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Emiliano a Palazzo Chigi Patti per il Sud, consigli utili

Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, a Roma, a Palazzo Chigi per partecipare ai lavori di stesura dei Patti per il Sud, relativi alla Regone Puglia. I consigli - in parte già pubblicati - provenienti dal sentire comune a lungo mortificato, esasperato e piuttosto deluso, ma carico ancora -per fortuna - di tanto sano orgaglio e altrettanto spirito di riscatto (ndr).

Masterplan seconda parte

di Ennio Tangrosso

I would prefer not to, mister Renzi

Veda mister Renzi, preferiamo di no, perché anche senza il Masterplan ogni giorno, bisogna fare attenzione, non solo, ai salvatori della patria che vengono da fuori, tutti quelli innanzi classificabili, ma anche ai “mestatori locali”. Ci sono decine di bravi meridionali disposti ad uccidere la madre e a stuprare la sorella e se occorre, come Abramo, a sgozzare i figli, pur di dare Sviluppo alla propria terra.

Mediamente sono brave persone, professionisti accreditati, stacanovisti del lavoro, maghi della speculazione e dell’accumulo, più spregiudicati, più aggressivi delle stesse multinazionali della finanza internazionale, più letali di una cerbottana con freccette al cianuro. Capaci di sputarti e pungerti in un battibaleno senza che nessuno se ne accorga nascondendo l’arma come se fosse il più innocuo dei giocattoli. Insomma, persone apparentemente normali, che condividono con il resto dei meridionali il tifo per la squadra locale, che in maniera gioviale mangiano la pizza il sabato sera al tavolo accanto al vostro, ma che, vi posso assicurare, negli affari sono dei grandissimi ed autentici figli di cerbottana.

Sono quelli dall’aspetto gentile e mellifluo con il vestito griffato, i Persol e la borsa the Bridge che si presentano dai Sindaci dei piccoli comuni delle aree interne meridionali a promettere fondi europei, tecnologia d’ultima generazione, occupazione, sviluppo e anche un po’ di royalties, sempre buone per rinsanguare gli anemici bilanci comunali. Insomma dei veri e propri “Re Magi” in versione hi-tech carichi di doni, occasioni e qualche mazzetta da distribuire opportunamente. Una manna che un povero e volenteroso amministratore locale si ritrova davanti alla scrivania, in tarda mattinata, senza nemmeno averla invocata.

sud italia1
 

Disinteressati benefattori che hanno scelto proprio questo Comune, questa comunità anzicché quella vicina che pure era interessata e che magari in questo stesso momento sta già brigando per anticipare i tempi e “fottersi l’occasione”. Ma che vuoi, al cuore non si comanda, questi disinteressati mecenati, questi dispensatori di lavoro, benessere e felicità hanno scelto proprio il vostro Comune perché lo amano a pelle, lo hanno a cuore, in qualche modo se ne sentono legati. Pertanto, la “proposta salvifica” è gratis et amore Dei non ha nessuna controindicazione solo evidenti vantaggi, irrinunciabili benefici e stupefacenti opportunità di progresso, oltre naturalmente alle solite royalties. Tutto questo i Re Magi lo portano in dono solo per simpatia, amicizia ed autentico spirito di solidarietà.

Se interrogate i Magi per sapere che professione svolgono, oltre a fare del bene come istinto naturale, quelli più coraggiosi rispondono: intermediari o pro-cacciatori di affari, in parte è vero perché sono degli esperti cacciatori-pro polli meglio se allocchi. Credete stia esagerando? Forse sì, infatti, al Sud del Rubicone, come è noto, “nisciuno è fesso”, gli amministratori, quelli onesti, che cedono e che sottoscrivono i contratti lo fanno a fronte di posti di lavoro (anche se pochi e precari) e di royalties e di qualche opera pubblica da realizzare una tantum; mentre, gli amministratori disonesti, a tutto questo ci aggiungono qualche vantaggio personale a caso (si lascia alla fantasia del lettore ogni altro possibile “bonus”).

La fregatura, in ogni caso, è certa, per quanto si possano ottenere contratti vantaggiosi, poiché a fronte della speculazione accettata il danno al territorio non è commisurabile sia nel breve che nel lungo periodo. A fronte dei tanti soldi lucrati, vi è il degrado e lo sfruttamento delle risorse territoriali o locali che rapportato a qualunque “ristoro”[1] è solo un piatto di lenticchie né abbondante né ben condito; insomma poca cosa a paragone dell’ammontare del costo del danno procurato a totale svantaggio delle comunità locali.

