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Under 30 e dintorni
Giovani scrittori, Garp Under 30 e Luciano Funetta

Torniamo a occuparci di under 30 e scrittura e lo facciamo grazie a Marco Nardini, agente letterario, titolare dell'agenzia Otago, nonché presidente dell'associazione di promozione sociale “Il mondo secondo Garp”, che si occupa tra l'altro del progetto Garp Under 30. Marco è riuscito a dar vita e a far crescere un interessante progetto che, mediante un festival e due premi letterari, si prefigge di individuare a aiutare i giovani talenti del mondo letterario italiano, un mondo che sappiamo essere tutt'altro che facile.

Quest'anno vincitore del premio per romanzi editi di autori under 30 è Luciano Funetta, classe 1986, che con il suo Dalle rovine, edito da Tunué, ha addirittura concorso al prestigioso Premio Strega 2016.

Ne ho approfittato per fare due chiacchiere con entrambi e farmi raccontare, da due professionisti del settore, com'è oggi il mondo editoriale per i giovani autori, ma anche quali sono i loro progetti.

 

Marco, vuoi raccontarci come e perché è nata questa vostra avventura?

L’idea di Garp Under 30 nasce qualche anno fa, precisamente nel 2012. Ho cercato di far collimare due pensieri che avevo in testa e che mi stavano a cuore: un festival letterario originale e di ampio respiro a Bologna; provare a sostenere i giovani autori, dar loro visibilità. Così ho unito le due cose e ne è venuta fuori una prima edizione, un po’ delle prove generali, con pochi autori e librerie selezionate, nel 2012. Dopo un periodo di assestamento, siamo poi ripartiti nel 2015 con una versione molto più ricca di eventi e autori, e un programma molto articolato spalmato in tre giorni. Abbiamo potuto farlo perché, nel frattempo, ci siamo riuniti in associazione di promozione sociale con alcune persone che hanno deciso di impegnarsi in questo progetto.

 

Come sono strutturati il Garp Festival e il premio letterario?

Il festival si svolge in tre giorni (venerdì, sabato e domenica) a Bologna, a fine maggio. Abbiamo avuto una dozzina di autori alla prima edizione, una trentina alla seconda e più di trenta alla terza, quest’anno. Vi sono appuntamenti in moltissimi luoghi della città, dalle librerie e biblioteche, ai bar e ristoranti, fino a giardini, mercati, negozi, spazi all’aperto… È un modo per portare i libri anche in posti dove di solito non sono contemplati e coinvolgere un pubblico variegato.

Abbiamo pensato anche di spaziare e cercare di non fare solo presentazioni “classiche”, andando a toccare altre forme d’arte: in questa edizione abbiamo avuto, per esempio, un monologo teatrale e due serate con concerti di musicisti sempre under 30.

Collegati al Garp Festival vi sono due premi letterari: uno dedicato a romanzi inediti di scrittori under 30 esordienti, il cui vincitore otterrà una pubblicazione dalla casa editrice Caracò; e uno invece per la migliore opera di narrativa pubblicata da autori under 30, intestato alla “Città di Bologna” e realizzato in collaborazione con il Comune di Bologna e il Comitato Giovani UNESCO.

 

Quale fine vi siete proposti con queste iniziative?

Una frase che utilizziamo sempre per descrivere il nostro progetto è “valorizzare i giovani talenti come vera risorsa culturale, indispensabile per raccontare il presente e creare il futuro”. Stiamo parlando di scrittori under 30, quindi di ragazzi che attingono a piene mani dal nostro contemporaneo, e promuovere loro significa dare una chance e una spinta a quelli che saranno, per forza di cose, i protagonisti della letteratura di domani. Individuare questi talenti e agevolargli il cammino è il primo obiettivo del nostro progetto.

 

Da esperto del settore, quali sono i maggiori problemi che incontrano a oggi i giovani talenti letterari italiani, al fine di farsi conoscere e giustamente valorizzare?

