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La Colonna infame
Oncologo di Bari salva un migrante e lo adotta. La storia è un film

Il clandestino che diventa protagonista di una storia (e poi di un film) che tocca il cuore e le menti di coloro che vanno al di là dei limiti razziali si chiama Dabo  Mohamed Lamine e proviene dalla Guinea. La sua storia racconta di un ragazzo che ama la vita e la difende lottando anche contro la malattia. E vince. Ma prim’ancora di vincere, Dabo affronta situazioni al limite dell’umana comprensione come il periglioso viaggio che attraverso il Niger e la Libia lo porta fino in Italia su uno di quei barconi della speranza che da qualche anno affollano il Mediterraneo, perché avverso - insieme alla sua famiglia - all’attuale politica del suo Paese di origine.

Arrivato in Sicilia è finito prima in un Centro di accoglienza di Messina e poi è stato trasferito al Cara di Bari. La tosse che lo tormentava ha suscitato l’attenzione dei medici facendo presagire una tubercolosi. Ma una broncoscopia ha rivelato che si trattava di neoplasia polmonare. Da quel momento in poi, Dabo ha subìto una mutazione. Da clandestino si è trasformato in un ragazzo bisognoso di cure mediche che prontamente ha ricevuto nell’Unità toracica dell’Istituto oncologico di Bari. Qui la diagnosi è stata clemente. Ha infatti individuato una tipologia di malattia curabile con una terapia mirata secondo protocolli noti. Fortunatamente.

L’aspetto clinico di Dabo è migliorato dopo qualche giorno dall’inizio della cura. Non abbiamo somministrato la chemioterapia, ma una pillola molto costosa che interviene sulla proliferazione metastatica, spegnendola’ – racconta il dr. Domenico Galetta, l’oncologo polmonare responsabile dell’Unità medica che lo ha curato. ‘Abbiamo gridato al miracolo – aggiunge - quando abbiamo verificato che la risposta alla cura era più che positiva oltre ogni nostra aspettativa’.

Dopo circa due mesi di degenza, non potendo più far ritorno nel Centro di accoglienza in veste di paziente, Dabo – grazie alla sinergia messa in campo dalla Asl di Bari ed i Servizi sociali del Comune di Bari con lo SPRAR, il progetto di accoglienza integrata rivolto agli stranieri presenti sul territorio pugliese che imparano la lingua italiana ed un’attività da esercitare – è stato accolto in una struttura di Bitonto.

Nel giro di pochissimo tempo, una nuova esistenza si è delineata davanti ai suoi occhi.  Già laureato nel suo Paese in Scienze Politiche con il sogno di fare il diplomatico, Dabo è riuscito a farsi riconoscere il titolo di studio in Italia e si è iscritto alla specializzazione in Relazioni internazionali. Oggi – grazie all’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni – Dabo lavora a Cefalù come mediatore culturale, ma rimane domiciliato a casa del dr. Galetta che alla fine, o meglio sin dall’inizio, lo ha adottato. 

una scena del docufilm

Questa vicenda è diventata un docufilm dal titolo Apolide scritto da Alessandro Zizzo e interpretato da Paolo de Vita e Alassane Sadiakhu. Il cortometraggio, oltre a narrare i viaggi di Dabo (nel Mediterraneo e nella malattia), è soprattutto la storia di sentimenti che travalicano le convenzioni sociali, l’asfissiante burocrazia, e ci lega all’Altro nelle fertili terre dei prìncipi umanitari, luoghi che appartengono alle civiltà di ogni tempo.

(segreteria@mariellacolonna.com)

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