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Lo sguardo libero
Conte, intervista al Corsera tra populismo, sorpresa e ovvietà

L’intervista sul Corriere della Sera di oggi di Massimo Franco al presidente del Consiglio Giuseppe Conte lascia una sensazione insieme di sorpresa e di ovvio. Cionondimeno non si spiega come questo Esecutivo intenda raggiungere alcuni obiettivi. Già nell’attacco: “Sì – dice il premier – io sono espressione del populismo. Ma per me la moneta unica europea, così come l’appartenenza alla Nato, non sono in discussione. E non lo sono neanche per il Governo da me presieduto”.

Sorprende perché il populismo, secondo il Treccani è “un atteggiamento ideologico che, sulla base di principi e programmi genericamente ispirati al socialismo, esalta in modo demagogico e velleitario il popolo come depositario di valori totalmente positivi.” Certamente si può anche attribuire un valore positivo al populismo, ma non lo può fare chi crede che il popolo non sia, a tutto tondo nel senso cultuale stretto del termine, dotato di intelletto, facoltà legata alla cultura e alla istruzione (lo si dice in teoria, per massimi sistemi, rischiando di essere percepiti come elitari… e c’è anche per così dire un intelletto legato alla coltivazione delle piante, all’allevamento degli animali, all’artigiano, alle costruzioni…). Per giunta c’è il sospetto che il ricorrere così palesemente al concetto di populismo sveli la poca chiarezza di questa maggioranza di Governo rispetto a termini come socialismo, liberalismo, statalismo, federalismo, destra sociale.

Scontata  la dichiarazione di  fedeltà alla moneta unica e all’Unione europea. E non a caso il Corriere della Sera nel titolo in prima pagina evidenzia tale concetto (“Euro e Nato non si discutono”). Sorprende anche che non si indichino le soluzioni per il nodo che prima o poi verrà al pettine: come conciliare le intenzioni e le promesse del taglio delle tasse e del reddito di cittadinanza con i vincoli di bilancio di Bruxelles?

La lunga intervista, che si sofferma su più temi: dal consenso in crescita di 5S e Lega al ministro dell’Economia Giovanni Tria (“Il Cerbero dei conti”), da Donald Trump (“Credo che voglia aiutare l’Italia”) ai viaggi dei ministri in Libia (“Agiamo in modo coordinato tra dicasteri e con una strategia precisa”), si chiude in modo interessante  e lascia la possibilità di un’ ambivalente interpretazione: “Osservandolo – scrive Franco riferendosi a Conte – viene il sospetto che sia una vaso di gomma, non di coccio, capace di modellarsi di volta in volta tra Cinque Stelle e Lega”.

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