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Lo sguardo Rosa
Alto Adige: Un rifugio per tutti

Cultura e gastronomia tra musei a oltre due mila metri a Plan de Corones.

Forse la Rivoluzione può partire da una carbonara tirolese (di sicuro una delle migliori mai provate) gustata con gli scarponi da sci ai piedi. Un ristorante a 2.275 metri: chi lo ha creato parla di «standing, dining e lounging» ma quel che è davvero importante è che a qualunque tavolo ci si sieda si ammira un panorama unico sulle Dolomiti. Parla di «food space» ma nessuna definizione può spiegare il gusto della cucina di montagna locale. AlpiNN è cibo e bellezza (anche all’interno grazie alla perfetta combinazione tra tradizione e innovazione).

QUASSÙ LA CARBONARA TIROLESE È PREPARATA CON FUSILLI DI FARRO, PANCETTA, UOVA BIO E RICOTTA DI MALGA

A Plan de Corones (Bolzano) s’incrociano diversi impianti di risalita che d’inverno servono a una folta schiera di sciatori (per non parlare di chi arriva nei mesi estivi per scendere da qui con la mountain bike, camminare, prendere il sole e così via). Da un po’ di tempo, poi, si viene anche per «cultura»: due infatti sono i musei aperti dedicati alla montagna (e a che altro se no?). Uno è quello che l’archistar Zaha Hadid ha progettato facendolo sbucare dalla parete per esaudire il progetto di Reinhold Messner per custodire piccozze, cimeli e immagini che raccontano l’alpinismo. Mentre nel punto diametralmente opposto c’è il nuovo Lumen: 1.800 mq dedicati alla fotografia di montagna.

Da due mesi «ospite» di questo spazio è AlpiNN: una struttura di vetrate che pare galleggiare sul vuoto, arredi in legno chiaro, cucina a vista, menu stagionali e territoriali, materie prime di produttori e allevatori locali, acqua di fonte (bandite le bottiglie in plastica) per menu sostenibili (anche economicamente). Artefici della novità (è la dimostrazione che in quota si può parlare di alta cucina e ottimo design) sono lo chef tristellato Norbert Niederkofler e il designer Martino Gamper. Ambedue altoatesini, il primo è un convinto sostenitore dell’idea che «il cuoco deve assumersi il ruolo di “educatore emozionale” capace di promuovere un nuovo stile di vita» in quanto proprio la cucina è in grado di incoraggiare «processi culturali per la diffusione di un modello di sviluppo sostenibile».

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