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Under 30 e dintorni
Francesca Del Nero “Sogno giovani leader guidati dall'integrità”
Francesca Del Nero

Il 20 marzo si è festeggiata la Giornata mondiale della Felicità, un evento sentito come una necessità dallo stesso Segretario-Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, che in occasione della sessantaseiesima sessione dell’Assemblea Generale ha affermato: “Il mondo ha bisogno di un nuovo paradigma economico che riconosca la parità tra i tre pilastri dello sviluppo sostenibile. Le tre forme di benessere: sociale, economico e ambientale sono indivisibili. Insieme determinano la felicità globale lorda. Per tali motivi, occorre sancire il primato della Felicità Nazionale Lorda sul Prodotto Interno Lordo, riconoscendo l’importanza della felicità e del benessere quali obiettivi universali e aspirazioni comuni per tutti gli abitanti della terra.”

Un tema fortemente collegato con il mondo del lavoro tanto che dal 1° gennaio 2011 in Italia sono diventati obbligo di legge il controllo e la riduzione dello stress, per cui tutto il mondo corporate si trova di fronte a un’assunzione diretta di responsabilità in relazione al benessere psico-fisico dei propri collaboratori.

Da qui parte il progetto “Happy People in Happy Companies” della School For Dreamers, ideata e diretta da Francesca Del Nero.

School For Dreamers opera sia con le aziende che con i giovani, gli under 30, con progetti mirati a far emergere i loro talenti, a farli diventare consapevoli di sé, a creare i leader di domani.

 

Francesca, abbiamo detto che sei la fondatrice e direttrice della School for Dreamers. Ci vuoi parlare delle idee fondamentali alla base di questo progetto?

School for Dreamers nasce da una grande idea che è sorta da un libro che ho letto diversi anni fa e che mi ha capovolto l'esistenza, “La scuola degli Dei” di Stefano D'Anna, ed è proprio su questo libro, su questa filosofia di vita che è fondata la scuola. I suoi principi, i nostri principi derivano da questo libro. School for Dreamers ha un'anima che è la casa editrice; io sono stata un dirigente di una banca d'affari per tanti anni, un mondo da cui sono uscita completamente nel 2010 e ho fondato da zero una casa editrice. È una piccola realtà che non ha l'obbiettivo di diventare un colosso a livello editoriale, semplicemente pubblica libri che portino un messaggio di rinnovamento all'umanità. Poi c'è il braccio operativo, dato dai corsi, seminari, programmi, eventi che organizziamo per ispirare tante più persone possibili ai principi del “sogno”. Il “sogno” ha una sua tecnologia e quindi la mia nuova missione nella vita è appunto la sua diffusione a tutti i livelli della società, con programmi che si rivolgono sia ai giovani che alle aziende. Ho vissuto per anni la realtà aziendale e quindi ne conosco tutte le dinamiche, così ho messo insieme un team competente, sempre ispirato dagli stessi principi, che porta avanti il progetto “Happy people for happy companies”.

Ci vuoi parlare di queste tue due anime, di questo percorso che da manager ti ha portata all'attività di cui ti occupi ora? Come è avvenuta questa trasformazione?

È avvenuta in maniera particolare, nel senso che non venivo da una vita difficile in azienda, complicata o insoddisfacente, tutt'altro, venivo da un periodo molto bello in cui avevo imparato e dato tantissimo. Però ero arrivata ad un punto in cui sentivo che c'era altro che dovevo fare nella vita, non mi proiettavo in un futuro in cui immaginavo la pensione e così via e proprio in questo periodo mi è stato regalato questo libro che ho letto ritirandomi per quattro giorni da sola a Taormina. E quando sono rientrata, la mia vita è cambiata, ho apportato molti cambiamenti alla mia esistenza privata e poi anche professionale.

Come opera in pratica la scuola per raggiungere gli obbiettivi che si è proposta?

Come abbiamo già accennato, ci sono i programmi per le aziende, che sono personalizzati a seconda degli obbiettivi specifici.

Poi, la punta di diamante è il “Viaggio nell'essere”, il viaggio che ognuno di noi dovrebbe compiere perché tutto quello che noi creiamo nella realtà proviene da moti dell'essere, da dentro. È la parte invisibile che crea la realtà esterna. Quindi se la realtà esterna non ci piace, non possiamo cambiarla, dobbiamo prima cambiare noi stessi. Usando l'espressione inglese inside-out, tutto parte da dentro e si proietta verso l'esterno. La realtà esterna è la proiezione dei nostri pensieri, delle nostre emozioni, tutto nasce sempre da dentro. Proprio come un'opera d'arte che nasce prima dentro alla mente e al cuore dell'artista che poi la realizza, la dipinge, la plasma o la suona.

