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Il mondo è rotondo
Il prezzo della verginità

Chi ha detto che la verginità non è più un valore? In Sudafrica 16 studentesse che si sono sottoposte volontariamente al test necessario per provare la loro illibatezza, sono state premiate con una borsa di studio. E’ successo a Ladysmith, distretto di Uthukela, provincia del KwaZulu-Natal.

La vicenda, riportata da Usa Today, è stata confermata dalla portavoce del sindaco, che ogni anno premia 100 studenti delle università e delle scuole superiori della zona. E quest’anno, appunto, sedici borse di studio sono state vinte da altrettante studentesse che ne avevano fatto richiesta: non hanno dovuto superare né un esame di filosofia, né di matematica, di legge o di chimica. Gli è bastato superare a pieni voti un esame di verginità. “Un sistema ha spiegato ad una radio il primo cittadino Dudu Mazibuko – per incoraggiare altre allieve dell’università e delle scuole a rimanere caste e concentrate sugli studi”.

Così queste sedici ragazze avranno la possibilità di arrivare alla laurea senza sborsare una lira purché, ovviamente, continuino a sottoporsi agli esami necessari a comprovare la loro illibatezza che, stando alla costituzione sudafricana, non sono illegali se fatti volontariamente.

In Sudafrica, almeno nella provincia del KwaZulu-Natal si è scatenata qualche polemica ma l’iniziativa ha trovato anche chi la sostiene; i più contrari supponiamo siano gli studenti di quell’università che, avanti di questo passo, saranno costretti anche loro all’astinenza senza ricevere alcun premio.

Immaginatevi cose succederebbe in Italia se Università come la Bocconi di Milano o la Sapienza di Roma varassero un simile progetto, altro che legge sulle coppie di fatto. Le femministe, e non soltanto loro, invaderebbero le piazze sfoderando vecchi slogan anni Sessanta, si aprirebbero dibattiti sulla libertà sessuale e sui banchi della Camera si scatenerebbe la bagarre, tanto ogni argomento è buono per lanciare improperi da destra a sinistra e da sinistra a destra.

E comunque è evidente che nel 2016 non si può che restare allibiti di fronte a “premi” come questo: siamo abituati fortunatamente a borse di studio ben diverse, legate ai meriti e alle capacità degli studenti che, altrimenti, non avrebbero i mezzi per proseguire i loro studi.

Ma evidentemente il sindaco Mazibuko non ha mai letto né Shakespeare né Voltaire. Affermava il primo: “E la verginità, la vostra buona vecchia verginità, assomiglia tanto a quelle pere vizze di Francia, brutte fuori e dentro acide”. Sentenziava il secondo: “E’ una superstizione infantile dello spirito umano che la verginità sia considerata una virtù e non la barriera che separa l’ignoranza dalla conoscenza”.

Comunque non è proprio vero che il mondo occidentale si sia completamente sbarazzato del mito della verginità. Altrimenti su internet non si troverebbero vari siti di studi medici specializzati – proprio così – nella “ricostruzione della verginità”.

“Se vuoi ricostruire l’imene – si legge in questi siti – facendolo ritornare intatto come prima della sua rottura, lo studio XXX ti offre il servizio dei suoi migliori medici estetici che operano in policlinici privati e attrezzati per ogni evenienza”. Il costo dell’imenoplastica (così si chiama la ricostruzione della verginità) parte da 1300 euro e si garantisce che “il prezzo, se pur economico, non incide sul fattore qualità”. Non è dato di sapere, né ci interessa più di tanto, se esiste un depliant con le foto di vari tipi di imene dal più basico (a 1300 euro) al più raffinato che non abbiamo alcuna idea di quanto possa costare. 

Scherzi a parte, anche nei paesi più civili, esiste e resiste, un prezzo della verginità. Qualche anno fa una studentessa brasiliana di 20 anni ha venduto la sua ad un giapponese a seicentomila euro grazie a un’asta sul sito australiano “virginswanted.com.au. A partecipare a questa gara sono stati 15 uomini da India, Brasile, Stati Uniti e Giappone. Nella stessa circostanza era offerta anche la verginità di un ventunenne russo acquistata da una brasiliana a poco più di duemila euro.

Forse se qualcuna delle 16 studentesse di Ladysmith fosse stata a conoscenza di questa possibilità magari avrebbe unito l’utile al dilettevole e avrebbe comunque portato a termine gli studi. A loro consolazione possiamo citare una frase della celeberrima diva Lauren Bacall: “Dimostro vent’anni di meno. E perché? Perché sono vergine. Ogni orgasmo porta via ventotto giorni di vita”.

Contente loro…
 

 

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