Questi procacciatori d’affari non sono altro che una deriva del pensiero e del sistema normativo apparentemente environment friendly[2], ovvero quello di produrre energia da fonti cosiddette rinnovabili contro la dittatura del carbone e del petrolio, del nucleare e dei gas. Pertanto, i procacciatori oltre a conseguire lauti guadagni si considerano persone perbene, degne di rispetto ed ammirazione, in loro non alberga ombra di dubbio circa la eventualità di svendere, di svilire la integrità e la dignità dei territori, barattando il giusto con il lecito, il buono con l’utile, il necessario con il superfluo, la sobrietà con l’eccesso, la misura con la dismisura.[3] Essi pensano ai loro figli ed ai loro concittadini solo in termini di ricchezza materiale senza contabilizzare il livello di miseria culturale, ambientale e sociale che la loro azione produce. In fondo utilizzano la legge per il mero arricchimento generale sul filo del reato, lungo un confine labile e confuso tra economia e burocrazia, tecnologia e ingordigia, legalità e furbizia.

Sud Italia
 

Non è sempre giusto agire solo in forza di un decreto, le leggi sono “generali” e assai spesso cercano di regolamentare ambiti ed aspetti della vita comune ignorando a volte le conseguenze che tali provvedimenti possono produrre sulla vita reale e sull’ambiente fisico delle persone. E mica si può prendere in considerazione tutto? Che siamo Einstein? Sì è vero ci sono gli esperti, ma nonostante la schiera di esperti, -ormai non si può più prendere una sola decisione senza chiedere una consulenza ad un esperto o a qualche sedicente competente-, qualcosa sfugge. Dopo tutto, male che va c’è sempre un condono, una sanatoria, una amnistia, un lodo, un emendamento, una bonifica che ci salverà. Esiste sempre una toppa, una “pezza a colore” possibile, un cavillo burocratico o una delibera da re-interpretare, insomma da qualche parte si trova sempre una “valvola di sicurezza” un “fattapposta” che riesce ad aggiustare le cose.

La povertà non equivale alla miseria, come lo sviluppo non equivale alla ricchezza

Qualche decennio fa il sud era povero. Molto povero, le persone non avevano neanche il necessario, ma avevamo sempre quello che serviva, magari mancava il cibo ma avevano, il senso di sé, sapevano sempre chi e dove fossero con consapevolezza e decoro.
Oggi al sud non esiste più la povertà, il pane, il companatico e tanto di più non mancano, ma si ha la netta sensazione di aver perso qualcosa, come se qualcosa che prima c’era, era presente ed immanente oggi  sia venuto meno.

Nel passaggio tra povertà e sviluppo i meridionali hanno perso per strada qualcosa, di non risarcibile, un sorta di specificità caratterizzante un misto di  fierezza e di dignità[4].

Comunità che avevano nei secoli resistito a decine di invasioni che erano risorte indomite dopo ogni distruzione, dopo ogni flagello, si sono arrese alla marginalità non tanto economica quanto culturale dello sviluppismo imperante. L’antica fierezza è stata barattata con la violenza, la criminalità, il malaffare, mentre la dignitosa povertà e stata scambiata per accidia, inedia, incapacità.[5]

L’antica autonomia contadina, il fare affidamento solo sul proprio lavoro, è stata un po’ alla volta sostituita dalla svilente attesa delle provvidenze e delle regalie dello stato. Mio nonno a 90 anni si meravigliava ogni mese di riscuotere la pensione ed il fatto che potesse ricevere dei soldi senza lavorare lo stupiva ogni volta, tanto era abituato alla fatica. Oggi tutti pretendono, tutti dipendono, ognuno si aspetta e nel frattempo tutto si avvilisce e degrada un tale atteggiamento, non solo, denuncia la perdita dell’antica autonomia, ma denota l’evidente dissolversi della dignitosa fierezza delle popolazioni meridionali.

Chiedersi, ragionare, narrare, spiegare come tutto questo sia potuto accadere dovrebbe essere il compito degli intellettuali, dei giornalisti, dei tanti e diffusi leader delle diverse comunità meridionali, degli italiani di ogni latitudine che abbiano a cuore le sorti della intera nazione.

sud italia satellite notte
 

Investire si può e si deve, ma sulle risorse reali.

Il talento dei tantissimi giovani meridionali, l’alta percentuale di scolarità sono il settore dove impegnarsi ed investire lasciando ad essi la possibilità di creare ambienti e condizioni nei quali vivere, un andare avanti nella continuità dei luoghi e delle culture.

