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Angelo Maria Perrino

La Famiglia X di Matteo Grimaldi: under 30 e famiglie arcobaleno

Di Gian Luca A. Lamborizio
La Famiglia X di Matteo Grimaldi: under 30 e famiglie arcobaleno
Matteo Grimaldi

Oggi, prendendo alla lettera il nome di questo blog, vorrei parlare proprio di persone “molto” under 30, cioè di adolescenti. Del loro mondo – spesso tutt’altro che facile –, dei loro problemi e delle famiglie in cui sono, naturalmente o meno, inseriti. E vorrei farlo affrontando questa volta il tema molto discusso delle adozioni e delle famiglie arcobaleno.

Ho scelto infatti di intervistare Matteo Grimaldi, scrittore e libraio (o viceversa), autore di La famiglia X, un delicato, intelligente e divertente libro per ragazzi che tutti gli adulti dovrebbero leggere, uscito qualche settimana fa per l'editore Camelozampa. Sicuramente un libro interessante, che farà discutere.

 

 

Matteo, prima domanda… Chi è Matteo Grimaldi nella vita di tutti i giorni?

 

Matteo Grimaldi è un libraio scrittore e viceversa, direi anche piuttosto felice.

Di giorno lavora nella libreria Giunti al Punto di Firenze; al mattino presto e di notte scrive con l’ottima compagnia di un gelato quasi sempre alla crema.

 

Parlaci della tua creatura letteraria, La famiglia X.

 

La famiglia X è la storia di Michael, un ragazzo di tredici anni che viene allontanato dai suoi genitori naturali e affidato a una coppia di due papà: Davide, un architetto con ciuffo scuro e la testa fra le nuvole ed Enea, un matematico magro come uno spaventapasseri, ma con un carattere mica male. Il teatro delle vicende è un piccolo borgo, Girone, per niente d’accordo con la decisione presa dagli assistenti sociali. Fortuna che Michael non è mai solo, nonostante talvolta ci si senta. Al suo fianco ha Zoe, coetanea e figlia del sindaco, che inaspettatamente si avvicina a lui. E poi pochi ma buoni sostenitori sinceri, che sono quelli che nella vita possono fare la differenza.

L’ho scritto col preciso intento di raccontare una storia speciale, che offrisse due chiavi di lettura parallele. La famiglia X è innanzitutto una storia avventurosa e divertente, indirizzata ai giovani lettori, ma non solo, perché nascosti fra le righe e i pensieri di Michael ci sono spunti di riflessione per i grandi, affinché possano porsi qualche domanda, in un momento in cui in Italia le leggi continuano a non essere sufficienti a fornire delle risposte.

 

La Famiglia X under 30La Famiglia X
 

In questo libro (di cui ho premesso che è un libro per ragazzi che tutti gli adulti dovrebbero leggere) affronti in modo lievissimo e a tratti molto divertente argomenti importanti e di attualità. Ce ne vuoi accennare qualcuno?

 

La voce di Michael è un mezzo potentissimo per riflettere sulla vita che viviamo noi e che, per quanto possiamo pensare, non è così lontana dalle vicende che coinvolgono lui e i suoi genitori. È potente perché le sue parole sono leggere, quasi distratte, ma restano nella testa.

L’instabilità famigliare è uno dei temi. La sua era davvero una famiglia disastrata e nessuno in paese se ne accorgeva, o almeno lo denunciava. L’importanza dei diritti è un altro. Mi manda in bestia chi fa finta di non accorgersi dei diritti altrui, mentre li calpesta. La genitorialità omosessuale, ma direi la genitorialità in generale. L’amicizia, che può nascere davvero dal niente, da una chiacchierata che non si esaurisce mai. L’importanza delle decisioni che prendiamo per noi e per gli altri. Ci siamo domandati prima cosa ne pensano loro?

 

Sarebbe stato possibile leggere una storia come quella di La famiglia X, ambientata in Italia, solo pochi anni fa?

 

In effetti c’è pochissima produzione editoriale in questo senso. Mi viene in mente Sei come sei di Melania Mazzucco. Sono sicuro che esistono tante storie, ma poco coraggio di pubblicarle. E questo, secondo me, è uno dei mali della nostra editoria in Italia. Manca il coraggio di osare, di pubblicare una storia che fa storcere il naso, che non rientra nei generi e sottogeneri che si muovono nelle classifiche.

 

Secondo te, in Italia i tempi sono maturi per nascere e crescere in una famiglia non composta da un padre e una madre?

 

No, ma questo non può essere una giustificazione per chinare il capo. Durante la promozione del libro mi sono ritrovato ad ascoltare interventi raggelanti. Per fare un esempio su tutti: un centro culturale al quale mi ero rivolto per organizzare un evento mi ha risposto che per tutti i membri l’unica famiglia degna di essere chiamata tale è quella composta da un uomo e una donna, e che considerano tutte le altre extraterrestri. Ha detto proprio così: extraterrestri.

D’altra parte però si fa sempre più forte la voce di chi vuol vivere in un Paese civile. Il calore con cui i lettori stanno accogliendo La famiglia X ne è la prova, insieme alle energie che in tantissimi stanno spendendo per far arrivare questa storia lontano.

 

Quali sono le problematiche che secondo te può trovarsi ad affrontare chi cresce in una famiglia “non tradizionale”?

