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La Colonna infame
Sulle tracce del Fipronil, l’insetticida che contamima le uova di mezza Europa

Un altro scandalo alimentare c’ha tolto il sonno, pagine e pagine di giornali dedicate al Fipronil, insetticida dichiarato dannoso per la salute umana, non in uso perché vietato dalle norme comunitarie negli allevamenti degli animali da reddito, giunto  sulle tavole del consumatore. Come è potuto accadere? AFFARI lo ha chiesto a Marilia Tantillo, una laurea in Farmacia ed una cattedra alla facoltà di Veterinaria dell’università di Bari dove insegna Sicurezza degli alimenti, la quale spiega che ‘per prassi nessun organo di controllo ufficiale provvede a ricercare una sostanza  vietata nella filiera produttiva di qualsiasi alimento, fatta eccezione  per alcune sostanze anabolizzanti. Gli organi di controllo ufficiali (Istituto Superiore di Sanità, Istituti Zooprofilattici, Carabinieri del NAS) generalmente pongono l’attenzione sui principi attivi, additivi e farmaci consentiti nelle produzioni primarie e secondarie,  per verificarne  il corretto utilizzo e che non  si superino  i  limiti di legge. Ma di Fipronil manco a parlarne!’.

In Italia esiste il Piano nazionale per la ricerca dei residui (PNR). Quali le finalità?

Il PNR sancisce il controllo dell’allevamento degli animali e di prima trasformazione dei relativi prodotti per svelare i casi di somministrazione illecita di sostanze vietate e quelli di somministrazione abusiva di sostanze autorizzate. Oltre alla verifica della conformità dei residui di medicinali veterinari, antiparassitari, agenti contaminanti per l’ambiente con i limiti massimi di residui o tenori massimi fissati dalle normative comunitarie e nazionali. L’attività del PNR è programmata annualmente dal Ministero della salute/Direzione generale per l’igiene e lasicurezza degli alimenti e la nutrizione, e collabora con Regioni e Province autonome, laboratori nazionali di riferimento ed istituti zooprofilattici sperimentali. Il campionamento capillare sul territorio viene eseguito dal servizio veterinario delle Asl, mentre le analisi solitamente sono svolte dagli istituti zooprofilattici territorialmente competenti.

 

marilia tantilloProf.ssa Marilia Tantillo
 

Il PNR prevede il controllo del Fipronil?

Il controllo del Fipronil nelle uova non è contemplato – ahimè - dal PNR, pertanto mi auguro che nella prossima programmazione la molecola venga inserita tra quelle da ricercare. Ho sempre creduto, e rimarcato durante la formazione accademica dei medici veterinari, che l’applicazione mirata e non formale del PNR consenta di acquisire una serie di informazioni che rientrino  nell’attività di farmacosorveglianza veterinaria finalizzata a raggiungere - con maggiore attendibilità - la sicurezza alimentare.

Con il PNR si raggiunge l’obiettivo?

Per una maggiore elasticità di applicazione delle norme orientate a raggiungere i risultati che il PNR non sempre consente di raggiungere, auspicherei una maggiore attuazione del cosiddetto Piano regionale (extra PNR), ovviamente  in sinergia con le realtà produttive (allevamenti, macelli) presenti sul territorio di riferimento.

Come è saltato fuori il Fipronil nelle uova? Soffiata? Attività di intelligence svolta dai NAS?

Credo molto più semplicemente che - durante un controllo routinario sulle uova – un attento e coscienzioso analista abbia notato qualcosa di anomalo nei risultati ed abbia approfondito le indagini per dare un nome alla sostanza ‘ignota’ presente. E, considerato il massiccio sequestro di intere partite di uova in Italia e in altri Paesi europei, mi sembra che l’uso dell’insetticida  non sia purtroppo circoscritto a pochi e piccoli allevamenti.

Quali sono i controlli routinari negli allevamenti? Chi deve eseguirli?

L’attività di farmacosorveglianza veterinaria è orientata al controllo della produzione, distribuzione ed impiego dei medicinali veterinari, delle premiscele medicate destinate agli alimenti zootecnici contenenti sostanze farmacologiche e  degli antiparassitari. Essa compete al Dipartimento di prevenzione/servizio veterinario - Area C – Igiene degli Allevamenti e delle produzioni zootecniche, controllo sugli allevamenti di bestiame della Asl.

Il principio attivo del Fipronilsi si trova nei prodotti antiparassitari per gli animali da compagnia perciò non può essere utilizzato in Europa negli allevamenti degli animali da reddito. Come è arrivato negli allevamenti italiani ed europei?

Esiste il mercato nero degli antibiotici, antiparassitari, estrogeni, additivi, proposti agli allevatori da faccendieri senza scrupoli che li attraggono con il basso costo, spacciandoli per ‘miracolosi’ in quanto promettono soluzioni immediate per i vari problemi sanitari che si riscontrano negli allevamenti, soprattutto se intensivi. Inoltre, è possibile acquistare online sostanze/farmaci non in vendita in Italia o non registrati dal Ministero della salute raggirando la normativa che prevede una serie di rigorosi adempimenti da parte dell’allevatore.

Il consumatore come può tutelarsi?

Verificando che le confezioni di uova acquistate riportino la dicitura ‘Fipronilfree’ come disposto dall’Associazione nazionale allevatori e produttori avicunicoli (Assoavi) sperando che ciò consenta  di arginare le perdite economiche già registrate nel settore. Per quanto riguarda i prodotti alimentari derivati o che hanno come ingrediente le uova o gli ovoprodotti, la problematica è molto più complessa e mi riesce difficile dare consigli per l’acquisto consapevole.

Le quantità di pesticida Fipronil riscontrato nelle uova può provocare danno alla salute umana?

Sappiamo che i livelli di Fipronil rinvenuti in un uovo sono bassi e lontani dal limite tossicologico. Ma c’è da chiedersi: un consumatore - in un giorno o in una settimana - quanti alimenti contenenti uova (frittata, dolci, creme, salse, pasta all’uovo) ingerisce? Insomma, dire che la quantità di Fipronil in un uovo è insignificante e non può nuocere alla salute del consumatore, sarebbe come ‘manipolare’ il dato tossicologico.

Pur comprendendo che il residuo zero negli alimenti sia difficile da raggiungere, cosa occorre fare?

Il fattore ‘accumulo’ delle sostanze aggiunte volontariamente o pervenute accidentalmente negli alimenti, gioca un ruolo molto importante sulla salute. Non basta quindi stabilire per ciascun alimento il limite tossicologico della sostanza  estranea alla composizione dell’alimento  stesso (additivo, contaminante), ma iniziare a valutare  la complessità e la variabilità  della dieta giornaliera  del cittadino e soprattutto dei bambini e degli adolescenti in funzione di quanta sostanza tossica  l’organismo sia in grado di metabolizzare  senza arrecare evidenti danni a organi e tessuti.

(segreteria@mariellacolonna.com)

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