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Lo sguardo libero
Il documento di Papa Ratzinger, così la Chiesa non gestisce la pedofilia

In un documento di 18 pagine pubblicato su alcune riviste cattoliche, il Papa emerito Bendetto XVI ripropone il tema della pedofilia nella Chiesa. Egli fa risalire l’esplosione e la deriva di questo cancro – non si dimentichi che i bambini violentati subiscono una ferita dell’anima quasi indelebile - al '68:  “Tra le libertà che la rivoluzione del 1968 ha tentato di combattere – si legge - c’era la totale libertà sessuale, una libertà che non concedeva più alcuna norma”.

Ciò dopo la Conferenza delle chiese episcopali convocata a Roma da Francesco, il febbraio scorso, per dibattere la questione, dopo le migliaia e miglia di denunce in tutto il mondo, la condanna del ministro dell’Economia del Vaticano, cardinale George Pell, cui è stata inflitta una pena di sei anni in Australia per aver abusato di due minori, e la riduzione allo stato laicale di Theodore McCarrick, cardinale di Washington, colpevole dello stesso reato. Peraltro l’ ex nunzio apostolico negli Usa Carlo Maria Viganò chiese a Francesco di dimettersi perché a pochi mesi dalla sua elezione a Pontefice fu da lui informato del fatto che McCarrick era un conclamato pedofilo, ma la cosa fu tenuta nascosta.

Dispiace dirlo, e con tutto il rispetto, ma, seppur è apprezzabile la volontà di condanna della pedofilia, pare non proprio corretto pensare che la colpa sia del '68. Anzi forse la sola e vera rivoluzione  di quel periodo (sola per fortuna, visto l’orrore del comunismo…)  fu la liberazione sessuale della donna. La pedofilia non c’entra nulla né col 68 né con la libertà sessuale.

Il sospetto è più in generale che la Chiesa non sappia gestire questo caso. Così fanno pure riflettere alcune teorie. Come quella secondo cui Papa Ratzinger  si sia dimesso proprio perché venuto a conoscenza di qualche documento che parla del fenomeno della pedofilia nel clero cattolico di dimensioni tali da far crollare la Chiesa. E così parrebbe anche un tentativo di distrarre quel video comparso qualche mese fa sulle religiose abusate (si accolga la durezza, per farsi capire: come dire: siamo anche etero).

Il sospetto è che il problema sia per così dire endemico. Come noto, il pedofilo è stato a sua volta vittima di abusi. Secondo la Commissione Usa che indagò sulle violenze nella diocesi americane, due sono le sue caratteristiche psichiatriche: il narcisismo e la solitudine, due tratti tipici del prete, non solo per suo eventuale difetto ma quasi per obbligo: un uomo che indossa la veste, che è tramite tra Dio e gli uomini, una sorta di semi-dio, e che non può sposarsi. Questo, lo si dica chiaramente, non riguarda ovviamente la totalità del clero. C’è anche il tema dell’omosessualità - che non è un reato e che nulla a che vedere con la pedofilia - diffusissima tra il clero; e anche di ciò se ne parla pochissimo… come se la pedofilia servisse a distrarre, dall’attenzione pubblica o anche inconsapevolmente dalla coscienza della Chiesa stessa, tale tendenza. Qui la spiegazione è più semplice: nel Medioevo gli omosessuali, allora discriminati, sceglievano la carriera ecclesiastica dove potevano acquisire potere e ricchezza, cosa impossibile allora per un gay in altri ambiti. Interessante e da approfondire il fatto che lo stesso Benedetto XVI parla nelle sue pagine di “club di preti gay negli Stati Uniti”… dimostrando peraltro, sempre con tutto il rispetto, di mettere nella medesima cartella  pedofilia e omosessualità.

Il problema si può risolvere, se c’è la volontà di farlo. Molto più difficile, per intenderci, debellare la povertà nel mondo, che pure sta a cuore al Vaticano. Le analisi psicologiche sulle attitudini sessuali dei seminaristi e dei preti e il loro monitoraggio nel tempo possono servire, ma il vero intervento radicale potrebbe essere duplice: 1 - l’abolizione del celibato; 2 - accogliere l’ omosessualità (si ripete per chiarezza: non la pedofilia, reato tra i più gravi con quelli di mafia e strage) come fatto naturale, umano e indifferente. Così succede nelle Chiese protestanti: per esempio il capo di quella luterana svedese è la lesbica Eva Brunne, sposata con una pastora della sua religione e con un figlio. E del resto il celibato nella Chiesa cattolica - che non è un dogma - fu introdotto nel Medioevo per porre fine agli eccessi anche sessuali e alle paternità frequenti nelle alte gerarchie ecclesiastiche. Soprattutto nei Vangeli si ricorda che Pietro, di cui il Santo Padre è il successore, era sposato e infatti uno dei miracoli di Gesù fu la guarigione della suocera.

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