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Under 30 e dintorni
Cubeddu ad Affari: “Pechino Express? L'esperienza più esaltante della vita"
Marco Cubeddu (credits Giulia Ferrando)

È appena andata in onda la prima puntata e, come ogni edizione, Pechino Express, capitanato da Costantino Della Gherardesca, sta già riscuotendo un grande successo di pubblico. Forse uno dei pochi reality della televisione italiana che continuano ad attirare e divertire il pubblico.

Merito anche dei concorrenti, componente fondamentale di questo viaggio lungo migliaia di chilometri attraverso alcuni dei Paesi più belli ma anche difficili del continente americano.

Ho parlato con uno dei protagonisti di questa edizione, Marco Cubeddu, scrittore under 30 per Mondadori e caporedattore per Nuovi Argomenti. Un intellettuale che ha deciso di mettersi in gioco e partire per l'avventura.

Come vive quest'esperienza uno scrittore? Che risultati darà l'accoppiata a sorpresa con la truccatrice romana Silvia Farina? Tutto questo e alcuni consigli letterari sui libri che tutti dovrebbero leggere e sugli autori under 30 del momento da parte di un “addetto ai lavori” come Marco Cubeddu.

 

Marco Cubeddu, prima vigile del fuoco, poi autore con Mondadori di Con una bomba a mano sul cuore del 2013 e di Pornokiller del 2015, caporedattore per Nuovi Argomenti, ora anche viaggiatore all'avventura di Pechino Express. Qual è il fil rouge del tuo percorso?

Vorrei tanto saperlo. A volte mi sembra di intravvedere una coerenza di fondo, ma poi lascio perdere perché mi sembra una pessima abitudine mentale (o forse un pessimo sintomo neurologico) quello di trovare fili conduttori e sequenze di cause ed effetti a ogni costo. L’unica coerenza che mi interessa realmente è quella narrativa, quindi più o meno tutto quello che scrivo rimanda a qualcos’altro che ho già scritto. Probabilmente anche questo, temo, è un pessimo sintomo neurologico, ma per fortuna non se ne accorgono in molti.

 

Se dovessi individuare un aggettivo per ognuna di queste tre fasi della tua vita?

Diciamo che una costante però c’è: in ogni fase della mia vita adulta ho attraversato lunghi periodi di catatonia in cui passavo il tempo in casa, in mutande (che è un modo per dire nudo senza dire nudo) a giocare a Risiko online. Conquistare la Kamchatka è stata a lungo l’unica cosa di cui mi sia mai importato davvero.

Quindi, non so, potremmo dire che ogni fase della mia vita è… “kamchatkesca”?

 

Cosa ti ha “dato”, a livello personale e professionale, il fatto di aver pubblicato, ancora under 30, due libri con una casa editrice di tale livello? E cosa pensi che ti darà Pechino Express?

Molto, nel senso che ho cambiato vita e ho smesso di fare il pompiere (che poi, per chiarire, non ero assunto, ma “discontinuo”, che è il modo in cui il Ministero dell’Interno chiama i precari) e ho potuto mantenermi facendo quello che amo fare, cioè scrivere.

La casa editrice è una bella casa editrice, è molto grande e prestigiosa, il che è un vantaggio, ma soprattutto ha dentro persone che amano davvero i libri.

Non tutte, per carità, alcuni sono solo dei burocrati che lavorano nel mondo dei libri come se lavorassero in una florida società di confezioni.

Ma altri, lì dentro, a diversi posti della catena di montaggio editoriale, sono persone che amano davvero i libri e le persone che li scrivono.

Ed è una cosa di cui sono davvero grato, l’averle incontrate.

Da Pechino non so cosa avrò, so quello che mi ha già dato: l’esperienza più esaltante e interessante della mia vita. Ho conosciuto creature straordinarie davanti e dietro le telecamere: un cast composto da persone intelligenti e ironiche, e produttori, autori e filmaker da cui spero di aver imparato tanto.

Ne scriverò di certo, ho quaderni e quaderni di appunti.

 

Reality sì, reality no. I reality sono spesso molto discussi, anche se Pechino Express rappresenta quasi un unicum a parte, riscuotendo sempre un grandissimo successo di pubblico e di consensi. Cosa ne pensavi e cosa ne pensi ora che ne fai parte?

Solo gli snob, che non sono dei veri snob, ma dei poveracci che si sentono snob come se fossimo ancora nella prima decade degli anni ’00, possono parlare male della televisione e dei reality. Chiunque, sano di mente, non vedrebbe invece l’ora di vivere un’esperienza così intensa e ricca di spunti umani e professionali, come fare televisione.

Poi, il fatto che la televisione faccia spesso schifo, è un altro discorso.

I veri snob, giustamente, la televisione la fanno ma non la guardano, guadagnano tanto e spendono soldi per fare cose veramente esclusive (e/o piacevolmente illegali).

Pechino poi è un’isola felice: è bello farlo, ed è bello guardarlo.

Sono stato fortunato: me lo sono goduto da concorrente e ora me lo sto rigodendo da spettatore. Chissà, magari in un futuro potrei rigodermelo un’altra volta in un’altra veste, tipo autore, o portatore di acque naturali ghiacciate sul set.

