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La nuda verità
Milano e l'amore...
Milano da Vedere

Cari amici ben ritrovati.
Lo so, dovrei scrivere d’amore, l’amore visto con gli occhi di un uomo; e invece questa settimana andremo un tantino fuori tema. Ma a ben pensarci anche l’amore comincia da qualche parte, dal primo sorriso, dal primo sguardo, dal primo atteggiamento che ci viene rivolto. Anzi, per la verità il primo contatto a volte può dire molto di noi, forse persino tutto ciò che serve. E quindi, tutto sommato non andiamo nemmeno così tanto fuori tema, perché oggi parliamo proprio di questo, parliamo dell’atteggiamento, del modo di porsi, della predisposizione, o meno, verso il prossimo.
Devo dire che vivendo a Milano questo è un tasto che mi ha fatto sempre piuttosto incazzare, perché la predisposizione tipica del milanese verso il prossimo è pari a quella di un gatto palestinese per un cane israeliano.
Ieri pomeriggio, tram in direzione aeroporto.
Un gruppetto di persone con le valige, dall’accento vagamente laziale o giù di lì, parlotta allegramente.
Una signora del gruppo, sulla quarantina, bionda e belloccia per la verità, si siede, incrocia il mio sguardo e mi sorride gentilmente. Così, senza motivo. Per mera educazione.
Guardo il gruppetto ed esordisco con “voi non siete di Milano vero?” “troppo socievoli” e tra un sorriso e l’altro iniziamo subito a chiacchierare, così, come se ci conoscessimo da sempre.
“Come si fa in molte città del mondo”, penso d’un tratto.
Mi guardo intorno e quasi mi sembra di avvertire proprio sulla nuca, io che qui ci sono nato e che i milanesi li conosco bene,  il peso degli sguardi di tutti gli altri passeggeri, oriundi o milanesizzati, che ci osservano sbigottiti nell’assistere ad un momento di socializzazione iniziato con una tale facilità e spontaneità da risultare quasi innaturale, stonato rispetto all’atteggiamento medio del milanese.
Avete mai provato ad avvicinare una persona a caso in mezzo alla strada o su un mezzo pubblico nella solare città della moda? Beh, a meno che non siate una modella russa o un personaggio dello showbiz, lo sguardo tipico del meneghino è l’inconfondibile maschera del “questo cosa vuole da me”; ma non è che lo si faccia apposta, è abitudine, luogo comune, cultura del posto, insomma il vaffanculo d’ordinanza lo si indossa la mattina mettendo il naso fuori di casa ma quasi senza nemmeno rendersene conto, per convenzione, perché lo fanno tutti; in default. Il retropensiero generale è “tanto quelli che ti approcciano per strada sono, nell’ordine: ragazzini sui marciapiedi che ti fanno fare “una firma contro la droga” che non si è mai capito esattamente a chi debbano servire tutte ‘ste firme e per fare cosa, venditori di colore che ti regalano libri e braccialetti per poi chiederti un Euro, e tossici che ti chiedono se hai moneta”. Insomma, se ti corrono dietro è per tentare di portarti via tempo e soldi, e i milanesi non hanno né l’uno e, di questi tempi, nemmeno gli altri.
In tutto questo io e quel gruppetto di forestieri, su quel tram, costituivamo un vero e proprio schiaffo alla milanesità, una sveglia, rappresentavamo la dimostrazione tangibile, vivente e ineluttabile che vivere portandosi dietro un’altra mentalità è possibile, che non tutti quelli che ti avvicinano vogliono soldi, o firme, o sono stalkers. Ci sono anche rapporti umani che iniziano senza un motivo, solo per il naturale istinto alla socializzazione che appartiene all’essere umano, che è un animale sociale, istinto che per qualche incomprensibile ragione però a Milano è venuto meno nel sentire comune. E grazie al ciufolo che poi ogni sei mesi esce un nuovo social!.
E allora guardatevi dentro, ricordate cosa vuol dire sorridere ad uno sconosciuto, aiutare l’altro davvero solo per il piacere di farlo, dare un’indicazione per strada, salutare una ragazza che prende l’ascensore con voi! E se il forestiero che viene a Milano impara presto che qui è normale non conoscere nemmeno il vicino di pianerottolo, ci vuole gente che invece abbia il coraggio di invertire la rotta e scatenare il circolo virtuoso opposto, quello per cui, vedendo qualcuno che si prodiga davvero, gratis, per qualcun’altro che non conosce, ci si senta prima o poi legittimati a fare la stessa cosa pensando che se un gesto di gentilezza  lo si è ricevuto gratis, forse si può anche darlo gratis.
Certo, ci saranno coloro che vi guarderanno con l’espressione del “Cazzo vuoi?”, ma piano piano cominceranno ad essere un pò meno, poi ancora meno e così via.
Ecco, questo io lo chiamo “resistenza umana”.
Fate un po’ di resistenza umana da stamattina, da adesso, da quando avete staccato gli occhi dallo smartphone su cui state leggendo questo pezzo.
Se no, avrete perso, un’altra volta, del tempo.
E i milanesi, storicamente, di tempo da perdere non ne hanno; al massimo lo investono.
Ecco, allora investite.
Buona settimana.

 

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