in base al ritmo circadiano (basti pensare al lavoro notturno rispetto a quello giornaliero) e alla regolarità sonno/veglia. Tutto questo è alla base della genesi di una serie di malattie.

 

uniba
 

L’analisi dei pazienti sotto osservazione ha rilevato che un piatto di spaghetti mangiato da due differenti soggetti si trasforma in un quantitativo di energia non proprio identico tra i due, e quello stesso piatto sviluppa un quantitativo di energia differente se mangiato alle 8, alle 12 o a mezzanotte dallo stesso soggetto.

Cosa significa tutto questo? In medicina non si può generalizzare perchè ogni persona è diversa dall’altra, anche i fattori di rischio sono soggettivi. Infatti, ci sono persone che sviluppano una neoplasia consumando 50 grammi di carne lavorata al giorno e chi - superando di molto questa soglia – non si ammala.

Perché? Ciascuno ha una personale suscettibilità. Recenti studi di nutrigenomica hanno dimostrato che l’orario in cui si ingeriscono sostanze dannose per l’organismo può essere determinante. In alcuni momenti, il DNA può essere pronto a riceverle e a reagire avviando un processo di autoriparazione, in altri - non riuscendo a identificare la minaccia - subisce l’invasione che può promuovere la proliferazione cellulare che, se incontrollata, favorisce la malattia tumorale. 

Come influisce sulla crescita di un tumore l’energia sviluppata dall’attività metabolica dei nutrienti?

Osserviamo tumori - al microscopio - aventi medesima visibilità e mutazione genetica, che – talune volte - crescono lentamente, altre, velocemente.

Perche? I nostri studi hanno dimostrato il ruolo diretto dell’energia proveniente dall’accumulo di grasso viscerale che innesca una serie di processi infiammatori cronici, funge da microspia che alimenta il tumore e lo fa crescere in maniera più o meno rapida. Nel corso degli anni, abbiamo dimostrato quanto sia rilevante, nell’insorgenza del tumore del fegato, il tessuto intestinale e la funzione del microbiota (flora intestinale), oppure come un polipo intestinale può mutare in tumore solido se si modificano stili di vita e alimentazione.

In questo periodo, la nostra attenzione è orientata verso lo studio di alcune cultivar di olio extra vergine d’oliva.  Stiamo cercando di comprendere come un alimento - pur proveniente dalla stessa pianta - sia in grado di accendere i geni in maniera diversa in base al principio della specificità.

Cosa significa? Basta cambiare cultivar e i geni che si accendono diventano specifici per quella tipologia di olio. Cioè adattati. Perciò un soggetto obeso - pur assumendo lo stesso nutriente - può attivare soltanto 1/5 dei geni perché il suo DNA è impegnato a rispondere a fenomeni infiammatori o di iperglicemia diffusi nel suo organismo.

Qual è il futuro? Individuare le persone che non sanno di essere malate e arrivare in tempo per riportarli in una fascia di rischio inferiore. Ma anche personalizzare gli stili di vita, prescrivere una terapia non solo farmacologica ma anche nutrizionale, far comprendere l’importanza dell’esercizio fisico da fare nei momenti giusti perchè sbagliarlo può peggiorare la qualità del metabolismo. Questo modus vivendi – sono convinto - può prevenire le malattie.

Antonio Moschetta: professore ordinario di Medicina interna, presidente del corso di laurea di Medicina e Chirurgia, direttore della scuola di specializzazione in Medicina Interna dell’università di Bari.

(segreteria@mariellacolonna.com)

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