 

Come si prepara uno scrittore per affrontare l'avventura di Pechino Express?

Si prepara a rivivere l’esperienza più sopravvalutata del mestiere di scrivere: scrivere a mano. Che avrà anche una sua estetica romantica, ma al di là dell’indubbia utilità di prendere appunti sul momento, e del correggere le bozze a mano - che è fondamentale - scrivere a mano non serve assolutamente a niente, e fa venire i crampi.

 

Tanto entusiasmo ma anche un po' di ansia? Qual è la preoccupazione maggiore?

Io ho vissuto intensamente l’esperienza di un lungo viaggio 24 ore su 24. Quello che vedranno di me gli spettatori, quel che rivedrò io, saranno pochi minuti. Di solito sono il dio delle mie storie: decido chi vive e chi muore, e come. Sarà strano, ma anche bello, vedere cosa decideranno di raccontare di me i veri dei/narratori di questa storia, che sono i professionisti che il programma lo “scrivono”: noi concorrenti siamo solo dei personaggi nella parte di noi stessi. La cosa un po’ d’ansia la mette.

 

Quali sorprese ci riserverà la coppia degli “Estranei”? Tra lo scrittore Marco “Ciavarro” Cubeddu e la truccatrice romana Silvia Farina scoccherà la scintilla?

Credo che, a questo proposito, potrebbe essere utile guardare questa clip “prima della partenza”

 

Viste le premesse, non è difficile immaginare le conseguenze!

 

Un pensiero sul deus ex machina di Pechino, Costantino Della Gherardesca?

È un uomo intelligente, colto, raffinato e… morbidoso.

Un gran professionista, capace di dare un’impronta a una macchina enorme e piena di anime diverse come Pechino. Bere e mangiare con lui è un vero piacere.

 

Passando al tuo ruolo di scrittore, se dovessi consigliare tre titoli che ritieni fondamentali per il bagaglio personale di ogni lettore, quali sarebbero?

Siccome non esiste un bagaglio universale, posso dirti cosa metterei nel mio, da diversi punti di vista:

Le Benevole di Jonathan Littell: per capire la seconda guerra mondiale, cioè i campi di concentramento, cioè l’orrore umanamente più grande ma drammaturgicamente più affascinante del nostro recente passato, studiare non serve a niente, andare a visitare i campi non serve a niente, leggere questo libro di fiction serve tantissimo.

Le correzioni, di Jonathan Franzen (ma potrei dire anche Le peggiori intenzioni di Alessandro Piperno): un libro che avrei potuto scrivere. Non saputo, quello è un altro discorso, ma potuto, nel senso che parlava di cose che sentivo anche io, con un universo di riferimenti e con un linguaggio a me molto vicino.

Lolita di Vladimir Nabokov: è il mio libro preferito, l’opera che più ammiro da un punto di vista professionale, e un capolavoro universalmente riconosciuto come tale.

 

Per quanto riguarda, invece, gli scrittori under 30, ne vuoi segnalare qualcuno che ti ha particolarmente colpito, oltre a Cubeddu, ovviamente?

È un colpo basso, non conosco molti scrittori under 30, posso dirti due scrittrici quasi under 30, Elisa Casseri e Simonetta Sciandivasci. Non solo scrivono in maniera superba: sono anche due delle persone più raffinate, appassionate, intelligenti, acute, sarcastiche e pop che abbia mai conosciuto.

 

Che consigli ti sentiresti di dare a un giovane che volesse addentrarsi oggi nel difficile mondo editoriale?

Troppo facile sarebbe dire di lasciar perdere. È un consiglio insincero, presuppone che chi ti chiede il consiglio non sia un vero scrittore, perché se uno è un vero scrittore non può “lasciar perdere”. Può impiccarsi, può dar fuoco alla sede di una casa editrice che lo respinge, può insistere a scrivere fino alla morte, ma in nessun caso può “lasciar perdere”. Quindi gli direi: impiccati, dai fuoco alla sede di una casa editrice che ti rifiuta, insisti a scrivere (e a proporti con intelligenza e garbo, a studiare i cataloghi e il mercato, e a imbufalirti) fino alla morte.

 

Per concludere, il sogno nel cassetto di Marco Cubeddu?

Scrivere un capolavoro tra qualche lustro. Nel frattempo, fare di tutto per produrre dell’ottimo artigianato editoriale, televisivo e cinematografico, che credo sia quello che so fare. E poi magari partire per un’edizione speciale di Pechino Express in Georgia, Armenia e Iran, che è il prossimo viaggio che sogno di fare.

 

 

Gian Luca A. Lamborizio, alessandrino di nascita e milanese di adozione, ha frequentato il liceo classico e proseguito gli studi in ambito giuridico. È autore di “AAA Futuro cercasi. Essere giovani in tempo di crisi” e di “Penombra”, edito da Eretica Edizioni. Editor e digital pr, collabora come redattore con MilanoNera, diretta dallo scrittore Paolo Roversi, col settimanale La voce e altre testate. http://lambagency.it/

Per esprimere i vostri commenti e pareri e se avete qualcosa di interessante da raccontare, non esitate a scrivere a: gla.lamborizio@gmail.com

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