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Under 30 e dintorni
Nikita Guardini, a tu per tu con un libraio del XXI Secolo

Quello dei libri è un mondo ricco e articolato, che ha subito, negli ultimi anni, un drastico mutamento. La crisi ha sicuramente colpito il mondo editoriale e spesso si dice, ma si sa che in Italia “si dicono” molte, troppe cose, che nel nostro Paese i lettori sono pochi e sempre di meno. Sarà proprio vero?

Ne ho discusso con Nikita Guardini, libraio per professione e per passione, un vero amante della carta stampata, che mi ha parlato del mondo dei libri e della lettura oggi e di come è cambiato il lavoro dei librai, una professione tradizionale che nell'era del digitale deve per forza di cose innovarsi e utilizzare gli strumenti più attuali e moderni, come i social. Non è mancato, ovviamente, qualche utile consiglio per i giovani autori (o aspiranti tali), in balia spesso del mare magnum dell'editoria, oggi più che mai ricco di insidie. “Un libro è un’occasione di conoscenza... la lettura deve essere essenzialmente piacere”.

 

Nikita, come al solito, partiamo da te. Chi è Nikita Guardini?

 

Sono uno dei librai della libreria storica Rizzoli Galleria di Milano. Lavoro in quest’azienda dal 2011 e negli ultimi due anni mi occupo, assieme ad altri due colleghi, della sezione dedicata ai libri illustrati. Molti mi conoscono per la mia attività nei social network (soprattutto in Twitter). Nei miei profili spesso commento e segnalo libri oppure eventi che hanno a che fare con i libri e mi piace molto quando i miei contatti condividono con me le loro letture.

 

Quando hai realizzato che avresti voluto occuparti di libri per professione? Avresti mai pensato che saresti arrivato a lavorare in una delle librerie più belle e importanti d'Italia?

 

Molti anni fa, quando abitavo a Verona e frequentavo l’Università, aderii a un progetto di promozione alla lettura per l’infanzia. Mi occupavo di letture animate e collaboravo, oltre che con asili e scuole, anche con delle biblioteche molto attive e propositive. L’amore per l’ambiente che ospita il libro maturò proprio in quel momento e presto iniziai a lavorare come bibliotecario. Quando mi trasferii a Milano trovai facilmente lavoro in una grande libreria che aveva necessità di un addetto, anche se per un breve periodo. Dopo quell’esperienza feci svariati altri mestieri e mi reinventai numerose volte. Mai avrei pensato che il mio ritorno nel mondo del libro avvenisse in una delle librerie più rappresentative e magiche che abbiamo in Italia. Feci il filo a Rizzoli Galleria (all’epoca si chiamava ancora Libreria Rizzoli) con tanta energia e per molti mesi. Appena ebbero bisogno di un rinforzo estivo chiesi un colloquio. Andò bene.

 

I libri... una passione che hai da sempre? Che significato ha un libro per te?

 

Un libro è un’occasione di conoscenza. È un mezzo dagli enormi potenziali ma per essere attivato richiede la presenza di un lettore.

Da bambino, come accade spesso, leggevo principalmente i libri che mi venivano indicati fino a che, verso i quattordici anni, l’insegnante di italiano mi chiese di leggere “Madame Bovary” di Flaubert. Lo iniziai con una certa curiosità ma ricordo di averlo trovato noioso e così, sconfitto, abbandonai la lettura. Confessai all’insegnante la mia mancanza e con sincerità mi giustificai dicendo che l’inizio del romanzo non mi era piaciuto. Attesi in silenzio un rimprovero ma la risposta dell’insegnante mi stupì: “Non c’è cosa peggiore di leggere un libro che non piace. Scegli un’altra lettura, mi andrà bene comunque.” Questa sua reazione fu, per me, illuminante. Capii che la lettura doveva essere essenzialmente piacere. Iniziai a scegliere letture che mi appassionassero. Era appena nato un nuovo lettore.

 

Quello del libraio è un lavoro “tradizionale”, c'è il rischio che si vada perdendo il ruolo che ricopriva fino ad alcuni anni fa?

