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Lo sguardo libero
Caro Saviano, Cristo cambiò il mondo vivendo in povertà

La polemica tra il ministro dell’Interno Matteo Salvini e lo scrittore Roberto Saviano, autore del best seller Gomorra, nata dal fatto che il leader leghista ha dichiarato di voler incaricare le istituzioni responsabili di verificare se lo scrittore, che vive sotto scorta dall’ottobre del 2006 a causa delle minacce di morte del clan camorristico dei Casalesi oggetto delle sue inchieste, abbia diritto alla scorta, tralascia aspetti spinosi, come quanto la condizione di Saviano determini la sua ricchezza.

E’ ciò che probabilmente pensa il ministro dell’Interno quando dice: “C’è chi combatte la mafia chiacchierando e guadagnando un sacco di soldi e chi sul campo”. Al che lo scrittore, che definisce Salvini capo di un partito di ladri (“Quasi 50 milioni di euro di rimborsi elettorali rubati”), replica in un video: “E secondo te, Salvini, io sono felice di vivere così da 11 anni. (…) E quindi credi che io possa avere paura di te? Buffone”.

Gli scortati in Italia sono 560 e gli addetti della tutela sono oltre 2000: troppi. È quindi naturale e giusto che periodicamente si faccia una verifica (spending review). Obiettivo: non sottrarre forze dell’ordine dalla strada e fare risparmiare lo Stato: del resto i soldi per le scorte sono dei contribuenti (anche di quelli che impiegano due ore per recarsi sul luogo di lavoro e due per tornare).

Nino Di Matteo, presidente dell’Anm di Palermo, sotto scorta del 1993, sostiene: “la Mafia non dimentica”. Il punto è quindi: è possibile quantificare quella specifica minaccia mafiosa arrivata da quel determinato clan, come si è evoluta nel corso degli anni e se ancora necessaria? Come in tutte le aziende dove si verifica la correttezza delle spese, ci saranno delle tecniche per stabilire l’opportunità di una scorta.

Molti storcono il naso sui guadagni di Saviano. Questi è diventato scrittore e opinionista sulla carta stampa stampata e in tv. Oggetto della sua attività rimane sostanzialmente lo stesso tema (niente di male se è vero che i grandi giornalisti scrivono sempre lo stesso articolo). La premessa è che ciò che fa Saviano, che ha massimi stima e rispetto, è totalmente nell’ambito della legge. Tuttavia alcuni pentiti di mafia sono scomparsi dalla scena e si sono rifatti la loro vita felice in pieno anonimato (la felicità non è connessa alla fama).  Ancora: la lotta alla Camorra è migliorata grazie alla attività di Saviano? Forse sì (ma attenzione agli effetti paradossali: la serie televisiva Gomorra, supervisionata da Saviano, spinge alcuni giovani a tifare per i criminali, un po’ come succede nei film sulla mafia americana di Martin Scorsese).

Perfetto sarebbe se Saviano creasse coi suoi soldi e promuovesse centri sul territorio della Camorra che assistano i giovani, le famiglia delle vittime, diano lavoro alle persone. Infine non si dimentichi che si può cambiare il mondo scegliendo la povertà, come fece Cristo (dimostrando che la vera fama è quella postuma).

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