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Il mondo è rotondo
Panama Papers: l'ipocrita indignazione dei nostri politici

Ci risiamo. Ogni volta che viene scoperto qualche nuovo paradiso fiscale con tanto di conti intestati a nostri connazionali più o meno celebri e conosciuti (ma i ragionieri Fantozzi difficilmente finiscono in questi elenchi) , in Italia si levano altissime reazioni di pubblica indignazione, di sdegno cocente, di offesa. Ora che il risentimento e la riprovazione arrivino dalla gente “normale” è giustificato, è comprensibile, è sacrosanto. Chi paga le tasse fino all’ultima lira, chi è costretto a pagarle perché tutto gli viene trattenuto alla base, alla fonte è normale che sia infuriato come un bisonte; che sia onesto per scelta o che sia onesto per costrizione un fenomeno come quello denominato “Panama Papers” non può certo lasciarlo indifferente. Diamine, lui sa benissimo che paga tante tasse anche perché tanti che sono molto più ricchi di lui le evadono.

Ma sono offensivi per l’intelligenza degli italiani l’indignazione, lo sdegno, l’esecrazione dei nostri politici. Che sono i principali colpevoli di questo stato di cose. Ad ogni nuovo governo, quindi piuttosto spesso, viene finalmente promessa una decisa, seria, vera lotta all’evasione fiscale. C’è sempre un piccolo progresso rispetto all’anno precedente: nel 2015, ad esempio, sono stati superati i 14,2 miliardi recuperati nel 2014. Bene 14 miliardi e più sembrano tanti e invece sono niente rispetto ai dati del Rapporto Eurispes 2016 secondo i quali l’economia sommersa in Italia ammonterebbe a 540 miliardi cui andrebbero aggiunti 200 miliardi derivanti dall’economia criminale: si arriva alla spaventosa somma di 740 miliardi in un Paese il cui Pil ufficiale ammonta a 1500 miliardi circa. Bene se si calcola una tassazione attorno al 50 per cento, si arriva a un’evasione di 270-280 miliardi. E lo Stato ne recupera 14: “ma mi faccia il piacere…” come direbbe Totò.

In realtà in Italia una lotta seria all’evasione non c’è, non si fa. I cittadini normali si pongono alcune domande semplici: perché invece di stendere tappeti rossi per favorire il rientro di capitali dall’estero non si mettono multe talmente alte (ovviamente proporzionate ai capitali esportati) da costringere in mutande per il resto della loro vita gli evasori? Perché non si stabiliscono pene carcerarie proporzionate al danno che questi signori provocano a tutto il Paese? Perché non si stabilisce che chiunque di noi possa detrarre anche soltanto l’uno per cento dalle fatture che gli sono intestate? E’ chiaro che se un medico, un avvocato, un idraulico, un elettricista mi chiede se voglio pagare 100 senza fattura e in contanti o 200 con fattura e con assegno, io, se non ho alcuna convenienza a fare diversamente, gli rispondo 100 senza fattura e in contanti. 

Devo essere io, dobbiamo essere noi, a spese nostre, a fare da soli la lotta all’evasione fiscale? Onestamente non mi sembra proprio il caso.
Ma in questa finta lotta contro i furbi, i politici non sono soli. I burocrati sono al loro fianco stilando le leggi fatte dai politici nella maniera più astrusa e incomprensibile che si possa immaginare: è dalla confusione, dall’incertezza, dal dubbio che nascono più facilmente l’inghippo, l’errore, la truffa, l’evasione. E così gli organi preposti alla lotta all’evasione si trovano davanti a una muraglia di situazioni da verificare, da aggiustare, da colpire. Mentre chi evade alla grande ha alle sue spalle schiere di professionisti che gli spiegano come si fa a non pagare le tasse e a farla franca.

So di non aver detto niente di nuovo o di particolarmente originale. Sono cose che vengono ripetute da anni e anni, sono discorsi già fatti, già letti, già sentiti. Cui i politici replicano citando studi di settore (o di parte?) in base ai quali tutti questi provvedimenti non servirebbero a niente.
E così si continua ad andare avanti col solito tran-tran. Il prossimo governo ci assicurerà che la lotta all’evasione è tra i suoi obiettivi principali, andrà in televisione a proclamare che ha recuperato un miliardo in più rispetto all’anno precedente. E loro, e gli evasori con loro, continueranno a vivere felici e contenti.
Ma almeno, per cortesia, ci evitino sdegno e indignazione. Almeno questi li lascino ai cittadini comuni.

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