 

Durante la stesura del romanzo mi sono posto anch’io questa domanda e mi sono documentato. C’è una ricerca della New Yorker Columbia University che ha analizzato lo sviluppo dei figli nelle famiglie gay: su 77 studi accademici 73 hanno concluso che i figli di coppie omosessuali non si sviluppano in maniera diversa dai bambini cresciuti in famiglie eterosessuali. Un altro studio interessante è quello del Research Institute of Child Development and Education dell’Università di Amsterdam che ha stabilito che gli eventuali problemi dei minori in età adolescenziale cresciuti da coppie omosessuali non sono dovuti alla tipologia della famiglia, ma alla stigmatizzazione sociale della loro condizione.

Durante le presentazioni mi confronto con assistenti sociali e genitori di famiglie arcobaleno. E da più parti arriva la conferma di quella che era stata la mia impressione iniziale: tutti i problemi riscontrati hanno a che fare col mondo esterno alla famiglia, il mondo degli altri.

Per questo l’educazione al rispetto dei diritti assume un’importanza cruciale fin da piccoli.

 

Qual è nel nostro Paese la comune percezione nei confronti di queste famiglie? Alcuni ne vedono solo i potenziali aspetti negativi… ci vuoi parlare invece di quelli positivi?

 

Non credo ci siano punti di forza o di debolezza in assoluto quando si parla di persone. Sicuramente un bimbo cresciuto da una coppia omosessuale avrà una visione del mondo libera e non legata a schemi ed etichette. Ed è quello che ci si augura possa succedere anche in una famiglia cosiddetta tradizionale.

 

In cosa ci differenziamo, sotto questo punto di vista, da altri Paesi europei, forse più avanzati?

 

Siamo molto indietro. Ma io rifletterei non tanto in rapporto ai Paesi moderni e con un grado di sviluppo avanzato, ma rispetto a tutti quei paesi del mondo considerati in via di sviluppo. Ad esempio, forse non tutti sanno che in Sudafrica dal 2006 il matrimonio omosessuale è una realtà.

 

Ha ancora un senso una distinzione fra “uomo” e “donna” in senso biologico? Non sarebbe forse più corretto ormai parlare di “persone”?

 

Una volta gli individui venivano distinti con l’unico criterio maschio/femmina. Adesso li osserviamo sul piano teorico-concettuale attraverso due aspetti dell’identità: il sesso e il genere. Il genere è un carattere appreso, non innato, sviluppato quotidianamente attraverso interazioni con gli altri.

È giusto uscire fuori dagli schemi maschietto/pistola femminuccia/bambola, ma questo non significa che sia lecito interscambiare senza farsi problemi le caratteristiche genetiche fra i sessi. Va bene la parità, ma valorizziamo anche le differenze fra sessi, che poi sono peculiarità.

 

Nel tuo libro si parla anche di tolleranza. A che punto siamo noi italiani a tal proposito?

 

I nostri tempi impongono sfide che necessitano di soluzioni urgenti. L’immigrazione, per esempio, presentata dai mezzi di comunicazione come una piaga da debellare. Torna il discorso di poc'anzi sull’educazione. Educazione e cultura sono le basi delle scelte future, e soltanto un percorso pedagogico improntato alla conoscenza di sé e degli altri, al confronto, alla tolleranza e alla solidarietà può favorire l’integrazione, abbattere i muri che spesso tiriamo su per paura o ignoranza. In questo senso mi sembra che l’Italia stia provando a costruire ponti, dando un esempio, con tutte le difficoltà del caso, a chi invece innalza muri.

 

I social… molto utili ma a volte anche spietato strumento di bullismo. Cosa vorresti dire a un adolescente che dovesse trovarsi a essere vessato e bullizzato semplicemente per ciò che è?

 

Purtroppo i social network, come tutti i mezzi di comunicazione ad ampio raggio, offrono la possibilità di sconfinare anche nel peggiore dei mondi, quello delle parole che fanno male e che rimbombano proprio per la diffusione che possono avere. Michael, Zoe, Enea e Davide ne sanno qualcosa.

Ma c’è una cosa che questa gente che si riunisce e insulta dietro un monitor non sa. Che le ferite si rimarginano e che ogni cicatrice è portatrice di forze nuove. Ecco cosa direi a un adolescente: non lo sai ancora, ma quelle parole faranno di te una persona più forte, oltre che migliore.

 

Il finale del libro (possiamo anticiparlo?) è ottimistico. Ma anche la realtà di tutti i giorni è così “rosea”?

 

Il finale è ottimistico, ma non zuccheroso. Quello che si può dire è che rimette a posto le cose senza illudere. La realtà può essere rosea oppure terribile, ma c’è sempre una strada da percorrere.

 

Ultima domanda come da copione... il sogno nel cassetto di Matteo Grimaldi?


I miei sogni sono tanti e piccoli, e quindi li tengo fuori dal cassetto e dentro lo zaino. Vorrei che La famiglia X arrivasse nelle scuole, per esempio. E poi rimettermi a scrivere e trovare un’altra storia così bella da raccontare. Ecco, i miei sogni hanno a che fare con la persistenza dei bei momenti. Vorrei che durassero, ed è in questo senso che lavoro.

 

 

 

Gian Luca A. Lamborizio, alessandrino di nascita e milanese di adozione, ha frequentato il liceo classico e proseguito gli studi in ambito giuridico. È autore di testi di narrativa. Giornalista e addetto stampa, collabora come redattore con MilanoNera, diretta dallo scrittore Paolo Roversi, e altre testate.

Per esprimere i vostri commenti e pareri e se avete qualcosa di interessante da raccontare, non esitate a scrivere a: gla.lamborizio@gmail.com

 

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