Inoltre vi sono i seminari a tema, sempre su questi temi.

Quindi è corretto affermare che si tratta di una vera e propria filosofia di vita?

Assolutamente. Diciamo che è un capovolgimento di quella che appare essere la vita ordinaria. Purtroppo vediamo tanta sofferenza in giro, tanto dolore, tanta insoddisfazione e demotivazione. Viviamo molto di più in questi stati, intervallati da qualche momento di gioia e felicità. Per lo più viviamo meccanicamente, conducendo una vita senza esserne completamente consapevoli. Non siamo “svegli”, in un certo senso. E così facendo non siamo completamente padroni della nostra esistenza, ma in balia degli eventi, tra continui alti e bassi. Invece dobbiamo riuscire a trovare una stabilità interiore che ci consente di proiettare nella realtà eventi che abbiamo scelto.

Abbiamo già accennato al progetto “Happy people”. Ci vuoi dire più concretamente in cosa consiste?

Il progetto è tagliato su misura sulle esigenze dell'impresa, della banca, del committente. Ma i principi basilari sono quelli che vanno a unire tutte le forze in campo. Per far cosa? In teoria ci sono già tutti i vari servizi dipartimenti, completamente separati. Ecco, parte tutto da qui, da questa separazione accentuata dalle divisioni di comunicazione, dalla frammentazione delle attività, in cui ognuno fa il suo “compitino”. Nessuno o pochi sentono di appartenere a quell'azienda. Se non c'è questo senso di appartenenza, se non c'è questa unità, l'azienda, prima o poi, incontra dei problemi e se non li vede, se non realizza cosa sta frenando uno sviluppo, i problemi cresceranno sempre di più. E l'imprenditore crederà che le circostanze siano dettate dall'esterno, per le varie difficoltà, la crisi. E invece non è così. Perché, anche durante la grande crisi partita nel 2008, ci sono tante aziende che hanno avuto un'evoluzione meravigliosa.

Quindi è centrale che ci sia un leader che riesce a tenere unti i suoi uomini e le sue donne intorno a un sogno imprenditoriale. Così, quando andiamo nelle aziende è proprio questo che facciamo: uniamo le persone, facciamo in modo che si rendano conto delle dinamiche negative, talvolta inconsce e meccaniche, che creano elementi di disagio e problemi. Quindi noi risvegliamo queste dinamiche, cercando di unirli intorno ad uno stesso sogno. E così otteniamo un'impresa compatta e unita, in cui tutti sono partecipi e compartecipi, a tutti i livelli, perché ognuno dà il suo contributo. E quando le persone si sentono parte di qualcosa di grande e importante, in loro nasce la passione, emergono la creatività e nuove idee. Bisognerebbe cancellare la parola “dipendenti” sostituendola con “sostenitori di un progetto”. Deve esserci assolutamente il rispetto, anche dei ruoli, ma questo non significa che ognuno non possa essere un grande contributore, non possa portare nuove idee.

Ci vuole una nuova filosofia aziendale.

Stefano D'Anna ha scritto anche un altro libro, “A dream for the world”, che racchiude sinteticamente i principi de “La scuola degli Dei” ma in chiave aziendale. È la storia di un grande imprenditore che è partito da zero, una storia che ne racchiude al suo interno molte altre e che attira sempre molto l'attenzione dei leader.

Restando sempre collegati a questo tema, com'è oggi il rapporto stress-felicità negli ambienti lavorativi? Quali sono gli errori da evitare?

Infiniti. Però se uno non li vede, non ci si sa neanche rapportare, non li si può cambiare. Io posso cambiare solo qualcosa che è dentro di me. Nelle aziende gli errori sono infiniti, i conflitti continui, ma sono sordi, a causa di un'energia che si crea all'interno di determinate realtà. Ad esempio, estremamente frequente è la presenza della paura, di parlare, di perdere il posto di lavoro e così via. Lo stress all'interno delle aziende è dato principalmente dalla paura, espressa in varie forme perché la paura è la madre di tutte le emozioni negative come l'invidia, la gelosia, la paura di non essere all'altezza.

Ci sono poi aziende che invece hanno capito questi aspetti e hanno fatto di tutto per creare al proprio interno un clima sereno, disteso, autenticamente collaborativo.

 

Nel mio blog, come sai, mi occupo di tutto quanto concerne i giovani under 30. Vuoi parlarci di loro e della loro situazione oggi, in relazione alla Leadership del futuro, che è parte integrante della vostra Mission?

