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Under 30 e dintorni
“Vivere d'arte” e under 30. Leonardo Laviola e Giorgio Ghiotti
Leonardo Laviola e Giorgio Ghiotti

Si parla sempre più spesso – e lo faccio io stesso nei miei articoli – di tecnologia, startup e nuovi lavori. Realtà indubbiamente innovative e importanti per lo sviluppo e la crescita di ogni realtà economica. L'Italia, però, è un Paese che è stato grande e invidiato in tutto il mondo per l'arte e i suoi artisti.

Una domanda sorge spontanea: esiste ancora “l'arte” oggi? Esistono ancora persone che vi si dedicano e la praticano? Certo, anche se forse se ne parla troppo poco. E vi sono anche molti under 30 che la vivono con passione ed entusiasmo.

Ma è possibile oggi, in Italia, e soprattutto per dei giovani, vivere d'arte? Ecco che qui il discorso cambia e arrivano le dolenti note. Sopratutto se, magari, si fanno dei confronti con altre realtà straniere, spesso più all'avanguardia e ricche di chance, sia a livello di formazione che professionali.

Ne ho parlato con due artisti under 30, entrambi classe '94. Giorgio Ghiotti, scrittore e poeta – ha già pubblicato vari libri, "Dio giocava a pallone" per nottetempo, "Estinzione dell'uomo bambino" per Perrone e "Via degli Angeli" per Bompiani, per citarne solo alcuni –, collabora con alcune riviste letterarie, tra cui Nazione Indiana e Nuovi Argomenti, e scrive sulle pagine culturali dell'Unità. Leonardo Laviola, laureando in Filosofia e musicista, studia fin da bambino pianoforte, ora si sta perfezionando sotto la guida del M. Marcella Crudeli, e ha già tenuto vari concerti sia in Italia che all'estero, esibendosi ad esempio da solista a Manchester al prestigioso conservatorio Cheltam School of Music per diversi anni e in Italia al Teatro Marcello.

 

Giorgio, Leonardo, per iniziare volete raccontarci chi sono Giorgio Ghiotti e Leonardo Laviola?

Giorgio: Giorgio Ghiotti è un ragazzo di Monteverde che ha sempre letto tanto, che a un certo punto ha iniziato a scrivere. Un ragazzo che ha da poco finito tutti gli esami universitari e che si laureerà a breve in Lettere moderne a Roma (città che ama molto, e dove vive).

Leonardo: Sono uno studente di Filosofia all’Università Roma Tre e suono il pianoforte dall’età di sette anni. Studio pianoforte principale al Conservatorio Santa Cecilia di Roma (città che alle volte mi sta un po’ stretta). “Monteverdino” anch’io – che meraviglia certi giorni Monteverde, più simile a un paese che a un quartiere, soprattutto nella zona “vecchia”, alle mura di villa Sciarra, dove andavo sempre a giocare con mio zio da bambino.

Come e quando è nata la vostra passione per il mondo della scrittura e della musica?

Giorgio: È nata con mia nonna, maestra di italiano, che ci teneva moltissimo a insegnarmi a leggere e a scrivere prima che lo imparassi dalla scuola. Così fu. Sul primo bigliettino di Natale della mia carriera di studente scrissi “Ora che so scrivere inizia una strada di parole”. Quel biglietto l’ho dato a Leonardo, lo conserva lui. E poi la passione per la scrittura è nata come una grande ribellione, la più grande di sempre: la maestra (quella che non mi insegnò mai a leggere e a scrivere) che mi strappa di mano i libri durante la ricreazione e li butta nel cestino, perché di quel tempo di gioco destinavo un quarto d’ora circa alla lettura in solitario, e l’altra metà alle attività con i compagni di classe. La maestra Paola, che incubo. Come si fa a trattare così bambini e libri? Soffrii per due anni di dolorosi mal di pancia da stress, poi cambiai scuola e passarono subito. La nuova maestra, Edda, mi regalava i libri di Gianni Rodari. Lì è iniziata la mia infanzia felice.

