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Milano: s'odon squilli di tromba a destra e a sinistra...
Milano

“S’ode a destra uno squillo di tromba; a sinistra risponde uno squillo”. Ma sì, andiamo pure a disturbare Manzoni e il suo Conte di Carmagnola per parlare di elezioni comunali a Milano. Ognuna delle due parti in causa, centrodestra e centrosinistra, gongola per la situazione che si sta creando nel campo degli avversari. Fra i due litiganti godono i 5 stelle che pure, a detta di molti osservatori, qui nel capoluogo lombardo hanno ben poche chances di prevalere; mai dire mai, però, soprattutto se la situazione dei due schieramenti dovesse ingarbugliarsi ulteriormente. 

Partiamo dal centrodestra: è ancora alla ricerca di un nome, cioè di un personaggio da candidare. Si parla (più o meno in ordine di apparizione) di Paolo Del Debbio, filosofo, ex assessore della prima giunta Albertini, di Alessandro Sallusti, direttore de “il Giornale”, di Maurizio Lupi, ex consigliere comunale di Forza Italia, ex assessore con Albertini, deputato per Forza Italia e Pdl, attualmente, dopo l’allontanamento da Berlusconi e lo sbarco con Alfano nel Nuovo centrodestra, capogruppo alla Camera dei deputati di Area popolare. Ma si parla anche dell’avvocato matrimonialista Annamaria Bernardini de Pace e di Silvia Sardone, consigliera di zona tre che qualcuno definisce il volto nuovo di Forza Italia.

Last but not least si parla di Matteo Salvini, leader della Lega che però, se non è pazzo, e non crediamo lo sia, non si candiderà mai perché in caso di sconfitta vedrebbe terribilmente ridimensionata la sua leadership non soltanto nel Carroccio ma in tutto il centrodestra cui sta dando l’assalto. Una soluzione che, probabilmente, non dispiacerebbe a Berlusconi un po’ perché i personaggi che abbiamo citato non mettono d’accordo tutti gli schieramenti, un po’ perché non brillano nei sondaggi che arrivano sulla scrivania del Cavaliere, un po’ perché un insuccesso del segretario della Lega Nord rilancerebbe Berlusconi come deus ex machina del centrodestra.
Una situazione dunque ingarbugliata e chissà quanti altri nomi vedremo spuntare da qui alla prossima primavera quando si andrà a votare.

E veniamo al centrosinistra. Qui il nome che primeggia è quello di Giuseppe Sala, commissario di Expo che, sull’onda del grande successo dell’Esposizione internazionale non dovrebbe trovare molti ostacoli sulla sua strada. Tanto è vero che il premier e segretario del Pd si è affrettato a spendere il nome di Sala appena spenti i riflettori su Expo. 

Sala è, meglio sarebbe, un candidato forte, anzi fortissimo per Palazzo Marino; su di lui convergerebbero sicuramente tutti i voti dei moderati del Pd ma anche quelli di molti milanesi schierati col centrodestra che però lo apprezzano e per le sue qualità manageriali e perché in politica non si è mai schierato apertamente né da una parte né dall’altra. E la stima alla persona nelle elezioni comunali ha un peso di gran lunga superiore all’appartenenza ad un partito.
Stando così le cose le elezioni milanesi non dovrebbero avere storia. Ma…
Già, c’è un ma. Anzi più d’uno perché come spesso capita sotto elezioni il Pd, se non viene disturbato dall’esterno, cerca di farsi male da solo.

Giuseppe Sala, infatti, non piace alla sinistra del Pd e, quindi, non piace neppure al sindaco uscente Pisapia, causa principale con la sua decisione, assolutamente legittima, di non ricandidarsi. Tanto è vero che l’attuale primo cittadino milanese ha già fatto il nome del suo, anzi della sua, candidata perfetta: Francesca Balzani, che attualmente ricopre il ruolo di vicesindaco. A detta dei pisapiani la Balzani è l’unica candidata che potrebbe tenere insieme tutte le anime del centrosinistra, cioè la sinistra Pd, Sel e gli arancioni. Già e i renziani, cioè l’attuale maggioranza del Pd?

Conoscendo il premier pensiamo che difficilmente abbandonerà il suo “cavallo da corsa” (un incontro decisivo tra Renzi e Sala è dato da più parti per imminente). Non a caso un suo fedelissimo, Emanuele Fiano, che si era candidato alle primarie, si è appena dichiarato disponibile a fare un passo indietro qualora ci fosse ufficialmente la candidatura di Sala.. E poi si sono schierati ai nastri di partenza i “soliti” Roberto Caputo e Pierfrancesco Majorino.

Ma che problema c’è? Il Pd ha il modo per sciogliere ogni nodo: le primarie, meravigliosa invenzione democratica, foriera però di guai e danni a volte incalcolabili (vedi Roma e Napoli), in grado di rompere le scatole al Manovratore anche perché a queste “elezioni interne” votano soprattutto i cittadini, e quindi elettori, più schierati e più partecipativi, che di solito sono quelli che stanno più a sinistra.
E poi Sala, nominato dall’alto dal premier, e fuori da ogni gioco del Pd, accetterebbe di candidarsi a un referendum il cui esito, come si è visto finora, non si può mai dare per scontato?
Insomma come si vede non c’è ancora alcuna certezza sull’elezione del sindaco di Milano. E, sia da destra che da sinistra, più che squilli di tromba s’odono per ora soltanto  fastidiosi scampanellii.

E i 5 stelle stanno a guardare.
 

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