Oltre ai soliti problemi che possono incontrare anche scrittori con più anni alle spalle, che sono gli stessi del mercato editoriale di cui si parla già abbastanza in altre sedi, lo scrittore giovane ha l’aggravante, trovandosi magari all’esordio, di non avere uno zoccolo duro di lettori alle spalle né una rete di contatti a livello mediatico, e spesso rimane schiacciato dalle nuove uscite degli autori più affermati che hanno già la strada spianata.

Sui giovani bisogna lavorare di più e meglio per far venire fuori il libro; anche solo convincere un giornalista a leggere il romanzo di un esordiente piuttosto che di un autore già conosciuto è un’operazione spesso lunga e minuziosa, che non sempre porta ai risultati desiderati.

Un buon modo può essere, per esempio, quello di sfruttare i premi letterari, che molto spesso (quando non sono governati dagli “agganci” dei più grandi) aiutano a concentrare l’attenzione su titoli meritevoli e danno molta visibilità all’autore. È anche per questo motivo che abbiamo pensato al premio per la narrativa.

 

Secondo te, quanto spazio c'è ancora per un under 30 che voglia intraprendere la bellissima ma tormentata professione di scrittore? E quali sono le tre doti che dovrebbe comunque possedere, oltre a quella di avere contenuti da proporre?

Il problema non è lo spazio, quanto la poca selezione che si fa sui titoli che devono occupare questo spazio. E mi riferisco al fatto che, parlando di “spazio” inteso come quello all’interno delle librerie, esso è spesso occupato da libri inutili, scelti non si sa da chi e perché, oppure autoprodotti o di amici di, togliendo così il posto ad altri che meriterebbero invece di essere più in vista. Questo è il vero dramma, perché mi rendo conto che per un lettore orientarsi fra gli oltre sessantamila titoli che escono ogni anno non dev’essere semplice. Peggio ancora se l’autore è sconosciuto, come nel caso degli esordienti.

Se il libro è buono, però, si trova (si deve trovare) il modo di farlo sapere e di accompagnarlo in un percorso che sia meno irto.

Riguardo le tre doti, così al volo te ne direi soltanto una: una voce, un modo di raccontare che sia autentico. Tutto il resto, non che non sia importante, ma viene dopo. Se si ha una voce vera, se si ha questo talento, si può raccontare qualsiasi cosa.

 

Quali sono gli ulteriori traguardi che vi proponete di raggiungere con le prossime edizioni di Garp Festival e con il relativo premio letterario?

Spero che il festival rimanga un appuntamento fisso a Bologna e che le istituzioni gli dedichino l’attenzione giusta, perché sono convinto che abbia tutte le carte in regola per diventare un evento di rilievo. Stiamo coinvolgendo le più importanti case editrici italiane, scrittori di grande talento, moltissime attività commerciali della città e ci piacerebbe, nelle edizioni future, riuscire a portare anche qualche autore straniero di successo, sempre rispettando i limiti di età. Ci sono persone molto capaci che lavorano a questo progetto con impegno, penso per esempio a Vito di Battista che quest’anno si è occupato dell’organizzazione del programma e mi ha dato una grande mano nella gestione dei rapporti con gli autori e gli editori; o a Lorenzo Ghelardini, che si è occupato della parte grafica e ha organizzato la mostra “Under(c)over” su dieci copertine di classici della letteratura rivisitate da dieci artisti contemporanei. Lo spirito giusto e le persone ci sono, ma ci vuole un appoggio concreto anche da chi sta nelle stanze dei bottoni.

Anche con il Premio Garp Under 30 “Città di Bologna” le porte aperte sono tante: non c’è un premio così in Italia e, se trattato nel modo giusto, potrebbe diventare in breve tempo il punto di riferimento di tutto il sistema editoriale che ruota attorno ai giovani autori di narrativa. Insomma, perché no, una sorta di Strega per gli scrittori under 30.

