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Sportivi si nasce e poi si diventa
Di Maggio tra Forrest Gump e Mennea: la Freccia del Sud è più veloce di tutti

«In tante cose vado piano, ma nella corsa sono io il più bravo». E’ sicuro di sé Raffaele Di Maggio quando parla di atletica leggera; lo è soprattutto a seguito della straordinaria vittoria dei campionati del mondo sui 60 metri, dove è riuscito a bruciare gli avversari - anche più grandi - in 7 secondi e 11 centesimi, aggiudicandosi l’oro tanto sospirato. Non solo: il suo è stato, in assoluto, il miglior tempo azzurro di sempre a livello giovanile. Ha battuto tutti: anche chi nella vita è stato più fortunato ed è un po’ meno speciale di lui. Raffaele infatti, cresciuto vicino Palermo, non ha ancora compiuto 15 anni e, fin dalla nascita, soffre di disturbi dell'apprendimento e dislessia: un deficit intellettivo-relazionale che si riflette anche sul fisico, con palesi difficoltà nella coordinazione motoria.

Come riportato in un’intervista de Ilfattoquotidiano.it al suo allenatore, Oreste Scarpa, le differenze con i compagni, rimarcate quotidianamente nell’istituto comprensivo Carini-Calderona-Torretta (scuola media del paesino siciliano dove abita) stavano demotivando il ragazzo: «Non riuscire a fare nulla, essere l’ultima ruota del carro aveva distrutto la sua autostima. Non aveva stimoli e questo si ripercuoteva anche nel rapporto con gli altri: chiuso in se stesso, faticava a socializzare». Ma fu allora, quasi per caso, che arrivò l’intuizione giusta. Un giorno Scarpa, insegnante di sostegno ed educazione fisica, lo porta in palestra, per svagarsi un po’. Raffaele è goffo, non riesce in niente con la palla in mano, peggio ancora se usa gli attrezzi. C’è però dell’altro: distrattamente, l’uomo si accorge della grande potenza espressa nella corsa. Decidono di provare, per gioco. Oggi, guardandosi indietro, Scarpa non riesce a crederci: «Pensavo che lo sport potesse aiutarlo, non immaginavo certo saremmo arrivati a certi livelli d’eccellenza».

E proprio di eccellenza si tratta. Prima di ribaltare tutti i precedenti record dei cadetti (categoria dove non si corrono ancora i 100 m), Raffaele vince, nel maggio 2015, i Giochi studenteschi nazionali. Lì si cominciano a fare paragoni: ecco un piccolo Forrest Gump, dicono in molti; ha le carte in regola per arrivare lontano, credono altri. E di fatti l’ascesa è inarrestabile: tanto che l’exploit del 16 marzo può a ragione considerarsi, e non soltanto per la giovane età, la prefazione di un lungo romanzo. Alcuni azzardano: il confronto, per caratteristiche atletiche, sarebbe da farsi col più noto velocista italiano di tutti i tempi, Pietro Mennea. Anche suo indiscusso idolo. Possibile? Secondo Giuseppe Raffermati, giornalista del quotidiano Il Giornale di Isola, che la storia l’ha raccontata quando in ballo non c’era niente di più di una bella scommessa, sì. Anzi, senz’altro sì. E questo perché Di Maggio, rispetto agli altri – anche i normodotati - avrebbe due fattori dalla sua: da un lato la fame di vittoria, quasi un’incontrollata voglia di riscatto grazie a cui ogni miglioramento è un risultato, e ogni traguardo il trampolino di lancio per quello successivo; dall’altro, il sorriso sempre stampato sul viso. Il ragazzo dal sorriso d’oro (un po’ impacciato, un po’ spaesato, un po’ sulle sue) che correndo mette le ali. Con lui, il futuro è tutto da scrivere. «Gli faccio fare più discipline possibili – ha continuato l’allenatore - Nonostante i risultati eccezionali sui 60 metri, sono convinto che lui non sia uno sprinter puro: è presto per specializzarsi, ma la sua gara potrebbero essere i 200 o i 400 metri, oltre alla potenza ha anche grandi capacità di resistenza». C’è comunque una certezza: lo sport lo ha aiutato nella crescita umana, nel superare scogli insormontabili. Sentendosi realizzato in qualcosa Raffaele le sue paure, le sue angosce le ha spazzate via: «Ha capito di essere diversamente abile». Ha trovato la sua forza.

A fine marzo il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, lo ha ricevuto al Quirinale assieme alla delegazione di atleti paralimpici capeggiata da Nicole Orlando. Il prossimo passo ora potrebbe essere la nazionale: «Vestire quella maglia – ha confessato - sarebbe bellissimo» . Le variabili in questo caso sono legate al corretto sviluppo del fisico (bisognerà valutare un problema posturale), a un pizzico di buona fortuna e al suo coraggio. Anche se quello certo non gli manca: perché come il protagonista del film del 1994, diretto da Robert Zemeckis e interpretato da Tom Hanks, «fa cose eccezionali con una semplicità disarmante». Dopo aver ripetuto la terza media, intanto, si è già iscritto per il prossimo anno all’istituto agrario. Dal papà giardiniere ha infatti ereditato il pollice verde e la passione per la natura, per la cura delle piante. Ma il sogno è uno solo: «Nella vita vorrei fare l’atleta seriamente, magari in nazionale, magari alle Olimpiadi». In Sicilia lo chiamano La Freccia del Sud: corre corre e non si stanca mai.

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