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Lo sguardo Rosa
Palermo, alla scoperta dell'arte
Sua Altezza Palermo

Non sappiamo se pablo picasso arrivò mai in Sicilia, Né se, in uno dei suoi pellegrinaggi in Italia, vide dal vero il Trionfo della morte di Palazzo Abatellis a Palermo. Eppure quel cavallo scarniicato a metà, quel nitrito che squarcia la notte, quell’orrore che galoppa e si diffonde come una piaga, deve in qualche modo averlo visto. Perché lo ha fatto suo.

Sul viaggio gli esperti discutono, ma sul fatto che quell’afresco sia l’in- cunabolo da cui 5 secoli dopo nascerà Guernica sono tutti d’accordo. Stessa struttura chiusa: un giardino qui, una casa là. Stessa distruzione cieca. Stessa impotenza. Stesso cavallo, soprattutto. Ecco, se c’è un’opera che vale un viaggio, quella è l’afresco palermitano. Picasso lo sapeva. E quel viaggio, reale o immaginario, lo ha fatto. Vale la pena seguirne l’esempio, magari provvisti di una guida eccellente come il saggio di Michele Cometa (Il Trionfo della Morte di Palermo, ed. Quodlibet) che introduce a questa straordinaria “allegoria della modernità”, dipinta a metà del ’400 eppure così vicina alla sensibilità contemporanea. La natura non fa salti, ma la storia dell’arte sì, e quel Trionfo segna un conine: all’improvviso spinge lo spirito del tempo ben oltre il Medioevo, supera il suo secolo, si lascia alle spalle le superstizioni, i demoni e le arpie svolazzanti che azzannano in volo corpi e membra in altre ben più celebri allegorie di morte (vedi gli afreschi del camposanto di Pisa).

Picasso deve aver visto il Trionfo della Morte di Palazzo Abetellis. Perché lo ritroviamo in Guernica

Quell’afresco anonimo - sia pure carico di tante illustri attribuzioni, da Pisanello ad Antonello, tutte poi smentite nei fatti - dipinto intorno al 1441, ha infatti già un piede nel Rinascimento e in una nuova idea di morte e di vita che pone l’uomo al centro dell’universo. Fu commissionato, come ogni macabro trionfo, per esorcizzare il terrore della peste nera che imperversava in Europa, ma non arrivò sulle pareti di una chiesa e neanche di un cimitero, bensì sulle mura dell’Ospedale Grande e Nuovo di Palazzo Sclafani, non sotto il segno del fatalismo della Chiesa ma dell’ottimismo della medicina e della scienza. E la scienza non crede ai diavoli. Sa che la morte non è un efetto speciale e non arriva accompagnata da cartigli e scritte. Che l’epidemia non colpisce solo corpi di peccatori nudi tremanti, ma si propaga come un vento sulla società intera, suscitando stupore in chi si credeva ricco, forte e invincibile, o rassegnazione tra chi capisce di avere di fronte l’ineluttabile. Per questo l’anonimo pittore del Trionfo all’improvviso sposta il punto di vista, e passa dagli incubi gotici nutriti di colpa alla tragica consapevolezza di una morte laica senza rinascita. Non è l’Apocalisse e il dies irae che gli interessano, ma la caduta di un mondo chiuso in un giardino, metafora del tempo limitato concesso ai mortali.

È qui che irrompe il cavallo, con la sua forza ultraterrena. Unica igura in movimento che, in un teatro congelato nel tempo, attraversa in diagonale la scena e divide i gruppi di uomini. Da una parte i mendicanti, dall’altra i signori; da una parte le dame, dall’altra i giovani, i falconieri, i musicanti. Tutti ugualmente destinati alla falce del Tristo Mietitore, ma ognuno con una diversa emozione sul volto. Non ci sono dannati e salvati. Ci sono uomini che si credevano protetti ma che la cosmica banalità del male, reincarnata in un cavallo vivo e morto al tempo stesso, travolge, uccide e distrugge. Ed è lo stesso cavallo dagli occhi ciechi che per mano di Picasso tornerà nel 1937 a gridare contro la follia della guerra e l’atrocità del fascismo, nel più monumentale Trionfo della Morte che il ’900 ricordi: Guernica. Capolavoro del più grande genio pittorico della modernità che deve molto a un anonimo collega del 1400, capace di dipingere la morte e immaginare la vita nuova.

DORMIRE

Cinque stanze a due passi da Palazzo Abatellis: al Giardino dell’Alloro, il b&b di Donatella Petronio in un’ala del 700esco Palazzo Acquaviva. Finestre affacciate su un giardino dov’è servita la colazione (doppia da 70 euro, giardinodellalloro.it). Aria da boutique hotel a Palazzo Brunaccini, travi a vista, suite sulla cupola ricoperta da maioliche della Chiesa del Carmine, nel quartiere di Ballarò (doppia in b&b da 140 euro, palazzobrunaccini.it).

MANGIARE

Il fritto di pesce con patata schiacciata al profumo di zenzero e sale di Mothia: è una delle creazioni di Sarah Bonsangue, chef del bistrot- ristorante I Cucci, nel cuore dell’antica Palermo (icuccibistrorante.it). Aperitivo o brunch da SciùRum (nella foto), locale del designer e poeta persiano Nasser Charles Ayazpour (sciurum.com).

DA NON PERDERE

Manifesta 12, biennale nomade di arte e cultura contemporanea, quest’anno si svolge a Palermo e ha come come tema Il Giardino Planetario, raccontato attraverso mostre ed eventi. Da oggi al 4 novembre (m12.manifesta.org). E poi, una passeggiata al porticciolo storico della Cala riqualificato dagli architetti Sebastiano Provenzano e Giulia Argiroffi, con un progetto che ha vinto il Premio Biennale Internazionale di Architettura di Bilbao nel 2015.

 

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