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Lo sguardo Rosa
Pillole facili: l’Italia è più protetta

C’è da temere anche da noi? La nostra regolamentazioneè rigida e i medici molto attenti. Ma il rischio è il mercato clandestino e on line.

In America muoiono oltre 30.000 persone l'anno. Fra le vittime illustri Prince

I morti per droga da tempo non fanno più notizia. A metà settembre però è arrivata sui giornali la storia di un trentanovenne, trovato senza vita a Milano ad aprile 2017: aveva accanto una siringa e una bustina di polvere marrone. Su due piedi si pensò a un’overdose di eroina ma poi, dopo mesi di complicate analisi, l’annuncio: era colpa di un oppioide sintentico, l’ocfentanyl.

Un dettaglio da poco? Tutt’altro, per questo la vicenda è nita in cronaca: è infatti il primo decesso accertato nel nostro Paese per una delle sostanze che fanno tremare gli Stati Uniti, dove i derivati del fentanyl uccidono ogni anno oltre 30mila persone, cento al giorno. Un vero Vietnam: i casi sono in continuo aumento e non mancano vittime illustri, come il cantante Prince.

Il che spiega l’allerta immediato dell’Istituto Superiore di Sanità: non è il primo allarme, solo negli ultimi due anni ne sono stati diramati ben undici sull’argomento. Gli oppioidi infatti iniziano a far paura anche da noi, come spiega Riccardo Gatti, direttore del Dipartimento Interaziendale Dipendenze di Milano - ASST Santi Paolo e Carlo: «Questo è il primo morto di cui siamo sicuri, ma non sappiamo se ce ne siano stati altri non “riconosciuti” e le segnalazioni di overdose non fatali ci sono eccome. Non possiamo dirci al sicuro soltanto perché negli Stati Uniti le prescrizioni di oppioidi sono più “generose”: chi cerca questi farmaci per drogarsi li trova facilmente sul web».

L'italia è ancora uno dei paesi dove gli oppiacei sono meno prescritti

In principio fu l’ossicodone Un passo indietro: che cosa sta accadendo oltre oceano?Lastoriainizianeglianni ’90 quando l’ossicodone, un potente analgesico oppioide, fu sdoganato anche per il dolore non oncologico: da allora i medi-ci l’hanno prescritto con la manica larga per dolori di ogni tipo, quasi fosse un medicinale da banco, perché funzionava meglio diq ualsiasi altro antidolorifico. L’errore è continuato con il fentanyl, altrooppioide efficacissimo: oggi negli USA si registra l’81 per cento delle prescrizioni mondiali di oppioidi, ma come ha rivelato uno studio dell’Harvard Medical School pubblicato nei giorni scorsi in un caso su tre non c’è un vero motivo clinico. Perché la questione spinosa è tutta qui: gli oppioidi nascono come farmaci, non come droghe. Ma per le loro caratteristiche sono entrati ben presto nel mercato clandestino dello sballo.

«La famiglia è quella della mor na: sono potenti antidolori ci» spiega Guido Mannaioni, che ha coordinato la stesura di un recente documento sugli oppiacei della Società Italiana di Farmacologia. «L’eroina è una “parente stretta” della mor na e su questo crinale fra effetto analgesico e “piacevole” (l’eroina e gli oppioidi danno una grande sensazione di piacere ed euforia, seguita da rilassatezza e distacco, ndr) si gioca la partita degli oppioidi sintetici, che sono molto più potenti di mor na ed eroina e possono essere usati per curarsi, ma anche come sostanze d’abuso a scopo “ricreativo”. Vediamo già casi di pazienti che devono disintossicarsi perché sono diventati dipendenti dagli oppiacei: non sono molti, ma ci sono».

Negli Usa, ad esempio, l’80 per cento dei consumatori abituali di eroina dichiara di  aver iniziato con oppiacei da prescrizione. Il guaio è che tanto più sono potenti come antidolori ciecomedroghe,quantopiùsono pericolosi nei loro effetti negativi: possono infatti indurre ancora più facilmente della mor na e dell’eroina tolleranza, dipendenza sica e psichica e sindromi di astinenza (ovvero serve una dose sempre maggiore per avere lo stesso effetto, non se ne riesce a fare a meno, se si tolgono si sta malissimo).

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