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Il mondo è rotondo
La rimpatriata del centrodestra
Stefano Parisi

Eravamo quattro amici al bar… Da sinistra a destra: Lupi, Parisi, Albertini e Formigoni. Una bella foto, una rimpatriata, verrebbe da dire. E invece no. L’immagine pubblicata da vari giornali è stata scattata in questi giorni e sta a sancire l’appoggio del Nuovo Centrodestra al candidato sindaco scelto da Berlusconi, con buona pace di Salvini che di allearsi con gli uomini di Alfano non ne voleva proprio sapere.
E’ un po’ come le figurine Panini, solo che negli album dei calciatori le facce continuano a cambiare, qui invece no, sono sempre le stesse.
I cambiamenti, i volti nuovi, lo svecchiamento, il largo ai giovani sono cose da salotti televisivi, buone per dare un po’ di speranza ai simpatizzanti; poi, nel momento in cui bisogna passare dalle parole ai fatti, cioè nel momento in cui bisogna scegliere gli uomini da candidare alle elezioni, si inserisce la marcia indietro e si tirano fuori i vecchi “mobili”: non sarà alto antiquariato ma di modernariato si può parlare tranquillamente, senza paura di smentite.
Nel secolo scorso, quasi vent’anni fa, nel 1997 dov’erano Lupi, Parisi, Albertini e Formigoni? Gabriele Albertini, attualmente deputato europeo, veniva eletto per la prima volta sindaco di Milano; Maurizio Lupi, ora capogruppo alla Camera di Area popolare, diventava assessore allo sviluppo del territorio, edilizia privata e arredo urbano del Comune di Milano;  il senatore Roberto Formigoni era già presidente della Regione Lombardia da due anni (lo sarebbe rimasto ininterrottamente fino al 2013). Sempre in quel fatidico anno, il 1997,  Stefano Parisi si trasferì da Roma a Milano per diventare Segretario comunale o, come si usa adesso in maniera molto più fine, City Manager. Era cioè il braccio destro di Albertini.
Eravamo quattro amici al bar… Fa piacere vedere che nonostante gli anni trascorsi, nonostante le vicende politiche intercorse, nonostante le strade del gruppetto si siano divise, eccoli di nuovo tutti assieme a rinverdire i fasti milanesi del centrodestra.
Niente di personale, sia chiaro. Stimo e stimavo nel 1997 queste quattro persone ma mi chiedo: possibile che in vent’anni il centrodestra (e qui si parla di Forza Italia, di Lega, di Fratelli d’Italia e di Ncd) non sia riuscito a tirar fuori una faccia nuova, un giovane, uno che quando lo vedi ti fa pensare di più al futuro che non al passato?
Considero Parisi, l’ho detto e lo ribadisco, un ottimo candidato sindaco per Milano, una delle soluzioni migliori per cercare di ostacolare la corsa di Sala (il candidato del centrosinistra) a Palazzo Marino a patto però che si sbrighi a spiegare in maniera dettagliata quali saranno i suoi programmi (frasi generiche tipo “mi dedicherò alle periferie” sembrano slogan più che progetti concreti) e quale idea ha della – se dovesse vincere- “sua” Milano e, soprattutto con quali uomini intenderà portare avanti questi programmi.
Un sindaco da solo non può fare molto; la “squadra” da questo punto di vista è fondamentale, gli schemi, da soli, non bastano; se non hai i campioni, se non hai gli uomini giusti al posto giusto, fai poca strada. Perciò ci permettiamo di suggerire a Parisi (ma il discorso, cambiando fronte, vale anche per Sala) di puntare i piedi alle richieste che, inevitabili, arriveranno da Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e Ncd; sappiamo benissimo che entro certi limiti sarà inevitabile che accontenti i partiti che lo appoggiano; ma ci auguriamo che, almeno nei posti chiave, negli assessorati più importanti lasci da parte le logiche politiche, quelle del bilancino, e metta elementi, possibilmente giovani, possibilmente preparati, possibilmente onesti. E’ questo che i milanesi si attendono da Parisi (ma anche da Sala che avrà gli stessi problemi di bilancino) altrimenti a che serve un manager se poi deve piegarsi ai riti nefasti della politica?
Eravamo quattro amici al bar… Insomma portati felicemente a termine gli affari preelettorali, ottenuto l’appoggio di tutti quelli che possono appoggiarlo, Parisi cominci a viaggiare spedito sulle sue gambe, cominci a buttare giù i suoi programmi e a scegliere i suoi uomini e faccia sapere che cosa ha intenzione di fare a chi dovrà decidere se votarlo o no. Più che l’area o il partito di appartenenza è questo che conta per scegliere un sindaco. Quella foto potrà magari mettersela, debitamente incorniciata, sulla scrivania di Palazzo Marino.

 

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