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Sportivi si nasce e poi si diventa
F1, il rebus del Gp d’Italia e i capricci di Ecclestone

Bernie Ecclestone è un ex-pilota, un imprenditore di successo e l’uomo che più di altri ha trasformato la Formula 1 in un'industria attorno cui gravitano miliardi di dollari. E’ anche un magnate eccentrico e un manager scaltro quanto scorbutico. E’ insomma una che conta; e quelli come lui, fonti inesauribili per una stampa compiaciuta dai fuori onda e i retroscena, se fanno capricci spostano le montagne. Febbraio e ancor di più marzo, in Italia, sono stati mesi di fuoco sul fronte F1. ll contratto perché si scenda ufficialmente in pista scade nel 2016; ma la complessa trattativa per il rinnovo tra la società più importante di quelle che controllano la struttura del campionato, la FOM (Formula One Menagement) - nella mani di Mister E che l’ha fondata –, e i vertici del circuito di Monza, dove attualmente sfrecciano i vari Hamilton, Vettel e compagni, sembrerebbe essere giunta se non alla rottura, a un punto morto. La discussione è andata avanti per sei mesi: senza trovare un'adeguata soluzione.

In particolare Bernie ha storto il naso quando Andrea dell’Orto, presidente della Sias (ente gestore del circuito lombardo), ha prima allontanato dalle gerarchie un uomo di comprovata fiducia per l’inglese, l’avvocato bolognese Federico Bendinelli; poi ha pianificato delle modifiche sull’asfalto brianzolo in modo da renderlo più confacente alle competizioni motociclistiche. Cambi di programma non previsti: e anche non graditi. Angelo Sticchi Damiani, numero uno dell’ACI (automobil club Italia, società che organizza il Gran premio d’Italia), le ha provate tutte, promettendo addirittura 19 milioni di dollari alla FOM, da dilazionare all’interno del circo motoristico e con l’ACI pronta a coprire il 70% della somma. Ma nulla. L’avversione del patron britannico per i pezzi grossi della Sias sembra aver avuto la meglio. «Hanno vinto i personalismi», ha concluso amaramente Damiani qualche giorno fa. Aggiungendo: «E’ tutto inutile, non ci sono più i margini per trattare». Ma se si chiude una porta (e una porta storica per la competizione), si aprono due finestre, o meglio: due ancore di salvataggio. Da una parte l’autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola, dall’altra quello del Mugello.

Uberto Selvatico Estense, presidente e azionista di Formula Imola, da tempo preme perché il Gp possa tornare in Romagna e diversi sono stati gli incontri con l’amico Ecclestone. Imola, se successione dovrà esserci, è senza dubbio la favorita per il cambio di testimone. E del resto dalla stessa ACI arrivano le conferme: l’opzione avrebbe il vantaggio di garantire, immediatamente, la disponibilità economica necessaria (circa 6-7 milioni). In Toscana invece, nel clima di confusione diffuso e magari orchestrato, si tengono gli occhi ben aperti. L’autodromo di Scarperia e San Piero ha dei problemi strutturali che non rendono ottimale l’impianto, soprattutto per quanto riguarda l’afflusso e il deflusso delle migliaia di visitatori che la gara trascinerebbe con sé. Ma dopo l'attribuzione della licenza di grado 1 - grazie alla quale sarà consentito lo svolgimento di qualsiasi tipo di gare: e quindi anche quelle di F1 – il sopralluogo di un delegato della federazione, Bruynseraede, ha dato parere decisimente positivo sul complesso. E con questo è scattata la candidatura. Tra l’altro ufficializzata a Firenze il 22 marzo alla Festa dello Sport patrocinata dall’ACI, dove lo stesso presidente, tra i relatori, si è esposto in merito.«So che a tutti preme sapere quanto accadrà dal prossimo anno – ha affermato Sticchi Damiani - Posso dire che il nostro Paese non perderà il Gran Premio e la sua organizzazione: questo lo assicuro. Però non chiedetemi dove si svolgerà perché certezze non ne abbiamo, ancora».Tre possibilità dunque. Riallacciare con Monza, garanzia per tifosi e i diretti interessati; puntare su Imola, soluzione apprezzata e mai scartata; il Mugello, una suggestione forse improbabile, ma non impossibile. Ecclestone, che alle frasi di comodo e alle ammissioni di colpa non è avvezzo, ha liquidato la faccenda col suo stile: «Questione all'italiana, si mettano d'accordo tra loro».

Intanto, il Romanzo della F1 continua. E non potrebbe essere altrimenti.

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