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Caso Quarto: il web salva il M5s e condanna il Pd

Mentre sui media tradizionali infuriava la polemica contro il sindaco di Quarto sul web il M5s  montava un campagna di successo contro il Pd

Nonostante le dimissioni di Rosa Capuozzo, il caso del comune di Quarto sembra ancora lontano dal suo epilogo. L’onda lunga delle polemiche, partite a fine dicembre, non riesce però a scalfire la reputazione del M5s. Almeno sulla rete. 

Il “Quarto gate” inizia a far capolino prima di natale, quando il Fatto Quotidiano pubblica l’inchiesta “Quarto, la camorra infiltra anche il M5s”. L’articolo in questione è molto virale: con più di 16mila condivisioni su Facebook e oltre 2400 commenti diventa il primo attacco  alla reputazione del Movimento 5 stelle.  Dopo il Fatto anche Libero comincia a battere forte sull’argomento trascinando praticamente tutto il carrozzone dell’informazione italiana a occuparsi del caso. Nell’opinione pubblica inizia farsi largo l’idea  che  la criminalità organizzata abbia portato voti ai candidati del Movimento 5 Stelle.

In quelle settimane di inizio gennaio la pressione sul web è forte: escono sul caso Quarto una media di circa 670mila notizie online al giorno. Il danno di immagine è enorme e così il movimento 5 stelle prova ad utilizzare il suo strumento online più importante per ribattere alla marea montante di critiche. Sul blog di Beppe Grillo il 7 gennaio viene pubblicato il post “8 domande e risposte su Quarto, intanto #condannanovoi”. L’articolo tende a difendere il sindaco di Quarto, Rosa Capuozzo, che viene definita parte lesa per avere respinto le pressioni dell'ex consigliere De Robbio in odore di camorra. Il post in questione inizia timidamente a fare breccia sulla rete; sono poco più di 14mila le condivisioni su Facebook, poco meno del primo articolo del Fatto. Anche su Twitter l’impatto iniziale è ancora basso: la campagna montata dal m5s intorno all’hashtag  #condannanovoi (riferito al pd) l’otto gennaio risulta meno discusso di programmi tv come Don Matteo e della partita di calcio Roma Milan. Allo stesso tempo però anche le critiche contro Grillo ed il suo movimento sembrano poco efficaci. L’hashtag#malgoverno5stelle alla fine del 7 gennaio risulta soltanto il 67esimo argomento, dietro #condannanovoi. È la prima vittoria del Movimento 5 stelle sul Pd.

Nei giorni seguenti i grillini decidono di passare al contrattacco mettendo nel proprio mirino il pd, destinatario sulla rete degli attacchi quasi quotidiani di Grillo. Da inizio Gennaio viene orchestrata una campagna contro vari esponenti del pd indagati che sul web sembra sviare l’attenzione dai problemi in casa M5s. Vengono scritti ben 12 post contro importanti esponenti del partito democratico con il risultato di raggiungere circa 70mila condivisioni su Facebook. Inoltre viene pubblicato, sempre su questo social, un video in cui i tre esponente più popolari (Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio e Raffaele Fico) spiegano come il caso di Quarto sia una montatura del Pd contro il M5s. L’intervento è molto virale (più di 11mila condivisioni, più di 43mila mi piace e oltre 10mila commenti di sostegno)  e contribuisce ancora di più ad attenuare il caso Quarto spostando l’attenzione sulle malefatte del pd. Sul web la strategia di Grillo sembra funzionare: sul blog viene dato l’impulso contro il singolo esponente del pd e su Twitter montano le richieste di dimissioni contro i “piddini corroti”.

Non a caso l’11 e 12 gennaio mentre infuriano le polemiche contro Rosa Capuozzo più di 2 milioni e mezzo di utenti singoli possono vedere sulla time-line di Twitter l’hashtag #coffrinidimettiti, dedicato al sindaco pd di Brescello. Dopo la campagna contro Coffrini, attaccato per le sue dichiarazioni sulla N’ndrangheta , Grillo ha iniziato a chiedere le dimissioni di Antonio Caputo, Enzo Bianco e Bruno Valentini. Poche ore dopo la pubblicazione dei post su Twitter sono entranti tra i principali topic trend #ValentiniDimettiti, #CaputoDimettiti e #BiancoDimettiti. Quindi, mentre i media tradizionali parlavano del movimento 5 stelle alle prese con il caso Quarto, in rete venivano travolti illustri esponenti del partito democratico. Il 13 gennaio per più di dieci ore #PiddiniCostituitevi è stato uno degli argomenti più twettati, con un sentiment assolutamente negativo nei confronti del pd. Le parole più ricorrenti apparse su ##PiddiniCostituitevi sono state: #piddinibugiardi, #boschidiccilaverità, indagati e arrestati. Proprio il ministro Boschi ed i suoi rapporti familiari all’interno di Banca Etruria sono stati tra i protagonisti dei post e tweet più virali di Grillo e del suo staff. La vittoria della strategia online del M5s è schiacciante giovedì 21 gennaio. Le dimissioni della Capuozzo, sbandierate sulle prime pagine dei quotidiani, non fanno breccia nella rete: ancora una volta su Facebook e Twitter i grillini passano indenni ad ogni tipo di critica.

@guidopetrangeli è autore e fondatore del http://www.ilsocialpolitico.it/

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