Purtroppo, nella maggior parte dei casi, i giovani sanno poco cosa vogliono fare. Sanno molto poco di loro stessi e quindi, di conseguenza, ancora meno di quello che vogliono fare nella vita. Iniziano degli studi, li portano più o meno avanti, ma non sanno esattamente perché hanno intrapreso quella strada. E questo vale anche per chi è laureato, anche con il massimo. Dobbiamo entrare in un'ottica in cui le competenze vanno date quasi per scontate.

Ma cosa fa la differenza per un futuro leader? Il suo sogno, quello che vuole creare, quello che vuole fare. Intorno al sogno si costruisce una forza.

Noi ispiriamo i giovani a far emergere il loro talento, a tirare fuori quello per cui sono nati e diamo loro gli strumenti per potere poi concretamente portare avanti, realizzare “quello in cui hanno creduto prima ancora di averlo visto”.

I giovani sono la nostra speranza e dobbiamo puntare su di loro. E prima ancora, sui bambini. Ho pubblicato un libro, “Il piccolo dreamer”, ed è da di lì che dobbiamo partire perché i bambini sono già straordinari di per sé. Siamo noi adulti che li “roviniamo”, continuando a educarli come siamo stati educati noi e il mondo non è più quello di prima.

I leader del futuro sono persone che, al di là delle competenze, agiscono e agiranno sempre più con la leva dell'integrità. Noi abbiamo di fronte un panorama tristissimo, in cui l'integrità è violata continuamente. Ci vogliono nuovi leader guidati da etica e integrità. I giovani hanno già queste qualità, noi li aiutiamo a rendersene conto e a tirarle fuori completamente.

Quindi, che consigli ti senti di dare ai giovani?

Di sviluppare la consapevolezza, rendersi consapevoli di loro stessi, imparare a conoscersi e diventare veramente creatori della loro realtà, per loro stessi e per il mondo che sta loro intorno. Perché bisogna uscire dall'egoismo e dall'egocentrismo, i giovani devo creare cose nuove che vanno a impattare sulla loro vita personale ma anche su quella degli altri.

I giovani devono prendere piena responsabilità della loro vita, smettendo di accusare, lamentarsi, compiangersi per questo o quello, per la crisi, per le difficoltà economiche, per il lavoro che non c'è… Rivolgendo lo sguardo alle circostanze esterne per lo più difficili stiamo dando ancora più forza ed energia a quelle stesse circostanze. Il lavoro da fare è: sì, vederle ma non farsi catturare da esse, non farsi imprigionare, non rimpicciolirsi a causa loro, non farsi ipnotizzare. Noi tutti abbiamo il compito di essere sempre più CAUSA della nostra esistenza e non EFFETTO. Per uscire da questo labirinto c'è solo il VOLO, uscire dagli schemi obsoleti, abbandonare pregiudizi, liberarsi dalla paura, tornare a credere in se stessi, solo così potranno, potremo tutti, creare la realtà che scegliamo di vivere senza più subirla.

Parliamo del vostro Team. Chi sono i vostri collaboratori e che caratteristiche devono possedere?

Persone con competenze in vari settori, dalla psicologia alla musica, all'arte, al team building, all'economia e così via. Poi, di volta in volta, a seconda delle esigenze e delle richieste, si valuta il da farsi.

Ma la cosa fondamentale, che lega tutti i nostri collaboratori, è che devono aver letto il libro, devono averlo amato e studiato e condividere la nostra visione.

Per concludere, Francesca, come vedi il futuro della nostra società?

Io mi sono buttata in questa impresa nel 2010 e c'era molta chiusura su questi temi mentre all'estero tutto questo era già molto più avanti. Da un paio d'anni, invece, le cose sono molto cambiate e stanno cambiando sempre più rapidamente. Questo mi lascia ben pensare che in un medio termine tante cose possano finalmente emergere. Ma cos'è che deve emergere? Che nulla può essere cambiato dall'esterno se non cambiamo noi stessi e quindi io mi auguro che si arrivi alla consapevolezza che ci si deve svegliare. Se continuiamo a dormire continueremo a produrre solo la realtà che si sta manifestando ora.

 

 

Gian Luca A. Lamborizio, alessandrino di nascita e milanese di adozione, ha frequentato il liceo classico e proseguito gli studi in ambito giuridico. È autore di “AAA Futuro cercasi. Essere giovani in tempo di crisi” e di “Penombra”, edito da Eretica Edizioni. Collabora come redattore con MilanoNera, diretta dallo scrittore Paolo Roversi, col settimanale La voce e altre testate.

Per esprimere i vostri commenti e pareri e se avete qualcosa di interessante da raccontare, non esitate a scrivere a: gla.lamborizio@gmail.com

 

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