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La Colonna infame
Il segreto della mafia nigeriana? La povertà

Povertà vera e criminalità. Un binomio indissolubile, proprio perché la seconda vive sulla prima e senza la prima la criminalità non avrebbe possibilità di esistere’. Lo spiega ad AFFARI l’antropologo della mente, Alessandro Bertirotti, commentando il tema della criminalità nigeriana ed il suo radicamento nella società italiana. ‘I ricchi delle mafie hanno tutto l’interesse a mantenere i già poveri nella povertà. Non usciremo mai da questo circolo vizioso perché è antico come la storia dell’Uomo’.

Quale soluzione?

Dobbiamo attendere che l’evoluzione selezioni qualche cosa di meglio. Certo, con il tipo di umanità oggi presente, ho qualche dubbio che questo possa accadere in tempi ravvicinati. Come l’evoluzione stessa insegna, in qualsiasi sua espressione, occorrono anni, secoli, forse millenni, prima che si selezionino comportamenti migliorativi e possano così sedimentarsi nella ripetizione vantaggiosa.

Quali le dinamiche alla base di questi comportamenti?  

I vantaggi economici possono sostituire altri vantaggi economici. Almeno fino a quando la nostra economia continuerà a basarsi sul denaro. Su questa dannata e meravigliosa merce di scambio, dotata del più ampio, generale ed universale, potere simbolico. Con la disponibilità di soldi possiamo immaginare qualsiasi futuro anche quello impossibile. Anzi, dal punto di vista antropologico/mentale, direi che i soldi rappresentano quasi sostanzialmente l’immaginario improbabile, specialmente per i poveri, gli sfruttati e i derelitti.

alessandro bertirottiProf. Alessandro Bertirotti
 

È su questo humus che nasce l’Ascia nera (gli affiliati se parlano vengono decapitati con un’ascia nera), organizzazione criminale al cui apice decisionale troviamo una donna, una ex prostituta, che aggrega con un rituale di ingresso che renda tale adesione come qualcosa di esclusivo, importante e persino elitario.

Non deve stupire che siano donne alcuni capi delle famiglie criminali. Ciò accade anche da noi, in Italia e in Europa. A volte, la donna è nella nostra società ai margini, latente, altre volte al centro ed emergente con tutte le caratteristiche comportamentali che i rispettivi ruoli richiedono.

In una società maschilista, la donna si mascolinizza per avere un ruolo?

Certo, sono caratteristiche che il sistema della cultura occidentale ha costruito sulla figura maschile, e dunque la dimensione femminile di questi ruoli è in realtà un simulacro del maschile, una emulazione nella quale tutto è esasperato. Nella fattispecie dell’Ascia nera, la femmina-capo è oggetto di una venerazione quasi sacerdotale, proprio per conferirle quel potere che si addice ad una vera e propria setta para-religiosa, grazie alla quale ci si sente membri di un gruppo rispetto all’emarginazione reale.

Il fatto importante, specialmente dal punto di vista antropologico, è che questi individui sono portatori di ritualità di magia nera che continua ad essere praticata al di fuori della terra di origine. Bamboline, sangue, mappe di Milano e di zone della Nigeria: strumenti per la pratica di queste usanze. Insomma, aspetti culturali che nulla hanno a che vedere con lo sviluppo culturale e cognitivo di un sano occidente, sebbene in alcune zone della nostra stessa Italia esistono pratiche magiche di questo tipo. Certo, rispetto ad una immigrazione utile per lo sviluppo della nazione, questa è solo emarginazione, ignoranza, criminalità con forti implicazioni sociali di cui vedremo i nefasti risultati molto presto.

Tutte le cose, sia buone sia cattive, iniziano facendo appello alla sensibilità umana, a quel sentimento di pietas che caratterizza la nostra formazione religiosa, cristiana e cattolica. Il nostro concetto di caritas, ossia di amore incondizionato verso chiunque e per qualsiasi motivo, è profondamente radicato nella nostra individualità, nella nostra mentalità, anche quando crediamo di essere lontani dal messaggio evangelico. È qualche cosa che respiriamo, con la quale cresciamo e che inconsapevolmente assimiliamo, giorno dopo giorno. Si tratta di un altruismo che, antropologicamente, porta benessere all’altro e malessere a colui che lo esercita.

Cosa fare?

In questo specifico caso, occorrerebbe l’intervento delle istituzioni per interrompere la schiavitù alla quale i nigeriani reclutati dall’Ascia nera sono inderogabilmente legati. L’unica cosa che adesso possiamo fare è convincere il maggior numero possibile di persone di non cadere nella trappola, sperando che l’Italia - soprattutto a livello politico – cambi rotta con politiche dell’immigrazione più ragionate.

(segreteria@mariellacolonna.com)

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    mafia nigerianaalessandro bertirottiantropologia della mente

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