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La Colonna infame
Una vita da scienziata, la mostra fotografica che racconta le donne d'Italia

Il nome è ‘Una vita da scienziata’. I contenuti sono fotografie di donne italiane esperte di scienza, tecnologia, ingegneria, matematica, economia e finanza. L’obiettivo del progetto è il superamento dei pregiudizi sulla pratica scientifica di genere che nel 2019 è - nell’82% dei casi - ancora appannaggio degli uomini  (fonte Global Media Monitoring Project 2015).   

copertina una vita da scienziata
 

Cos’è ‘Una vita da scienziata’? E’ una mostra fotografica realizzata da Gerald Bruneau ed organizzata dalla Fondazione Bracco, con l’intento di dare un volto a professioniste dei settori più disparati


 

della vita economica del Paese.

Il progetto attinge alla banca dati di 100 esperte contro gli stereotipi creato dall’Osservatorio di Pavia e dall’associazione Gi.U.Li.A (Giornaliste Unite Libere Autonome) con il supporto della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, che comprende oltre 100 nomi di professioniste, le quali, grazie alla creatività del fotografo francese Bruneau, in maniera scanzonata, si sono fatte ritrarre nei loro luoghi di lavoro, circondate dagli oggetti più utilizzati per la quotidiana pratica professionale. 


 

fondazione bracco
 

È il caso di Luisa Torsi, ordinaria di chimica all’università di Bari e docente alla Åbo Akademi University,  in Finlandia, balzata agli onori della comunità scientifica internazionale per gli studi pionieristici sui sensori chimici, passata poi a studiare quelli biologici con il progetto FlexSmell con il quale è nata la macchina degli odori in grado di realizzare biosensori capaci di decodificare  gli odori con una precisione pari a quella del naso umano. La Torsi vanta di aver meritato un prestigioso premio per le scienze analitiche, l’Heinrich Emanuel  Merck.

Gerald Bruneau e Luisa TorsiGerald Bruneau e Luisa Torsi
 

Chi ha scelto l’ambientazione della fotografia?

A Gerald Bruneau piace fotografare i soggetti negli ambienti nei quali abitualmente lavorano, nel mio caso, in un laboratorio di chimica. Trovandomi a Roma ho contattato il prof. Aldo Laganà, direttore del Dipartimento di chimica dell’Università La Sapienza, che prontamente ha messo a disposizione gli ambienti universitari che ospitano il museo della chimica, che a Bruneau è sembrato perfetto. Un distillatore industriale dismesso ha fatto da sfondo, sul tavolinetto sono stati sistemati coloranti per tessuti e lane residui di una collaborazione tra un’industria tessile e i docenti del Dipartimento di chimica de La Sapienza. Alla scenografia così allestita occorreva aggiungere la protagonista. Me, naturalmente. Come? Con quale posa? Avevo studiato l’arte di Bruneau e notato che molto spesso ricorre all’associazione viso-mani. Ho assunto la posa ritratta ed il gioco si è realizzato con grande divertimento e ironia.      

Cosa l’ha spinta ad aderire al progetto?

Il mondo della scienza al femminile non sempre trova la giusta e meritata collocazione in àmbito istituzionale. In una società in cui l’immagine è più importante della sostanza, in questo caso ho scelto la prima perché mi veniva offerta dalla Fondazione Bracco per veicolare il messaggio che intende smantellare il pregiudizio secondo cui le donne sono meno adatte degli uomini in determinati àmbiti professionali. 

(segreteria@mariellacolonna.com)

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