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Sportivi si nasce e poi si diventa
Se la Grande Guerra e Tavecchio regalano uno scudetto a Lotito

Carlo Tavecchio (Presidente Figc) ha deciso di buttare un occhio nel passato, e scavare. Nel farlo, il compagno di banco Claudio Lotito, giunto a una rottura con la tifoseria laziale e suo principale sostenitore quando nell’agosto 2014 c’era da contendersi la poltrona della Federazione contro Demetrio Albertini, gli ha indicato la direzione. Un salto di 101 anni che porta alla stagione 1914-1915, quando il calcio si congelò in seguito  alla chiamata alle armi sancita dal primo Ministro Antonio Salandra, sopraffatto dalle piazze e dai poeti, nel clima di fervore interventista. Succede dunque che la Figc, dove il latinista biancoceleste a un certo peso, istituisca una commissione apposita per revisionare quanto accaduto in quell’annata, in cui si decise a tavolino di assegnare lo scudetto al Genoa e non alla Lazio.

Ecco la storia. Allora si disputavano due gironi: uno al Nord, uno al Centro-Sud. E le squadre vincenti, poi, si affrontavano per il titolo nella finalissima. Il 24 maggio l’Italia irrompe nel conflitto a fianco dell’Intesa, ma il calendario calcistico non si è ancora concluso: mancava una giornata. Il Genoa era in testa davanti al Toro e all’Inter di 2 punti nella classifica Nord della Serie A. La Lazio, invece, stringeva tra le mani il torneo dell’Italia centrale (due punti sulla Roman, antenata della Roma, e con il Lucca da affrontare) e, forte della possibile vittoria, si accingeva a sfidare l’Internazionale Napoli, apparentemente trionfante nel Sud dopo una mezza semifinale contro il Naples (antica squadra partenopea). Chi delle due – del Centro-Sud - avesse battuto l’altra, avrebbe poi avuto la possibilità di contendersi il titolo con la squadra ligure. Per ovvi motivi si interruppero le partite, e se ne riparlò alla fine del conflitto, quando lo scudetto fu assegnato d’ufficio al Genoa. Perché? I Grifoni erano più legittimati dei rivali dalla posizione conquistata (a parità di condizioni), e poi fu tenuto conto del livello complessivo delle 4 squadre in lizza: e il Genoa era di un’altra categoria, indiscutibilmente.

La relazione della commissione di Tavecchio, però, malgrado tutto il marasma e tutta la parzialità di quel campionato, parla di «evidenti omissioni nell’assegnazione unica» a danno della Lazio, e ad oggi non può essere escluso un pronunciamento definitivo del consiglio federale (il prossimo 4 agosto) in favore del club capitolino. Lotito, così, conquisterebbe il suo primo scudetto da presidente e farebbe contenti quei tifosi che, intransigenti e fedeli bacchettoni quando c’è da fischiare, ora fanno la fila per gonfiare la petizione che avalli tutto il sistemone. Sono già 31mila le firme a favore, e il numero – poteva essere il contrario? - è in continuo aumento. Atteggiamento poco coerente per chi ha sempre rimproverato ai cugini giallorossi di aver vinto per decreto del Duce lo scudetto della stagione 1941-42, rivendicando l’importanza delle vittorie sul campo. Non si capisce, inoltre, perché la Lazio sarebbe stata ostacolata e le napoletane no; né su quali basi il criterio venga giustificato. Tavecchio, su questo, non si esprime. Non solo. Com’è ovvio i tifosi e i dirigenti del Genoa contestano il colpo basso e dunque il titolo probabilmente verrà scisso: cercando di accontentare tutti. Ma non sarà possibile: perché la tifoseria rosso-blu – giustamente – sta già minacciando, se lo scudetto della Grande Guerra verrà revocato o condiviso, di ricorrere a misure analoghe per quello del 1924-25, quando il Bologna «scippò» alla squadra il 10° titolo, e dunque la stella sulle maglie. In quell’occasione due poderose invasioni di campo dei padroni di casa – si giocava in Emilia – favorirono il Bologna, che perdeva, e la partita fu disputata per tre volte finché il Genoa non ne uscì sconfitto. Pure lì si trattava di una finale di girone, quello del Centro Nord; che in pratica valeva il titolo: infatti poi il Bologna superò agevolmente l’Alba Roma (campione del Centro- Sud), e trionfò.

La morale? Il capriccio di Lotito, e la compiacenza di Tavecchio rischiano di innescare un meccanismo pericoloso ma comunque legittimato dall’alto. Nella storia della Serie A non sono poche le controversie su cui Figc e organi competenti sono intervenuti arbitrariamente. E se la revisione iniziasse dalla Lazio, che così raggiungerebbe la Roma con 3 scudetti, poi – per forza di cose – dovrà esserci par condicio. E dunque dispute a non finire. Se così non fosse, Tavecchio avrebbe solo dimostrato la validità del ritornello: se c’è un amico in più (e Lotito è un amico ingombrante), aggiungi un posto a tavola. Altro che gaffe.

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