Leonardo: L’amore per la musica è nato nel modo più semplice possibile: giocando con una tastiera alle scuole elementari. Ero naturalmente attratto da questo giocattolo che mi fece scoprire la mia maestra di musica. Le devo moltissimo. Pochi anni dopo la complessità dei pezzi che mi attiravano di più si portò dietro un bisogno di una disciplina rigida alla quale sono sempre stato restio – le ore di lavoro, il ricominciare a studiare ogni volta da capo un passaggio difficile. Sono per natura pigro; mi sono dovuto rimettere in gioco. Da subito.

Vivere d’arte”… è ancora possibile oggi, per dei giovani, anzi giovanissimi, come voi?

Giorgio: Se per vivere intendi vivere “economicamente”, la risposta è no.

Leonardo: Anche io credo non sia possibile. L’arte è stata tristemente svilita per non dire ridicolizzata; non si è più consapevoli del valore reale del lavoro di un artista. E poi si confondono di continuo artisti e dilettanti (sacro il dilettarsi, ma l’arte risponde a un’altra chiamata).

Quali sono le principali difficoltà che avete incontrato e magari incontrate tuttora sul vostro percorso?

Giorgio: Non credo di aver incontrato delle difficoltà sul mio percorso. A sedici anni ricordo che desideravo moltissimo scrivere, e chiedevo a mia madre (eravamo sul lungomare di Santa Severa): come si diventa scrittori? La risposta me l’ha data Chiara Valerio, dopo avermi letto, avermi scelto, aver pubblicato il mio primo libro per nottetempo. Ecco la risposta: si diventa scrittori scrivendo cose belle. Non ho avuto difficoltà, ho avuto semmai grandissime fortune. E le fortune sono le persone che ho incontrato: Chiara ovviamente, Ginevra Bompiani, Lavinia Azzone, Ambretta Senes. Tutto è iniziato con loro. Potevo augurarmi di meglio? E se ogni tanto c’è dell’invidia, non la vedo. Non sono mai stato capace di riconoscerla, forse perché non mi interessa. Quando leggo un libro spero sempre di imbattermi in uno scrittore che scriva meglio di me. E siccome spesso accade, sono felice così. Io l’invidia non la capisco. Se dovessi invidiare quelli che scrivono meglio di me, chi leggerei poi? Sarebbe un disastro! Io sono un Lettore, come scrive Virginia Woolf! Se proprio devo parlare di una difficoltà, direi di com’è difficile a volte vivere in un paese poco ironico.

Leonardo: Ho incontrato diverse difficoltà nel mio percorso accademico, dai banchi di scuola alle aule di Conservatorio. Ho conosciuto al liceo docenti che trattavano noi studenti come numeri, tutti uguali, e non nella unicità di ciascuno, che è la vera ricchezza. Pochi insegnanti mi hanno incoraggiato nella musica senza per questo essere meno esigenti riguardo allo studio scolastico. È fondamentale che i professori riconoscano le passioni dei ragazzi che hanno di fronte e le rispettino. Ostacolare la passione di un ragazzo può rivelarsi molto pericoloso. Lo si è visto, solo per fare uno degli esempi più famosi, con la sorella di Mozart, ch’era in realtà una pianista in potenza superiore al fratello. Certo lei fu ostacolata in quanto donna, ma questo per dire della pericolosità del mettere a tacere una passione. Potrei parlare poi dell’incompetenza degli ambienti musicali romani, specie là dove dovrebbe essere insegnata la musica, nella così detta “accademia” – a causa di riforme e leggi che esulano da meritocrazia e punteggi artistici reali.

Giorgio, tu che sei uno scrittore già conosciuto, ci vuoi parlare della situazione editoriale attuale in Italia? Cosa significa oggi essere “scrittori”?

