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La Colonna infame
Grozny, c’è un legame tra wahhabismo e terrorismo islamico
Barak Obama e Abdul Latif bin Rashid Al Zayani, segretario generale Consiglio cooperazione Golfo

In Italia non se ne parla, e non mi stupisce affatto! Mi riferisco a ciò che è accaduto di recente in Cecenia, a Grozny,  durante un congresso che ha radunato circa 200 dignitari religiosi islamici, dottori coranici e pensatori islamici da Egitto, Siria, Giordania, Sudan, Europa, che porterà importanti notizie sull’Islam.

I tempi sono maturi per ‘un cambiamento radicale che ristabilisca il vero senso del sunnismo’ hanno detto: il grande imam di Al-Azhar, Ahmed al-Tayeb, il gran Mufti d’Egitto, Cheikh Chawki Allam, il consigliere del presidente egiziano e rappresentante del Comitato religioso al parlamento del Cairo, Cheikh Oussama al Zahri, il gran Mufti di Damasco, Abdel Fattah al Bezm, il predicatore yemenita Ali al Jafri, il pensatore Adnan Ibrahim, e molti altri. Costoro si sono riuniti per definire l’identità ‘della comunità sunnita’ per contrastare la crescita del terrorismo takfirista-wahhabita che pretende di rappresentare l’islam e affermarsi come il rappresentante legittimo del sunnismo, praticato – quest’ultimo - da circa il 90 percento dei musulmani nel mondo. 

sunniti vs shia
 

Durante il summit sono state fatte alcune importanti precisazioni. Si è infatti puntualizzato che ‘le genti che appartengono alla comunità sunnita sono gli Ashariti e i Maatiriditi per la dottrina e le quattro scuole della giurisprudenza sunnita, e i Sufi per il livello di conoscenza e la morale dell’etica’. Da questa lista è evidente una esclusione, il wahhabismo, la dottrina fondante dell’islam praticato in Arabia saudita e finanziata da Riyadh in molte parti del mondo. Esso è la scuola di pensiero più ortodossa e tradizionalista dell’islam ed è considerato una alterazione dell’islam che porta all’estremismo e al terrorismo. Fatta questa distinzione, l’esigenza attuale è di ristabilire il vero senso del sunnismo che ‘ha subìto una pericolosa deformazione in seguito agli sforzi degli estremisti di svuotare il suo senso per impossessarsene e ridurlo alla loro percezione’.

Una posizione anti wahhabita così esplicita è nuova. Non è nuova l’esigenza di una riforma dell’islam che escluda le interpretazioni fondamentaliste, i ‘concetti falsi e ambigui’ oltre che violenti, come – tra l’altro - auspicato lo scorso anno alla Mecca dal grande imam, Al Azhar.

Come contrastarlo?

Le indicazioni emerse a Grozny sono diverse. In primis è stato proposto di creare una catena televisiva in Russia (in contrasto con Al Jazeera) per diffondere un messaggio veritiero dell’islam che contrasti l’estremismo e il terrorismo. Istituire un centro scientifico in Cecenia che controlli i gruppi estremisti ed argini la diffusione del loro pensiero. Ritornare alle scuole della grande conoscenza (es: l’egiziana Al Azhar, Qarawiyinne e Zaytouna in Tunisia, l’Istituto per imam ‘Mohammed VI’ di  Rabat) escludere le istituzioni religiose saudite, in particolare l’università islamica di Medina, assegnare borse di studio per studiare la sharia cercando in contrapposizione ai finanziamenti che l’Arabia saudita eroga in tal senso.

Perché a Grozny?

Abdel Fattah al Sisi e Vladimir Putin al CairoAbdel Fattah al Sisi e Vladimir Putin
 

Il significato è più politico che religioso e sta nella strategia del russo Vladimir Putin, il quale - alleato con il presidente egiziano Fattah al-Sissi - ha deciso, con questa mossa, di assumere la leadership di contrasto al wahhabismo, e quindi ad Arabia Saudita e Qatar.

Insomma, a Grozny è emerso il legame tra wahhabismo e terrorismo islamico. Pare che la maggior parte delle organizzazioni jihadiste e terroriste sunnite (esclusa la sciita Hezbollah) siano nate dall’alveo del wahhabismo passando – in alcuni casi - dalla militanza dentro la Fratellanza Musulmana che non è ufficialmente wahhabita ma che dal wahhabismo è influenzata.

In Arabia saudita, dopo Grozny, ci si organizza per il contrattacco nel timore che questo sia il primo passo per ‘mettere al rogo’ il Paese e i suoi imam.

 

Quali conseguenze in Italia?

L’Ucoii (Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia) ed il Caim (Coordinamento associazioni islamiche di Milano) – scrive Carlo Panella di Libero Quotidiano - non possono essere definiti wahhabiti, ma hanno sempre avuto un forte punto di riferimento nel wahhabismo saudita. Sopratutto l’Ucoii ha ricevuto - alla luce di Grozny - un pubblico e scabroso finanziamento di 25milioni da una charity wahhabita del Qatar. Ciononostante e incredibilmente, Ucoii e Caim sono considerate - dal Viminale - affidabili interlocutori. E non solo.

hillary trump cnn
 

Tutto ciò è passato in sordina in Italia per i noti rapporti che legano il nostro Paese agli States in simpatia con le monarchie saudite. Ne è dimostrazione la dichiarazione del principe Mohammed bin Salman inizialmente riportata dall'agenzia di stampa giordana Petra News e successivamente cancellata a causa del notevole imbarazzo creato negli Usa. Il monarca saudita ha dichiarato – scrive Sputnik Italia - che ‘l'Arabia Saudita ha quasi sempre sponsorizzato sia i partiti repubblicani sia quelli democratici e il regno ha sempre fornito con pieno entusiasmo il 20percento del costo della campagna di Hillary Clinton nelle elezioni presidenziali’. Di segno contrario pare essere la politica estera del repubblicano Donald Trump, il quale ha dimostrato apertura nei confronti della Russia, tant’è che lo stesso Putin lo ha elogiato definendolo  un ‘uomo in gamba’ e dicendo di aver ‘accolto con grande piacere’ l’idea di ristabilire piene relazioni tra Russia e Stati Uniti.

Le prossime elezioni americane saranno l’ago della bilancia per (ri)stabilire vecchi o nuovi equilibri che si delineeranno, invertendo o mutando le dinamiche mondiali.  Sebbene ‘gli americani sono attendisti – ha dichiarato a Limes qualche tempo fa Gehad Al-Haddad, leader dei Fratelli musulmani, braccio destro di Khairat Al-Shater - perché mirano solo alla difesa dei loro interessi. L’ipocrisia delle autorità americane mi porta a dire che non stanno sostenendo la democrazia in Medio Oriente’.        

(segreteria@mariellacolonna.com)

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