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Questioni internazionali
Perché Trump è sempre più isolato

Se Donald Trump voleva un ritorno all’isolazionismo Usa, ci sta riuscendo benissimo.  La politica del presidente degli Stati Uniti dà l’impressione di essere tutta orientata a rompere ogni alleanza e avere le mani libere per agire secondo la convenienza del momento.

Tuttavia, Trump rischia di fare un errore. Muovendosi come un elefante tra i fragili equilibri internazionali, corre il pericolo di rimanere un gigante isolato.

Non un Paese superpartes che si isola dagli altri tenendo le distanze; non un Paese che osserva da lontano lo scenario internazionale godendo però di un riconoscimento e credibilità internazionale; non un Paese che si è autonomamente isolato ma pronto a intervenire e a ricevere richieste di aiuto.

L’America di Trump è piuttosto un Paese che rischia di essere isolato dagli altri; che corre il pericolo di non essere preso sul serio e in considerazione. Con tutte le conseguenze sul piano internazionale.

Il clima fa male agli Usa

La decisione di Trump di uscire dal Trattato sul Clima di Parigi del 2015 sta riorganizzando l’assetto dei rapporti internazionali. Il Presidente Usa ha attirato le critiche di numerosi Paesi, incluse quelle di alcuni Stati federati americani (come quello di New York).

Europa e Cina hanno ribadito nel recente summit il loro impegno a proseguire con i vincoli previsti nel Patto di Parigi. Paradossalmente, viene da pensare che la scelta di Trump abbia avvicinato Bruxelles e Pechino.

L’unico Stato che ha difeso la decisione americana è stata la Russia di Putin. Il che fa pensare alla formazione di uno scenario geopolitico del tutto imprevisto: un polo Usa-Russia controbilanciato da un’alleanza Europa- Cina. 

Se Trump unisce l’Unione Europea

Il viaggio di Donald Trump in Europa (visite a Bruxelles, Vaticano e G7 di Taormina) ha mostrato che l’Amministrazione Usa non è filo-europeista e neppure interessata molto alla special relationship con i cugini europei.

Al termine della visita si è profilato lo scontro con la Germania di Angela Merkel. Che vuole dire indirettamente uno scontro con tutta l’Unione Europea.

Dopo la visita di Trump, i leader europei sembrano più disponibili a potenziare la loro collaborazione. E anche a ragionare su un percorso di maggiore unità. Su quest’ultimo punto è stato da stimolo il commercio internazionale in agenda al G7 di Taormina. Quello che ne è uscito è una volontà dei Paesi Ue a condurre una politica commerciale unitaria di fronte agli Stati Uniti.

Distanza dalla Cina

Stati Uniti più lontani dalla Cina. Se il summit tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping di due mesi fa sembrava avere creato una nuova primavera nelle relazioni sino-americane, la tensione è invece riemersa.

Al centro ci sono le questioni commerciali, economico-finanziarie ma soprattutto strategiche. Washington non gradisce la politica aggressiva di Pechino nel Mar Cinese Meridionale. Più volte ha minacciato la Cina inviando anche navi da guerra per dare un segnale.

La Cina però continua nella sua politica volta a estendere la sovranità sulle acque marittime, alimentando una tensione con Vietnam, Malesia, Giappone e Filippine. Pechino ha realizzato nella zona alcuni isolotti artificiali sui quali ha anche installato piste di lancio aereo. Di recente, sia il Segretario di Stato Usa Rex Tillerson sia il Segretario alla Difesa James Mattis hanno detto alla leadership cinese che non tollereranno altri tentativi di estendere la sovranità sulle acque del Mar Cinese Meridionale.

Alla luce di tutto questo è facile pensare che Donald Trump rischia di essere isolato dal resto del mondo. E in queste condizioni gli Stati Uniti scendono molto nella classifica della credibilità e riconoscimento internazionale.

Oltre alla Russia, a Trump rimane anche il Giappone. Ma se gli Stati Uniti non riescono a convincere la Cina (e non ci riusciranno in queste condizioni) a fare marcia indietro sulla questione del Mar Cinese Meridionale, anche l’alleato giapponese potrebbe prendere le distanze.

Quella che si profila per Trump non è una condizione dell’America simile all’isolazionismo del 1919, ai tempi di Woodrow Wilson. E’ piuttosto la situazione di uno Stato con cui nessuno vuole averci a che fare.

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