Che si legga troppo poco e che la dimestichezza con la lettura e con i libri sia un’erba sempre più velenosa, già si sa. Preferisco dire invece che sono pieno d’allegria per il 2017, anno che porterà dei libri importanti, dei libri bellissimi. Ne cito due per tutti: l’esordio di Ida Amlesù con Perdutamente e Diario di ragazza della francese Arnie Ernaux, una delle più grandi scrittrici che abbiamo la fortuna di leggere (e qui voglio dire grazie alla casa editrice L’orma che sta puntando così tanto sulla Ernaux, facendole vincere il Premio Strega Europa). Doppia allegria: le nomine dei direttori dei Saloni dei libri di Milano e Torino sono state felicissime; poche persone sanno cosa sono i libri, chi sono i lettori, come i neo-direttori, che sono fenomenali lettori e scrittori. E hanno davvero in testa solo i libri, sono lontani da ogni stupido gioco di potere. Evviva e tanta fortuna a loro. Cosa significa essere scrittori oggi? Quel che ha sempre significato: raccontare delle storie. Le nostre, quelle degli altri che diventano le nostre – “chi copia è l’artefice”, Fleur Jaeggy docet.

Visto che siamo alla fine dell’anno, ci vuoi suggerire tre libri che hai particolarmente apprezzato nel 2016 e che dovremmo leggere, se ancora non l’abbiamo fatto?

La domanda delle domande! Eccoli qua: Candore di Mario Desiati perché “il darwinismo sentimentale sa essere più spietato di quello animale”; Noi tre di Mario Fortunato perché “la nostalgia di solito si riserva alla propria parte migliore”; Madre d’inverno di Vivian Lamarque perché “Invece sì, invece forse sì, / le poesie lo cambieranno un poco / il mondo”. E poi perché le poesie di Vivian Lamarque rendono più luminosa la vita.

C’è qualche autore under 30 come te che ti ha particolarmente colpito di recente?

Sì, e sono tutti poeti. Ma poeti già grandi, non poeti “in erba”, nonostante la giovanissima età. Sto parlando di Ivonne Mussoni (1994), Davide Maria Quarracino (1995), Stefano Visigalli (1992), Gianluca Furnari (1993). Pochi giorni fa sono stato in vacanza con Leonardo a Londra, e ho avuto modo di comprare e leggere delle plaquette di giovani poeti inglesi. Non male, ma i quattro poeti che ho appena nominato valgono dieci volte gli altri. Li amo molto e spero che li leggano in tanti, e che abbiano tutto il successo che meritano coi loro versi.

Leonardo, il percorso del musicista classico è indubbiamente lungo e richiede molto impegno. Quali sono le doti necessarie per affrontare questo mondo?

Le doti sono certamente, al di là del talento, la disciplina, lo spirito di sacrificio (il percorso del musicista classico porta con sé una serie di rinunce che non sono affatto semplici quando si è adolescenti) e, come direbbe la concertista Marcella Crudeli, con la quale ho il privilegio di studiare perfezionamento pianistico, bisogna avere la salute, la testa e una totale umiltà – sapere che a qualsiasi età e a qualunque livello ci si trovi, si può imparare qualcosa di nuovo da chiunque. D’altronde la musica permette proprio questo, “avere l’uso incondizionato di un altro mondo” (sto prendendo in prestito le parole di Woolf). Ha ragione Carlotta Masci, mia collega e cara amica: la musica è uno stile di vita. Bisogna avere una forte determinazione, oltre all’amore per lo strumento, perché quello della musica, classica in particolar modo, è un ambiente estremamente competitivo.

Si sa che oggi gli idoli dei giovani sono cantanti, rapper e youtuber… cosa ti ha spinto a scegliere un percorso, potremmo dire, in controtendenza?

