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Società e politica
Diritti umani e dignità della donna

Nel maggio dell’anno scorso, su iniziativa del mensile de “L’Osservatore Romano” Donne Chiesa Mondo, nella Casina Pio IV in Vaticano, s’era celebrato un seminario internazionale di tre giorni (28-31 maggio)  sul tema riguardante i diritti umani e la salvaguardia della dignità della donna. I partecipanti erano tutte donne, ma a relazionare erano stati chiamati due uomini, “persone competenti ed appassionate”. Dall’articolato e ricco dibattito vennero fuori testimonianze interessanti e proposte coraggiose, che furono riassunte in tre ambiti problematici: a) la violenza sessuale subìta e vissuta con vergogna da parte della donna, b) il comportamento della famiglia di fronte all’emancipazione femminile, c) la definizione della nuova identità della donna.

Trascorso un anno, il 3 maggio scorso, il Segretario di Stato Vaticano, cardinale Pietro Parolin, la coordinatrice della rivista Lucetta Scaraffia e la sorella di Bose Elisa Zamboni hanno presentato - ufficialmente e solennemente nella sala della Filmoteca Vaticana a Palazzo San Carlo - il medesimo mensile Donne Chiesa Mondo, che compiva quattro anni di vita e veniva arricchito di contenuti nuovi e di rinnovata veste tipografica.

Venti giorni dopo,  su proposta di Anelay of St Johns, ministro e rappresentante speciale del governo britannico per la prevenzione della violenza sessuale nei conflitti, l’ambasciatore di Gran Bretagna presso la Santa Sede ha organizzato, con l’aiuto del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, un seminario per discutere della violenza sessuale, primo ambito emerso dal seminario tenuto l’anno precedente e dolorosa emergenza causata soprattutto dalla crescente belligeranza tra le nazioni.  

“La riunione – sottolinea con sofferta amarezza e attenta precisazione Lucetta Scaraffia - si è svolta a porte chiuse, in un luogo appartato di Roma, perché molte delle religiose e dei religiosi coinvolti rischierebbero la vita, se si sapesse cosa fanno. E comunque si è capito che la rischiano ugualmente. È infatti molto pericoloso cercare di difendere le donne in Paesi dove domina incontrastata la guerra civile, che comporta una violenza continua e inesorabile: un cappuccino congolese ha parlato di trecento donne violentate al giorno solo nella sua regione. È una realtà terribile, di cui non si parla molto, oppure vi si accenna solo per dire “è sempre stato così”. E ancor meno si parla di chi cerca di porre rimedio a questa tragedia”.

A conclusione dei lavori del seminario sono stati suggeriti e sottolineati alcuni rimedi immediati e indispensabili, per contrastare la violenza sessuale a danno delle donne. Innanzitutto la produzione d’una legislazione seria, ferma e decisa contro l’impunità diffusa dei violentatori: infatti, la prospettiva d’una punizione del colpevole certa, sicura e ben proporzionata al misfatto, se non scoraggia del tutto l’aggressività dei molestatori, almeno incoraggia la donna a denunciare, superando e vincendo il senso di colpa, che quasi sempre s’addossa, rimanendone attanagliata. In secondo luogo, l’impegno necessario per unire gli sforzi da parte di tutti, al fine di dare vita – in questi tempi caratterizzati da movimenti di rivendicazione dei diritti d’ogni natura e a ogni livello - a ogni possibile iniziativa capace di trasformare, con gradualità e continuità, la visione culturale spesso carente dei valori peculiari della persona umana e della donna.

A giusta ragione il ministro britannico ha predisposto un protocollo - firmato da 140 Paesi – in cui sono contemplate e dettagliatamente spiegate le istruzioni per l’avvio delle indagini e per la protezione dei testimoni e delle donne disponibili a denunciare. Il protocollo si pone anche come un ottimo  strumento offerto agli avvocati e ai giudici, perchè  affrontino un problema al quale, per ovvi motivi, non sono stati preparati.

Per ora il protocollo riguarda i casi di violenza perpetrati nei paesi divenuti teatro spesso stabile di guerre oppure in nazioni  devastate da frequenti conflitti civili fratricidi fatti anche di funeste politiche di pulizia etnica. Questo, pur attirando giustamente l’attenzione su ciò che succede quotidianamente in luoghi alquanto “lontani”, non può e non deve distrarre l’interesse per quanto accade in luoghi a noi “vicini”. Le donne, infatti, subiscono violenze fisiche e morali anche nel chiuso dei muri domestici di “amorevoli case”, nelle strade popolate di “civilissime città” e spesso da parte d’individui insospettabili che, da uomini “per bene e di cui fidarsi”, si trasformano in esseri perversi e snaturati, privi d’ogni sensibilità e schiavi d’istinti brutali.

Pertanto, è dovere universale di solidarietà umana e di giustizia sociale unire in un unico potente impegno le forze di tutti gli esseri umani, al fine di debellare l’inciviltà contro le donne e di lottare per la salvaguardia dei loro diritti umani e, in primo luogo, della loro dignità di persona. Gli incontri realizzati grazie anche all’iniziativa del mensile Donne Chiesa Mondo hanno scoperto un piccolo lembo della coltre che copre una realtà tanto disumana quanto trascurata. Infatti, la narrazione e la conoscenza di tante coraggiose esperienze, di tante vite eroiche, sinora quasi sempre sotterrate dal pudore personale e imprigionate dal timore sociale, sono state l’occasione che ha messo in luce l’immagine almeno d’una parte di umanità, che vuole schierarsi dalla parte dei più deboli, ai quali la frenesia del profitto economico, la brama del potere politico e la sordità morale d’interi paesi hanno tolto persino la voce, con cui poter denunciare soprusi patiti e difendere elementari diritti negati.

 

 

In primo luogo, pertanto, urge l’impegno comune per una radicale trasformazione culturale, che faccia capire - agli uomini e anche alle donne – che la donna è una persona appartenente al genere umano e, quindi, con gli stessi diritti umani, con la stessa dignità e con il medesimo dovuto rispetto; e lo è sempre, anche quando – disgraziatamente – è stata deturpata nel corpo e dissacrata nell’anima; essa resta sempre persona che ha le carte in regola, per vivere da elemento attivo della propria società e da parte vitale della comunità umana. Anzi, diventa persona più degna, perché più provata; più meritevole, perché più sperimentata; più amabile, perché  riconsacrata. Nella storia secolare dell’umanità, quella della donna  è una storia a sé e registra lunghe ed estenuanti lotte per rivendicare e ottenere il riconoscimento almeno dell’uguaglianza di genere, per lungo tempo sopraffatta e negata dalla prepotenza ottusa del genere maschile.

Prevenire, impedire, difendere, punire debbono essere, quindi, i cardini d’ogni valida iniziativa di rieducazione permanente al rispetto reciproco di tutti gli esseri umani e, quindi, anche della donna. A cominciare dalle famiglie, a continuare con la scuola, a proseguire con le istituzioni nazionali e gli organismi internazionali

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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