E’ esattamente qui che bisognerebbe investire ogni risorsa possibile, infatti, la vera ricchezza del meridione sta nel “capitale umano”: giovane, esuberante, creativo. Valorizzarlo, dando la possibilità di farlo crescere in loco è l’unica cosa intelligente da fare, non servono né patti territoriali né contratti d’area né tanto meno nuove cattedrali nel deserto. Basterebbe dare fiducia all’intraprendenza e alla voglia di fare delle migliaia di giovani meridionali per rendere possibile qualsiasi “epifania”.

Gli esempi ci sono prendete i progetti denominati “Bollenti Spiriti” della regione Puglia, la creazione dei Laboratori Urbani, le tante ed originali iniziative nate con i bandi di “Principi attivi” che hanno messo in moto idee, entusiasmo, innovazione e recuperato decine di strutture inutilizzate se non abbandonate.

Disintossicare l’intero apparato pubblico amministrativo da antiche mentalità e liturgie burocratico assistenzialistiche dovrebbe essere il vero impegno del presente e del futuro dei decisori politici e delle comunità locali.

Le situazioni peggiori, infatti, non dipendono esclusivamente dalla mala-politica, ma dalla mala-amministrazione. Mediamente il politico propone ma è il burocrate che dispone ovvero trova le strade, gli appigli normativi, gli iter documentali, disegna ed individua i percorsi ed i passaggi istituzionali, infine stila gli atti affinché si possano realizzare le cose buone o cattive che siano.

eolico parco energia
 

A dire il vero, a volte i politici/amministratori hanno solo una vaga idea di quello che vogliono o possono fare, può capitare anche che non ne abbiano nessuna, sono i burocrati che suggeriscono che stimolano che impediscono che fanno piovere o nevicare se e quando vogliono. I politici passano e si alternano mediamente ogni lustro i burocrati restano in servizio anche per più decenni sono loro la continuità amministrativa, sono loro che possono affossare o realizzare progetti, assumere o non assumere persone compenti (sempre loro compongono le commissioni concorsuali), sono loro che possono spostare ed incaricare i dipendenti (l’uomo giusto al posto giusto).

Se le cose funzionano o sono corrette è merito loro, se le amministrazioni fanno “cabale” o atti para legali, se non disonesti, la responsabilità è esclusivamente la loro. Se le pubbliche amministrazioni sono efficienti o ignave, se abusano della loro discrezionalità, la responsabilità è di tali apparati. Molte volte si dimentica tutto questo e si inveisce nelle piazze o sui mezzi di comunicazione contro questo o quel partito, contro questo o quel politico, ma poco o nulla si dice circa il comportamento dell’apparato burocratico; in generale si parla delle complicazioni e della  farraginosità degli iter e delle pratiche, mai o quasi, del funzionamento e della conduzione della macchina nel suo complesso.

Ci si domanda mai chi sono a gestire e dirigere queste complicate liturgie a rendere un procedimento veloce o lentissimo? Se chi è preposto a dirigere la macchina amministrativa si assume le relative responsabilità o se è solo capace di scaricarle ad altri, in un gioco infinito di rimandi e di attribuzioni, le proprie competenze? A ben vedere è proprio questo che blocca ogni “da farsi”.

Come sempre non è bene sparare nel mucchio, queste sopra descritte sono solo alcune delle difficoltà in cui il meridione soffoca le iniziative locali, infatti non è detto che tutti gli Enti abbiano macchine amministrative negligenti o “faziose” sicuramente bisogna confidare nelle eccezioni che evidentemente ci sono, nella speranza che strada facendo ci si possa liberare dei funzionari imbelli, incompetenti, malfidati, irresponsabili, che hanno un unico merito quello di essere: “amici degli amici”.

energia rinnovabile 800
 

Allo stesso filone appartengono le litanie recitate come un mantra da politici, giornalisti, intellettuali, opinionisti, (commercialisti, avvocati, etc.) in mala fede e che recita: “Le regioni meridionali non spendono i fondi europei”. Le loro argomentazioni circa il “presunto” ritardo delle regioni meridionali “denunciano” l’incapacità da parte di queste ultime di accedere ai fondi europei o di non riuscire ad impiegarli fattivamente nei piani di “sviluppo” delle diverse aree meridionali.

I “Padri sognatori” dell'Europa Unita avevano immaginato una confederazione, una nazione, assai diversa da quella unione attualmente realizzata. Tutti partivano della unione dei popoli europei, cosa, naturalmente, difficilissima. Pertanto all'atto pratico si è scelto di cominciare con le cose più semplici, prima gli accordi sulla produzione del carbone e dell'acciaio, poi quelli sulla produzione agricola, poi sulla circolazione delle persone, la banca europea, la moneta unica, etc. Insomma, guarda caso si è pensato di partire dall'economia che in fondo per quelli che lavoravano ai fianchi della “macchina europea” era il credo, una sorta di religione unica che poteva provare a tenere tutti assieme e magari anche di comune accordo.

