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Prima serata
Ascolti Tv Auditel, i Cacciatori di Calabria che hanno battuto Matrix

In queste settimane la Rai ha ribadito la sua indubbia capacità, quando vuole e si impegna, di fare servizio pubblico, con programmi che lasceranno un piccolo ma significativo  segno  nella storia della televisione. Non esagero: la serie dedicata ai Cacciatori di Calabria dal titolo 'Lo Squadrone Dispacci dalla guerra' andata in onda su Rai Due (ultima puntata mercoledi scorso)  e prodotta da Clipper Media , è un bellissimo documentario  di quattro  puntate dedicato alle Forze dell'Ordine che ogni giorno lottano e si misurano con la mafia piu potente del mondo, la 'Ndrangheta calabrese.

Piu che di una semplice  serie documentaristica , si è trattato di un vero e proprio nuovo genere linguistico  che incrocia rigoroso giornalismo con momenti di narrazione quasi lirico-letteraria; un ibrido riuscito fra tempi televisivi dettati dello stile 'crime' sovrapposti alle esigemze della cronaca più cruda. L'evento televisivo  è passato quasi completamente sotto silenzio, perché il tema 'Ndangheta non eccita gli ambienti radical chic. Presto spiegato il perché:  la Calabria è il simbolo plastico e conclamato  del fallimento della politica e dello Stato italiano e quindi è scomodo parlarne.

Non solo: sollevare in tv il tema della mafia calabrese significa, inevitabilmente,  sporcare l'immagine del Nord, la cui classe dirigente  con questa gente è venuta rapidamente a patti. Basti pensare cosa stavano per dimostrare le inchieste su mafia ed Expo ad opera di alcuni PM della Procura di Milano , poi seppellite da un cumulo di omertà, ipocrisie, patteggiamenti con il potere, come documenta impietosamente Riccardo Iacona nella sua ultima fatica. Non stupitevi se, in concomitanza con la messa in onda, non c'è stato quindi nessun comunicato di ministri, di premier entranti e uscenti, di intellettuali organici.

Il gotha politico intellettuale ha deciso che il sud deve morire, possibilmente in silenzio. Parlare di narcotrafficanti che controllano la Milano da bere in effetti mal si sposa con la retorica politica del 'tutto va bene madama la marchis' che per molti hanni ci ha ammorbati. Un vuoto spezzato, va detto,  da questi quattro video-racconti in cui le gesta dei carabinieri d' Aspromonte impegnati a catturare latitanti, sradicare piantagioni di marijuana, snidare connivenze fra mafia e autorità religiose, sequestrare arsenali, librano un messaggio politico pesante come un fardello.

(Segue...)

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