 

Quando un lettore si reca in una libreria, si aspetta di trovare una persona in grado di orientarlo e consigliarlo. Certo, un tempo questo era più facilmente possibile: la quantità di titoli in uscita era decisamente inferiore rispetto a quella di oggi e un professionista attento era a conoscenza di tutte le ultime novità editoriali. Oggi, invece, il mercato del libro è un oceano in cui galleggiano migliaia di titoli e a maggior ragione è fondamentale la competenza e il ruolo di un libraio. Ecco perché, quando mettiamo piede in libreria, ci aspettiamo un professionista appassionato di libri e non un addetto alle vendite. Inutile dirlo: la libreria “migliore” è quella convinta e consapevole dell’unicità del prodotto che tratta. Il libro è un bene speciale che elude le consuete regole commerciali. Oggi più che mai, per ottenere successo e durare nel tempo, una libreria dovrà fermamente credere nell’identità del libro e soprattutto nei suoi librai, dovrà dimostrarsi disposta a investire su di loro, a formarli e farli crescere, ad alimentare il loro entusiasmo e la loro passione e a farli sentire orgogliosi della realtà a cui appartengono. Se non si coltiva quest’aspetto, se non si coltiva l’anima della libreria, non ci sarà alcuna possibilità di fare la differenza.

 

Per restare al passo con i tempi, come lavora un libraio nell'era del digitale e dei social?

 

Oggigiorno, avere dei profili attivi nei social network, essere riscontrabili nel mondo digitale, significa “esistere di più”, esistere con maggiore forza, essere maggiormente presenti sul mercato ma anche nella società, ricordare in continuazione che ci siamo, che siamo vivi, che non ci fermiamo mai e abbiamo molto da dire. E questo va fatto con estrema autenticità, per permettere ai nostri lettori di trovare un’esatta corrispondenza nella realtà.

I social sono estensioni dello spazio fisico: un profilo Twitter o una pagina Facebook sono vere e proprie vetrine aggiuntive attraverso le quali, chi è fisicamente lontano dalla nostra libreria, viene messo al corrente di quello che vi succede. Una libreria è un luogo d’incontro e nel caso di Rizzoli Galleria le possibilità di incontrare i propri autori preferiti davvero non mancano. Tutti gli eventi che ospitiamo, e ce ne sono svariati ogni mese, vengono immancabilmente comunicati attraverso i nostri canali social, oltre che tramite e-mail, quando gli stessi lettori ce lo richiedono. Non c’è presentazione o firmacopie che non sia annunciato o riportato nei social. Lo reputiamo importante perché un post arriva dove diversamente non saremmo arrivati. E molti lettori, è proprio grazie ad un post che iniziano a interessarsi alla nostra realtà.

Ma i social sono anche estensioni dei nostri scaffali, luoghi ideali per mettere in evidenza i libri reperibili nella nostra libreria, le novità più attese e ogni lettura che meriti di essere segnalata.

 

In Italia tutti scrivono e nessuno legge”, “Sono sempre di meno i lettori”... Tutti sentiamo quasi quotidianamente frasi di questo tipo. Tu che con i libri ci lavori, pensi che sia davvero così o la lettura è ancora, per fortuna, una passione diffusa?

 

Penso che la mia percezione sia falsata dal lavoro che faccio e quindi la mia testimonianza non corrisponde ai soliti luoghi comuni: sono sempre a contatto con persone che amano leggere e anche nei social ho a che fare con lettori forti che leggono molto e scoprono nuovi libri in continuazione. Posso dire quindi per certo che i lettori esistono e sono tanti! Ma se temete di leggere troppo poco, allora entrate in una buona libreria: lasciate che sia quel luogo a stimolare le vostre prossime letture!

 

Ci sono differenze in tal senso in relazione all'età dei lettori? Qual è il trend tra i giovani, diciamo tra gli under 30?