Gli esiti sono sotto gli occhi di tutti e vanno dalle “quote latte” ai brevetti agricoli, dai succhi di frutta alle etichette alimentari, etc. regolamentazioni a volte assurde se non capotiche che nulla hanno a che vedere con le caratteristiche agricole dei luoghi e delle popolazioni. Imporre di fare le mozzarelle campane con il latte in polvere proveniente dalla Germania o dall’Olanda è una cosa naturale e sensata o una follia sancita da una risoluzione del Parlamento Europeo? Ma questo tema ci porterebbe lontano pertanto pur registrandolo ci si ripromette di affrontarlo in una prossima riflessione.

Tornando ai mitici “Fondi Europei” che tutti immaginano siano una sorta di manna che scende divinamente da cielo, sarebbe bene ricordare che altri non sono che una quantità di danaro quasi pari al contributo che lo stato italiano versa alla stessa Europa periodicamente e che ci ritornano sotto forma di Fondi a fronte della presentazione di progetti da finanziare a norma di un bando che attua obiettivi di un progetto europeo pensato per lo sviluppo di alcune regioni “sotto-sviluppate”. All’apparenza tutto molto semplice l’Europa individua le aree territoriali (per l’Italia le regioni meridionali)  determina degli obiettivi, emana dei bandi per accogliere progetti che realizzino tali obiettivi. Fino a qui niente di complicato.

Salvo che, con il passare del tempo  gli obiettivi sono diventati sempre più astrusi e la progettazione da presentare per ottenere i fondi europei è diventata sempre più complicata. Un progetto di solito è un’idea che viene sviluppata in ogni suo minimo particolare per essere attuata. Qui non basta solo avere un’idea occorre che la stessa sia compresa in un quadro generale dettato sempre dall'Unione Europea e che contenga una serie di pre-condizioni, parametri, partner, co-finanziamnti, etc. in modo tale che per ottemperare a tutti i requisiti del bando “l’idea originale” deve prendere una sorta di forma adattiva che alla fine non risponde più a quello che il creativo aveva immaginato ma piuttosto alle caratteristiche richieste dal bando. Il più delle volte il progetto trasforma l’idea originale nel famoso “minollo” di troisiana memoria o in un ancora più famoso “sarchiapone” animale sconosciuto ed in-conoscibile, ma che tutti fanno finta di sapere bene di cosa si tratta, come nella fantastica gag interpretata dalla coppia: Walter Chiari e Carlo Campanini.

puglia paesaggio
 

Nel costruire il progetto così come richiesto dal bando europeo ci si accorge che è diventato qualcosa che risponde più a quello che i criteri di chi ha pensato il bando che a quello che si pensava, invece, di fare. Infatti, è più ragionevole pensare che chi è sul posto sappia di cosa ha bisogno il territorio e non che lo sappia una commissione che parte da studi e trend statistici e proiettivi dettati da chissà quale interesse specifico se non proprio da potenti lobby costituite dalle grandi multinazionali.

La sensazione è come se ci fosse qualcuno che ha bisogno di fare delle cose, le suggerisce agli organismi europei, che ne derivano degli obiettivi, che richiedono una progettazione, che risponde a quanto l’ispiratore è specializzato a fare. Sì, ora che ci rifletto, è proprio così si fanno delle cose non per quello che serve e che il territorio magari riuscirebbe a fare con naturalezza ed efficienza, ma per forza di necessità ovvero pur di ottenere il finanziamento si finisce per progettare delle cose che a nessuno servono all’infuori di chi ha ispirato l’obiettivo.

Per altri versi, poi, quando si dice che i fondi non vengono utilizzati, la qual cosa ormai è diventato uno slogan, la verità è che la procedura per la progettazione e la presentazione del progetto è talmente complicata che difficilmente se ne comprende l'iter e anche se hai tali e tante competenze c’è sempre il bisogno di doversi rivolgere ad una agenzia specializzata che pretende parcelle e percentuali per la prestazione tanto alte da rendere l’impresa non conveniente.

Detto tra noi, esiste una modalità semplice per accedere ai fondi, infatti vi sono bravi professionisti che girano le lande del sud proponendo progetti già belli e fatti e non ci crederete anche già finanziati bisogna solo adottarli, se non ci credete chiedete alla dott.ssa Gabanelli, quella di “Report” magari ci realizza una puntata per la nuova stagione di Rai Tre.

