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Elezioni spagnole, fine del bipartitismo. Natale amaro per Rajoy

Il prossimo 20 dicembre in Spagna si terranno le elezioni politiche per il rinnovo del Parlamento. Gli ultimi sondaggi condotti da “Metroscopia” e pubblicati domenica scorsa da “El Pais”, evidenziano forse in  modo definitivo la fine del bipartitismo spagnolo, per anni simbolo di stabilità e di garanzia del corretto funzionamento delle istituzioni. Lo scorso 8 marzo “El Pais” ha scritto che la Spagna si sta avviando “ad entrare in uno scenario politico inedito”. La supremazia dei partiti “standard”, ossia i conservatori del Partito Popolare (PP) e i socialisti del Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE), che dal 1981 si alternano a Palacio de La Moncloa, la sede del Governo, è seriamente insidiata da Ciudadanos, il partito nato da un gruppo di intellettuali e da esponenti della società civile della Catalogna, che nel giro di nove anni è riuscito ad espandere la propria influenza nelle altre regioni circostanti e persino al Parlamento Europeo. Ciudadanos è uno schieramento progressista, di centro sinistra, post nazionalista ed è guidato da Albert Rivera, 35 anni, di Barcelona, che ama definirsi come un costituzionalista laico, progressista e federalista europeo. Rivera è da molti indicato come la stella emergente della politica spagnola e il suo indice di gradimento personale supera di molto quello dei suoi diretti concorrenti.

I dati demoscopici hanno rilevato una sorta di appaiamento tra il PP e il Psoe, il primo al 23.4 percento, e il secondo al 23,5. Vista la complessità del sistema elettorale spagnolo è difficile fare pronostici esatti sulla composizione del Congreso de los Diputados e del Senado, le due camere che compongono il Parlamento iberico. La legge elettorale non prevede un premio di maggioranza a chi riceve più voti complessivi, ma su base locale. Per essere più chiari: non premierebbe, come successo in Italia nel 2013 con il Porcellum il Partito Democratico, garantendogli una maggioranza alla Camera dei Deputati in base al risultato complessivo, ma assegnerebbe il premio di maggioranza su ogni singola provincia. Da qui si evince la difficoltà a fare pronostici precisi. Questo mosaico, dagli anni 80' ad oggi ha generato alleanze tra il partito più votato e quelli regionali radicati nei singoli territori, permettendo la formazione di governi con maggioranza relativa.

Con l'avvento di Ciudadanos e di Podemos, questo scenario potrebbe cambiare. I primi 4 partiti si contendono infatti più l'80 percento dei voti, e sono distanziati da non più di 9 punti percentuali. In pratica, a queste condizioni, nessuno dovrebbe riuscire ad avere la maggioranza relativa dei seggi senza accordi con i partiti minori. Ed è proprio qui, sull'impossibilità di fare dei nuovi accordi, che scricchiola il bipartitismo spagnolo e mette in dubbio la rielezione di Rajoy. Sempre secondo i sondaggi pubblicati da “El Pais”, infatti, Ciudadanos gode, in generale, del 21,5 percento dei consensi, mentre Podemos, che in questi giorni ha dichiarato di non poter seriamente concorrere per la maggioranza assoluta dei voti, e di non volere nessuna alleanza con il Partito Socialista, si attesterbbe al 14,1 percento. La base di Podemos, infatti, è composta principalmente dai delusi del Psoe e quindi non accetterebbe di buon grado un governo, regionale o nazionale, in coabitazione con il più grande partito di sinistra. Benchémeno con i conservatori. A maggio, alla vigilia del voto amministrativo, il leader di Podemos Pablo Iglesias, ha negato il sostegno al Psoe sottolineando la necessità di un dialogo basato sulla lotta alla corruzione e su una maggiore attenzione ai temi sociali. I dialoghi, tra soffiate e smentite sarebbero continuati nei mesi successivi, senza però che si sia giunto ad un accordo. Quanto accaduto e sta accadendo in Spagna ricorda per alcuni versi quanto accaduto tra Pierluigi Bersani e il Movimento 5 Stelle nel febbraio 2013, ma anche i dialoghi successivi tra Enrico Letta e il Movimento 5 Stelle nel mese successivo. Ostilità rimasta invariata  anche nel succcessivo governo, quello attuale, a guida di Matteo Renzi, il secondo governo della 17esima legislatura italiana.

Differente l'atteggiamento di Ciudadanos. Ciudadanos è considerato da molti il “Podemos di destra”. Rispetto al neo partito viola, quello di Albert Rivera è considerato meno radicale, più affidabile e più pronto al governo e al dialogo: tanto è che già dà appoggio esterno al Partito Popolare in quattro regioni. Ma il vento sembra stia cambiando. Secondo quanto ventilato su El Pais, infatti, in vista delle prossime elezioni, Rivera preferirebbe dialogare con Sanchez piuttosto che con Rajoy, confermando in sostanza il “modello Andalucia”: il primo progetto di coabitazione tra Psoe e Ciudadanos. A margine della nuova allenza, Rivera ha fatto intendere come con ogni probabilità sarà questo il nuovo modello a livello nazionale. Ad agevolare questa scelta anche il giudizio di alcuni esperti che vedono negli elettori e nella base di Ciudadanos i delusi di Rajoy e del Partito Popolare. Anche l'età non aiuta Rajoy: i suoi 60 anni contro i 43 anni di Pedro Sanchez, i 36 di Pablo Iglesias e i 35 di Alberto Rivera non fa sognare l'elettorato, desideroso di cambiamenti epocali. Avversari più briosi, quelli di Rajoy, ma anche liberi dagli scandali politici che stanno minando l'immagine dell'attuale premier. Sempre secondo il sondaggio proposto da El Pais, solo uno spagnolo su quattro approva quanto fatto da Rajoy. Meglio va, invece, per Rivera (piace a uno su due) e a Sanchez che piace a uno su tre.

Il mosaico in vista delle elezioni si sta assestando, e per Rajoy non si mette per niente bene. Secondo gli ultimi sondaggi il cammino del Partito Popolare appare sempre più in salita: il consenso è ai minimi storici ed è inferiore di ben 20 punti percentuali rispetto a quelli del successo di 4 anni fa. La lotta, comunque, rimane serrata, e sulle tv e sui talk show sono cominciati i primi proclami per convincere gli indecisi e chi si asterrà:i una porzione di elettorato che supera di poco il 30 percento. I sondaggi, si sa, devono esser presi con le molle, e possono essere stravolti dall'esito delle urne. Una cosa però sembra certa: il bipartitismo è agli sgoccioli e la Spagna si prepara ad  la sua nuova Transicion.


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Armando Michel Patacchiola, classe '84, laureato in Comunicazione Multimediale all'Università degli Studi di Perugia ho collaborato con “Tgcom24” e “The Post Internazionale”. Amo gli esteri e amo raccontare storie da ogni parte del mondo, tenendo sempre bene a mente ciò che succede in Italia.

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