 

Direi di sì. Gli adulti amano leggere saggi e romanzi, sia classici che contemporanei. Ma se parliamo di under 30, il saggio non è un genere considerato. Funzionano molto i romanzi fantasy moderni, rigorosamente ambientati in mondi distopici o in scenari gotici. E poi piacciono molto alcuni dei romanzi scritti da blogger o youtuber. Quando invece a effettuare l’acquisto è un parente, penso al nonno che regala il libro al nipote, solitamente la tendenza è quella di affidarsi a un buon classico.

 

Se dovessi suggerire tre titoli che, secondo te, non possono mancare sullo scaffale di ciascuno di noi?

 

Non ho dubbi sul primo dei tre: “Fiabe italiane” di Italo Calvino: una raccolta che arriva direttamente dalla pancia del nostro Paese e racconta il sentimento delle nostre origini. E poi direi che nella biblioteca di chiunque dovrebbero esserci, su tutti, “Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar e “Cent’anni di solitudine” di Gabriel García Márquez. Li reputo due capolavori immensi.

 

Per quanto riguarda, invece, gli scrittori under 30, ne vuoi segnalare qualcuno che ti ha particolarmente colpito?

 

Un libro che ha conquistato la mia attenzione negli scorsi mesi è “Dalle rovine” di Luciano Funetta, un giovane esordiente che vedrò di non perdere di vista.

 

Tu vivi “da dentro” il mondo editoriale... che consigli ti sentiresti di dare a un giovane che volesse tentare la carriera dello scrittore oggi?

 

Zero illusioni, duro lavoro e validi contenuti. Sono migliaia le pubblicazioni che arrivano sul mercato, alcune ottengono attenzione ma pochissime hanno davvero successo. Spesso vengono rapidamente dimenticate. Un aspirante scrittore deve, innanzitutto, assicurarsi di avere davvero qualcosa di nuovo e di interessante da dire. Ma non scordiamoci che il libro è anche un prodotto commerciale. Consiglio vivamente di affidarsi solo a editori consolidati, capaci di dare credibilità all’autore. Sono troppi gli scrittori che si lanciano in auto-pubblicazioni che auto-promuovono e auto-sostengono. Ha senso? Lo scrittore non meriterebbe di essere preso in considerazione da altri professionisti? Per esistere (e resistere) in un mare magnum di libri serve la forza e la professionalità di un editore che conferisca credibilità a ciò che è stato scritto e che, soprattutto, possegga validi canali per distribuire il libro! Perché il libro deve essere ben diffuso: deve essere facile reperirlo.

Se volete intraprendere l’ardua e faticosa carriera dello scrittore, vi consiglio innanzitutto di stuzzicare l’attenzione di buoni editori e di farvi conoscere, con professionalità, in tutto l’ambiente editoriale. Non è da sottovalutare il potere di certi contest: non perdetevi nessuno degli eventi letterari più importanti dove è possibile conoscere figure chiave e addetti ai lavori a cui segnalare ciò di cui vi occupate e, soprattutto, il vostro fondamentale entusiasmo. Continuate a esserci e a crederci. Non arrestatevi mai.

 

Per concludere, il sogno nel cassetto di Nikita Guardini?

 

Il mio sogno? Ne ho una lunga lista, ma la celo con grande riservatezza. Vorrei avere la capacità di attuare progetti, invece sforno continuamente nuovi sogni e nuove idee! Non pensate che siano chissacché, sono quasi tutti piccoli, possibili e la maggior parte di loro, non serve nemmeno dirlo, ha sempre a che fare coi libri.

 

 

Gian Luca A. Lamborizio, alessandrino di nascita e milanese di adozione, ha frequentato il liceo classico e proseguito gli studi in ambito giuridico. È autore di “AAA Futuro cercasi. Essere giovani in tempo di crisi” e di “Penombra”, edito da Eretica Edizioni. Editor e digital pr, collabora come redattore con MilanoNera, diretta dallo scrittore Paolo Roversi, col settimanale La voce e altre testate. http://lambagency.it/

Per esprimere i vostri commenti e pareri e se avete qualcosa di interessante da raccontare, non esitate a scrivere a: gla.lamborizio@gmail.com

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