 

***

 

Luciano, anzitutto complimenti per la tua affermazione. Ci vuoi parlare un po' di te e della tua passione per la scrittura?

Grazie. Di me non so cosa potrei dire di interessante per i lettori di Affaritaliani. In quanto alla scrittura, è un grido di battaglia lanciato contro un nemico immaginario. Questo fa di chi scrive un allucinato, un barbone che urla in un autobus pieno di incolpevoli che, plausibilmente, potrebbero anche indispettirsi di quella intromissione. Quello che mi interessa della mia scrittura è il fatto che, quando scrivo, il mondo per me non esiste e viceversa. Ciò che riguarda la ricezione, ovvero il momento in cui il barbone viene buttato giù dall'autobus a calci nel culo, è meno interessante, perché quanto di importante doveva succedere è già successo. Gridare in mezzo a una piazza stracolma o in una casa vuota non fa differenza.

 

Dalle rovine è già stato definito da qualcuno “uno stupefacente esordio”. Ci vuoi raccontare, in poche righe, il tuo libro, ovviamente senza svelare troppo per non perdere il piacere della lettura?

Dalle rovine è la storia di un collezionista di serpenti che scopre di essere un misero dio. Questa scoperta gli conferisce il coraggio e l'incoscienza di affrontare un'esplorazione in un mondo della pornografia – in realtà un mondo pornografico – per nulla plausibile, frutto di un'elaborazione letteraria. Entrerà così in comunione con individui sopraffatti dalla malinconia, dall'abiezione, da luminose e sanguinarie visioni. Tutto si svolge in una città fantasma e a raccontare questa storia di uomini che conversano sul patibolo sono voci di spettri.

 

Come ti è venuta l'ispirazione per scrivere questo romanzo e creare il tuo protagonista?

Stavo lavorando a un racconto per una rivista. Rivera, il protagonista, era anche il centro di quel racconto che poi fatalmente è esploso e mi ha costretto ad ammettere che le notti di passione per arrivare al termine di quell'intuizione sarebbero state più di quanto prevedessi all'inizio.

 

Usando un po' di ironia, ci vuoi indicare tre motivi per cui Dalle rovine non andrebbe assolutamente letto?

  1. Perché, ringraziando Giove, ci sono libri migliori in giro.

  2. Perché ci sono in giro libri migliori che, tra l'altro, non parlano di uomini chiusi in una catacomba che sta per crollare.

  3. Perché la vostra casa sta andando a fuoco e non potete perdere tempo a leggere. Uscite il prima possibile. Una volta in salvo, voltatevi a guardare la vampa. State ancora pensando al libro? Non credo.

 

Com'è finora la tua esperienza di giovane autore?

Pubblicare ed essere letto mi ha messo sulla strada di persone che, grazie al libro, ho avuto il privilegio di conoscere, anche se sono sicuro che a furia di frequentare certi bar e certe cattive abitudini prima o poi le avrei incontrate lo stesso. Per il resto, adesso che l'ho sperimentato, al momento in cui scopri di aver scritto qualcosa che ha un valore per qualcuno preferisco quello in cui scrivi qualcos'altro con la convinzione che non lo leggerà nessuno.

 

Un consiglio anche da parte tua ai giovani che vogliono diventare scrittori?

L'unico consiglio è quello di non scrivere nella speranza che un giorno qualcuno ti chiami "scrittore".

 

 

Gian Luca A. Lamborizio, alessandrino di nascita e milanese di adozione, ha frequentato il liceo classico e proseguito gli studi in ambito giuridico. È autore di “AAA Futuro cercasi. Essere giovani in tempo di crisi” e di “Penombra”, edito da Eretica Edizioni. Collabora come redattore con MilanoNera, diretta dallo scrittore Paolo Roversi, col settimanale La voce e altre testate.

Per esprimere i vostri commenti e pareri e se avete qualcosa di interessante da raccontare, non esitate a scrivere a: gla.lamborizio@gmail.com

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