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Lo sguardo libero
La Cei chiede solidarietà ai migranti, ma la democrazia italiana è a rischio

Bella la nota della presidenza della Cei guidata dal cardinale Gualtiero Bassetti con la quale i vescovi italiani dicono la loro sulla situazione drammatica di questi giorni, con anche dei morti, dovuta alla immigrazione dalle coste africane.  "Ci sentiamo responsabili – si legge - di questo esercito di poveri, vittime di guerre e fame, di deserti e torture. È la storia sofferta di uomini e donne e bambini che, mentre impedisce di chiudere frontiere e alzare barriere, ci chiede di osare la solidarietà, la giustizia e la pace".

Tuttavia i vescovi italiani sembrano ignorare che l’immigrazione clandestina indebolisce e impoverisce la democrazia italiana, non soltanto letteralmente per i soldi che lo Stato deve destinate alla gestione dei migranti, ma perché una democrazia è fatta di individui  con un’identità riconosciuta e come tali con dei diritti e dei doveri. Inoltre i cittadini contribuenti pretendono  un paese sicuro e città decorose. Certo, la solidarietà è un principio anch’esso delle democrazie, ma ci sono anche i numeri e il senso delle proporzioni. Detto altrimenti, la solidarietà dell’Italia non sembra più declinabile rispetto a un fenomeno epocale come quello in atto.

Per giunta esistono il principio della separazione tra Stato e Chiesa, il fatto che gli altri Stati, in particolare quelli di area Ue,  e istituzioni autorevoli come la Chiesa Cattolica appunto, predicano solidarietà e umanità, ma di fatto tutto grava sullo Stato italiano. Anzi in un certo senso l’Italia è come se fosse obbligata a farsene carico. La volontà gesuitica pura della Chiesa (i sacchi a pelo bianchi donati in una notte d’inverno ai senzatetto di piazza San Pietro) si scontra con la realtà che supera ogni limite… e del resto non possono sbarcare in eterno persone dall’Africa senza soldi, lavoro e casa.

Per di più la Chiesa cattolica ha parte di responsabilità in questa vicenda quando vieta l’utilizzo del preservativo. Si pensi ai viaggi lampo incentrati su questo argomento  di Karol Wojtyla (Papa Giovanni Paolo II), capace di visitare quattro Paesi africani dal 12 al 19 febbraio 1982 (Nigeria, Benin, Gabon, Guinea Equatoriale), otto dall’8 al 19 agosto 1985 (Togo, Costa d'Avorio, Camerun, Repubblica, Centrafricana, Zaire, Kenya, Marocco) e cinque dal 10 al 19 settembre 1988 (Zimbabwe, Botswana, Lesotho, Swaziland, Mozambico).

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