In sintesi la progettazione europea non solo nasce male, i bandi sono finalizzati a raggiungere obiettivi capotici se non astrusi, ma si evolve peggio attraverso iter di realizzazione e presentazione pressoché inaccessibili. Conclusione,  anche se l'idea ti viene, te la tieni perchè le condizioni per presentarla richiedono tante prerogative da stravolgerla, l’iter di presentazione è altamente complicato, i vincoli sono spesso inaccettabili. Pertanto non vale la pena lavorare tanto per non ottenere nulla.

Der Osten lebt ape
 

Agli amici tedeschi

Due parole per gli amici Tedeschi. Abbiamo capito, volevate dimostrarci che nonostante la sconfitta subita (in illo tempore) eravate in grado di mettere sotto tutti e di conquistare il mondo, senza le armi, magari usando solo l’economia.  Abbiamo visto, ci siete riusciti, vi diciamo bravi, ma vi ora chiediamo: la finiamo qui o volete andare oltre? Affamare, umiliare, vessare, sottomettere gli altri popoli europei ricorda in qualche maniera, tempi, ideologie, pensieri con aggettivazioni che pensavamo aveste una volta per tutte ripudiato.

Sì perché, vedi Angelina, non è tanto importante lo strumento che usi (armi, economia, politica, tecnologie a colori o spaziali, etc.  ), ma se il fine resta quello di zio Adolfo, tipo: la razza ariana, il dominio dell’Europa  e non aggiungo altro, allora "stiamo proprio apposto".

A dire il vero l’umanità vi deve molto basterebbe elencare i vostri giganti del pensiero da Marx a Kant, da Heidegger a Husserl, da Jaspers a Nietzsche, da Hegel ad Habermas, l’elenco sarebbe quasi interminabile, solo ad elencare quelli più conosciuti non basterebbe un'Enciclopedia. Tranquilli, siete bravi, siete proprio bravi.

E quanto il mondo abbia preso dal vostro modo di pensare non è gia una considerazione straordinaria? Non vi basta che tutti sappiano che se gli americani sono andati sulla luna a mandarceli è stato un certo von Braun? Non siete contenti di aver generato nell’immaginario collettivo la figura leggendaria del famoso dottore Clyde Crashcup (dalle caratteristiche tedesche ma dall’accento stranamente pugliese: “lìunard porta il carrèll”) dinoccolato scienziato pazzo dei cartoni animati anni ’60 (Alvin)?

Dov’è il grande pensiero tedesco capace di illuminare il mondo e le genti di cento e più generazioni? Dov’è Wim Wenders? (l’ultimo dei grandi intellettuali europei). Qualcuno è in grado, lì in Germania, di iniziare a far rinsavire gli stormi di falchi che nuovamente offuscano i vostri già cupi cieli? Orsù amici teutonici conquistateci con l’intelligenza ma lasciateci campare, lasciate stare i nostri governanti, non li pressate hanno tempi ed idee poco razionali, ma bene o male qualcosa riescono a farla. Se non li obbligate.

 

[1]  Così si definisce il rimborso o il ri-pagamento del danno ambientale.

[2] Amico dell’ambiente.

[3] Pier Paolo Pasolini sulle pagine del Corriere della Sera, il 14 novembre 1974 scriveva: «Io so i nomi dei responsabili delle stragi. Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi. Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.»

[4] Parole antiche ed ormai desuete che significano: consapevolezza del proprio valore, della propria dignità, qualcosa che oggi si potrebbe definire come autostima, ovvero la considerazione che si ha di sé, delle proprie capacità e della propria identità. La qualità di chi o di ciò che suscita rispetto. Esse possono essere considerate anche come sinonimo di orgoglio.

[5] Wigliam Ernest Henley: Invictus – Dal profondo della notte che mi avvolge,/ buia come il pozzo che va da un polo all’altro,/ ringrazio qualunque dio esista/ per la mia anima invincibile./ Nella feroce morsa del caso/ non ho arretrato né ho gridato d’angoscia,/ sotto la scure della sorte/ il mio capo sanguina ma non si piega./ Oltre questo luogo di collera e di lacrime/ incombe solo l’orrore dell’ombra,/ eppure la minaccia degli anni/ mi trova, e mi troverà, senza paura./ Non importa quanto sia stretta la porta, quanto pieno di castighi il destino./ io sono il padrone della mia sorte:/io sono il capitano della mia anima.

(ennio.tangrosso@virgilio.it)

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Pubblcato in precedenza: Renzi, il Masterplan per il Sud. La paura corre sul filo

                                      Il Sud implora Matteo Renzi "Presidente, faccia fare a noi!"

                                      Masterplan, no grazie! Nuovo paradigma per il Sud

                                     

                                     

                                     

 

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