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La Colonna infame
L’inutilità dell’accordo tra Italia e Libia

Forse il premier Paolo Gentiloni ha scelto l’interlocutore sbagliato quando con il presidente libico, Fayez al Serraj, ha siglato un’intesa che contrasti l'immigrazione illegale, il traffico di esseri umani, il contrabbando. È sbagliato per una serie di ragioni. Primo: al Serraj vive in Tunisia (la ritiene più sicura, ndr) e raggiunge la Libia via mare dove alloggia nella base navale di Abu Sitta (a qualche chilometro dal centro di Tripoli). Secondo: la Libia è divisa in tre parti: la Cirenaica con capitale attuale Tobruk (Bengasi è in secondo piano) ha un capo incontrastato, il generale Khalifa Haftar. La Tripolitania con capitale Tripoli ammette al Serraj ma è divisa in due: una parte riconosce al Serraj che non ha territorio ma riceve l’appoggio internazionale e Tripoli che è nelle mani di Khalifa Ghwell sostenuto dalla componente della Fratellanza Musulmana che è a sua volta sostenuto da Turchia e Qatar. La zona del Fezzan è una terra pari al doppio dell’Italia come estensione e conta circa 400mila abitanti sparsi nel deserto divisi in due tribù nomadi, i Tuareg e i Tebu: i primi sono alleati di al Serraj, i secondi appoggiano Haftar.

I tre Stati nello Stato libico hanno alleanze tra le più disparate: Haftar è alleato con l’Egitto, la Federazione russa e la Francia. La Tripolitania con al Serraj a capo di un pseudo governo venuto fuori dopo una concertazione  internazionale Onu è più occidentale che altro. Eppoi ci sono le fazioni sciite e sunnite tenute a bada dall’Arabia saudita che lavora per l’espansione del wahhabismo, la dottrina fondante dell’islam praticato in Arabia saudita e finanziata da Riyadh in molte parti del mondo. Il wahhabismo è la scuola di pensiero più ortodossa e tradizionalista dell’islam ed è considerato una sua alterazione che porta all’estremismo e al terrorismo. Questa distinzione è stata fatta durante il recente summit di Grozny,  in Cecenia, durante un congresso che ha radunato circa 200 dignitari religiosi e pensatori islamici, dottori coranici, provenienti da Egitto, Siria, Giordania, Sudan, Europa. 

Tornando ai fatti di casa nostra occorre far sapere a Paolo Gentiloni che  per raggiungere gli obiettivi prefissati dal memorandum siglato di recente servirebbe incontrare Vladimir Putin, i monarchi arabi, Hafiz al-Assad  e Abd al-Fattah al-Sisi, e molto probabilmente con loro giungere ad un accordo. Viceversa continueremo ad essere considerati ahimè terra di sbarco e di transito.

(segreteria@mariellacolonna.com)

Tags:
accordo italia libiapaolo gentilonifayez al serraj

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