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Questioni internazionali
Gli Stati Uniti preparano un attacco alla Corea del Nord?

Perché tre grandi portaerei Usa accompagnate da navi militari sono nella regione asiatica del Pacifico? Una coincidenza o manovre studiate a tavolino?

 

Ci sono tre gigantesche portaerei nella regione asiatica dell’Oceano Pacifico. La Uss Nimitz, la Uss Theodore Roosevelt, la Uss Ronald Reagan. Ciascuna è accompagnata da un una flotta composta da incrociatori, navi da guerra sottomarini.

Le portaerei e i loro accompagnatori sono nelle acque del Pacifico occidentale. Sono arrivate in prossimità del viaggio di 10 giorni che Donald Trump effettuerà nei prossimi giorni.

Le tre portaerei e i vascelli che le scortano sono dotate di missili cruise Tomahawk e dotazioni militari varie. Portano insomma una forza distruttiva capace di ridurre in polvere qualunque obiettivo.

Perché il Pentagono muove una tale potenza di fuoco nell’Asia del Pacifico? Possono esserci due risposte alla domanda. O la mobilitazione della marina militare serve da supporto alla visita di Donald Trump in Asia e va a rafforzare l’immagine di stravaganza che il presidente Usa si è creato. Oppure serve per preparare un attacco militare su vasta scala alla Corea del Nord.

Sulla presenza delle portaerei c’è una cosa da ricordare. Di solito, il Pentagono fa stazionare una di queste nel Pacifico occidentale, nel porto di Yokosuka in Giappone. Si tratta della Ronald Reagan. Poi, gli Usa lasciano una portaerei nell’Oceano Indiano. Serve di supporto aereo alle operazioni militari di terra in Iraq. Questa è la Nimitz. La Nimitz ha lasciato l’Oceano Indiano per tornare negli Stati Uniti. Infine, una portaerei torna dagli Usa per sostituire la Nimitz nell’Oceano Indiano. Questa è la Theodore Roosevelt.

Il fatto rilevante è che tutte e tre si trovano al momento nel Pacifico, e soprattutto in quella zona dell’Asia che gravita sulla penisola coreana. Il Pentagono ha detto che si tratta di una coincidenza. La rivista Usa The Nation scrive che è difficile prendere sul serio questa spiegazione.

Lo spostamento delle navi militari Usa avviene in effetti in un momento in cui il presidente Donald Trump ha aumentato i toni belligeranti verso la Corea del Nord. Toni duri espressi a parole – spesso con i tweet- o con manovre militari. E’ sufficiente ricordare l’intervento di Trump all’Onu a settembre in occasione della sessione annuale dell’Assemblea Generale: “Non abbiamo altra scelta che quella di distruggere la Corea del Nord”. Nei suoi discorsi Trump parla di uso d’armi in termini di difesa. Ma fa intendere in realtà la possibilità di un’azione offensiva.

Che il Pentagono si stia preparando per un’azione militare, lo dimostra una serie di mosse nel Pacifico occidentale che si aggiungono allo spostamento delle tre portaerei. Una di queste manovre, la più minacciosa percepita da Pyongyang, è l’utilizzo di 12 aerei da guerra F-35A. Si tratta dei famosi aerei invisibili. Il Pentagono li ha spostati dallo Utah alla base aerea di Okinawa. L’altra minaccia è l’arrivo di due sottomarini super-tecnologici. Il Uss Tucson che può lanciare 12 missili cruise Tomahawk in verticale. Il Uss Michigan, anch’esso equipaggiato con Tomahawk.

Mettendosi nei panni di Kim Jong-un si può capire la percezione di insicurezza e di attacco Usa imminente dei nordcoreani. La questione sarà quella di capire cosa farà Kim.

Per ora, la battaglia sull’intervento in Corea del Nord si sposta a livello giuridico e politico. Alcuni giuristi e parlamentari americani stanno cercando di mettere paletti alla eventuale scelta di Trump di attaccare Pyongyang. L’obiettivo è di evitare che Trump possa andare alla guerra senza l’approvazione del Congresso.

Nel 2017 è stata proposta la legge: “No Uncostitutional Strike against North Korea Act”. A promuovere il progetto sono stati i democratici John Conyers, alla Camera dei Rappresentanti, e Ed Markey al Senato. L’hanno appoggiata anche due rappresentanti repubblicani. La legge vieta al Dipartimento della Difesa di usare i suoi fondi per sferrare un attacco senza prima l’approvazione del Congresso degli Stati Uniti. Ciò rispecchia il punto di vista di due terzi degli americani, che ritengono che gli Usa dovrebbero attaccare la Corea del Nord solo se la Corea del Nord attacca per prima.

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