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Questioni internazionali
Come Macron ha salvato la Francia
Emmanuel Macron

Perché Macron ha vinto le elezioni presidenziali francesi qualunque sia il risultato.

Il trentanovenne Emmanuel Macron potrebbe essere tra due settimane il nuovo presidente della Francia.

Il ballottaggio tra il giovane Macron e l’attempata Marin Le Pen in programma il prossimo 7 maggio dirà ufficialmente chi andrà all’Eliseo.

Comunque vada, Macron una vittoria l’ha già ottenuta: quella di calamitare il voto di tanti elettori di destra e sinistra, delusi dai partiti storici come quello socialista e gollista.

A questo si aggiunge subito dopo un secondo risultato. I candidati, sconfitti nel primo turno, delle forze politiche moderate di destra e sinistra hanno subito lanciato il loro appoggio a Macron.

Questo supporto é un segnale forte. Perché vuole dire che la Francia si unisce contro Le Pen. Mai forse nella storia francese del secondo dopoguerra si erano visti socialisti e gollisti appoggiare il medesimo candidato.

L’appello bipartisan a votare Macron é anche un messaggio forte per l’Europa e gli Usa.

All’Europa, la Francia insegna come mettendo da parte i campanilismi partitici si puó battere il populismo. Le elezioni francesi lanciano anche un avvertimento: i partiti storici e tradizionali sono in declino e rischiano di scomparire.

Agli Usa, e a Donald Trump in particolare, i francesi mandano a dire che nessuno puó ingerirsi negli affari interni influenzando il voto.

A Parigi non é certo sfuggito il commento di Trump dopo l’attentato dello scorso 20 aprile: “Peserà sul voto francese”. Una dichiarazione interpretata come poco opportuna anche alla luce della nota simpatia e apprezzamento del presidente Usa verso Marine Le Pen.

Ma come Macron ha salvato la Francia? Il candidato presidente ha costruito una delle operazioni più abili e politicamente intelligenti che i transalpini potessero immaginare.

Già ministro dell’economia nel governo dell’era Hollande, Macron ha con abilità preso le distanze dal presidente francese in tempi non sospetti.

Poi ha costruito il suo partito, en marche, confidando sulla sfiducia crescente verso i partiti tradizionali. Una sorta di operazione politica simile a quella del movimento Cinque Stelle italiano con la sola differenza che il leader é una figura moderata uscito dal precedente governo e dalla prestigiosa Ena,  la scuola di pubblica amministrazione francese che forma la classe dirigente d’oltralpe.

Macron ha anche il privilegio di non essere stato un organico di alcun partito, condizione che gli ha permesso di presentarsi come figura esterna alla politica.

Il partito, o meglio movimento, dell’ex ministro francese ha un nome profetico: En Marche. E Macron in marcia si é messo salvando per ora la Francia dal rischio Le Pen e dando la speranza di un ritrovato sentimento umitario. Dopo il ballottaggio, se sarà presidente, avrà davanti la grande sfida politica di riportare la Francia a livelli di credibilità e rispetto internazionale e a gestire le spinte per Frexit, la Brexit francese.

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