Sta proprio qui il problema: oggi si considera il percorso “classico” in controtendenza, quasi come un percorso a parte rispetto a quello di altri generi musicali. Lo si deve di sicuro al rigore e alla fedeltà all’alto livello che la musica classica si impone come regola d’oro da seguire; appena si sente nominare “musica classica”, difficilmente si pensa all’esistenza di una musica classica contemporanea, e subito appaiono nella testa parrucche settecentesche, clavicembali e spartiti sporchi d’inchiostro, disordinatissimi. Io ho sempre avvertito la musica come un tutto unico all’interno del quale si trovano diverse strade da percorrere e amare, tutte egualmente degne e valide. Ascolto con molto interesse la musica leggera, sia vocale che strumentale. Non dimentichiamoci che è possibile, anche se avviene raramente, vedere congiunti insieme fenomeni mediatici e talenti fuori dal comune. Penso a Freddie Mercury, ieri, e a Beyoncé Knowles oggi: due fenomeni culturali e mediatici diversissimi, ma due talenti musicali e vocali quasi impareggiabili. Il primo si è dedicato al Rock, la seconda all’RnB, Funk e Pop, ma entrambi avevano ben presente la lezione della musica classica e ne fecero tesoro, ognuno a suo modo.

Hai vissuto e studiato per anni all’estero e tuttora ti dividi tra l’Italia e il Regno Unito… quali sono le principali differenze che hai riscontrato tra queste due realtà? È vero che all’estero si possono avere maggiori prospettive e chance?

Sono realtà diverse. I conservatori inglesi funzionano meglio: gli studenti hanno numerosissime possibilità di esibirsi in pubblico, la pratica dello strumento è centrale rispetto alle altre materie teoriche. A Manchester ho avuto una possibilità che qui in Italia sembrerebbe quasi fantascienza per un ragazzo di (allora) diciott’anni: registrare un cd dal vivo durante un concerto solistico in una grande sala. Ero per la platea uno sconosciuto, ma all’estero il pubblico ha più rispetto per i giovani artisti, e dà maggiore fiducia. Sono disposti a pagare un biglietto, com’è giusto, per ascoltare un “esordiente”. In Italia è un miracolo se una sala si riempie per metà anche senza dover pagare alcun biglietto.

E per quanto riguarda i giovani? Cosa dovrebbero imparare i ragazzi italiani dai loro coetanei stranieri e viceversa?

Noi ragazzi italiani dovremmo fare più attenzione alla nostra storia musicale, a livello sia teorico che pratico. Abbiamo una tradizione pianistica eccellente, sarebbe un peccato che andasse persa nel continuo tentativo di emulazione di ciò che proviene dall’estero – spesso si tratta di pianisti poco più che bambini, tecnicamente perfetti. Ma l’anima…

Per concludere, volete parlarci dei vostri progetti futuri e, magari, svelarci il vostro sogno nel cassetto?

Giorgio: Sto scrivendo un nuovo libro di racconti e organizzando una rassegna poetica su Roma. Progetti per il futuro: laurearmi e andare a studiare da settembre all’Università di Bologna, italianistica contemporanea – sperando che Leonardo (sì, te lo chiedo anche qui, pubblicamente, e ora prova a dirmi di no) mi raggiunga quanto prima. Bologna è una città meravigliosa, curiosa, vivacissima.

Leonardo: Chiudere gli esami universitari e laurearmi. Mi piacerebbe poi tornare in Inghilterra per concludere i miei studi pianistici e, perché no, aprirmi una finestra sul panorama lavorativo inglese. Sogni nel cassetto: continuare a fare quel che faccio con passione crescente, e riuscire a conciliare presto le geografie sentimentali e professionali. In fondo Bologna è una città bellissima, con un valore aggiunto (da settembre).

 

Gian Luca A. Lamborizio, alessandrino di nascita e milanese di adozione, ha frequentato il liceo classico e proseguito gli studi in ambito giuridico. È autore di AAA Futuro cercasi. Essere giovani in tempo di crisi e di Penombra. Editor e digital pr, collabora come redattore con MilanoNera, diretta dallo scrittore Paolo Roversi, col settimanale La voce e altre testate. È responsabile ufficio stampa e comunicazione per Artisti Dentro Onlus. http://lambagency.it/

Per esprimere i vostri commenti e pareri e se avete qualcosa di interessante da raccontare, non esitate a scrivere a: gla.lamborizio@gmail.com

 

 


 

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