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Io Uomo tu Robot
Etica dei robot

La Robotica sta rapidamente diventando uno dei campi più importanti della scienza e della tecnologia ed avanza spedita.

In un futuro non troppo lontano, conviveremo con nuove specie di automi: umanoidi, sistemi intelligenti multifunzionali, robot sociali e domestici factotum sempre più evoluti e perfezionati.

Inevitabilmente quando le macchine  saranno in grado di dotarsi di  una maggiore ed evoluta autonomia comportamentale dovranno necessariamente confrontarsi con le dinamiche e i comportamenti umani.

Siamo di fronte ad un'interattività uomo macchina  sempre più perfezionata ed  è per questo motivo che è necessario riflettere ora sulle regole che dovranno gestire questo rapporto  in quanto ogni avanzamento della ricerca può portare ad un beneficio e mette nelle mani dell'uomo strumenti sempre più sofisticati e potenti, ma anche più pericolosi. Affrontare questi problemi è urgente e necessario.

La Roboetica dimostra tutta la sua importanza quale strumento culturale per stimolare una riflessione critica e sensibilità  dei ricercatori robotici. In questo contesto occorre individuare i punti più urgenti da affrontare se vogliamo sviluppare robot autonomi compatibili con il progresso del singolo individuo e della società. 

Roboetica

La Roboetica è un campo di studi  che si occupa degli aspetti etici e sociali delle tecnologie robotiche nella loro interazione con l’uomo e con  la società umana nel suo insieme.

Quali significati attribuire al concetto di Roboetica? Una delle più recenti definizioni  è quella di Spyros G. Tzafestas: “ramo dell’etica applicata, cioè una riflessione filosofica, e perciò sistematica ed informata, che, nello specifico, studia le conseguenze tanto positive, come negative, dei robot nella società allo scopo di suscitare la progettazione, lo sviluppo e l’uso morale dei robot, in particolare dei robot “intelligenti” ed “autonomi” (Roboethics, Springer 2016).

La robotica ha fatto  notevoli progressi  ed oggi  i robot sono anche in grado di esibire una loro autonomia e una capacità di apprendere dall’esperienza e queste caratteristiche, in un’ottica di reale convivenza con l’uomo, non possono non suscitare alcuni interrogativi.

Ed è proprio il concetto  di “autonomia” del robot che pone domande alle quali dobbiamo dare concrete risposte. Per la loro natura artificiale  dovrebbero solo rispondere alla nostra programmazione mentre per quanto concerne la loro autonomia potrebbero prendere decisioni che possono sfuggire al controllo umano. In un’attività di interazione uomo-robot a chi attribuire la responsabilità delle azioni e conseguenti effetti? Pensiamo per esempio al caso dei droni armati che sono in grado di identificare autonomamente i bersagli e sparare. La fantascienza  ha da tempo immaginato delle possibili situazioni che si verrebbero a creare nel momento in cui si debba necessariamente  limitare l’azione di robot troppo autonomi e Isaac Asimov (1920-1992), scrittore di racconti sui robot che hanno popolato film e sceneggiati televisivi, pensava proprio a questo tipo di problemi quando formulò le " Leggi della robotica ”. Concepite, ma solo in forma letteraria, per la sicurezza degli automi vietano agli stessi di compiere azioni  che possono risultare dannose per gli esseri umani. Formulate agli inizi degli anni ’40 del secolo scorso ed enunciate nel capolavoro “Io, robot”.

Ricordiamole:

Prima Legge: “Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che a causa del proprio mancato intervento un essere umano riceva danno”.

Seconda legge: “Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani purché tali ordini non contravvengano alla prima legge”.

Terza legge: “Un robot deve proteggere la propria esistenza purché questo non contrasti con la prima e la seconda legge”.

Le leggi erano inizialmente tre. Nello sviluppo della sua narrazione e della sua analisi è arrivato a pensare anche alla legge numero ZERO, quella che per definizione stà alla base di tutto.

Legge 0 : Un robot non può recare danno all’umanità, né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, l’umanità riceva danno.

Nel mondo reale le leggi sono attualmente difficilmente applicabili e il loro limite deriva anche dal fatto che, pur in presenza di grandi progressi nella realizzazione di macchine autonome ed intelligenti, occorreranno ancora significativi progressi nel campo dell'intelligenza artificiale.

Robot, coscienza ed etica

Tra i ricercatori il dibattito sulla responsabilità etica e giuridica dei robot vede posizioni diverse.Si potrebbe parlare di responsabilità del robot solo nell’ipotesi che gli si riconosca una propria personalità e in altri termini una sua evidente volontà autonoma e, non ultimo, una coscienza capace di attribuire un valore etico alle azioni. Altrimenti la responsabilità delle stesse dipende sempre dal fattore umano e conseguentemente da attribuirsi tra progettisti e costruttori.

I neuroscienziati sostengono che  il pensiero è intrinsecamente connesso alle strutture materiali del cervello e del corpo e dalle stesse dipende. Sappiamo come le macchine, benché autonome e tecnologicamente evolute, non sono fatte della nostra stessa materia e l’uomo giova ricordarlo si caratterizza per la sua storia biologica. Difficile pensare alle macchine come persone in quanto non sono in grado di esibire stati mentali, sentimenti, pensieri, emozioni al pari dell’umano. 

Le macchine comprendono le istruzioni che sono loro impartite, ma si limitano a eseguirle e la loro comprensione è solo di tipo formale e non certo di contenuto.

Chi si occupa di roboetica

Nel 2002 Gianmarco Veruggio, ricercatore robotico presso il CNR-IEIIT di Genova, ideò  il termine di Roboetica e nel  2004 organizzò il Primo Simposio Internazionale di Roboetica a Villa Nobel, a Sanremo, dove è stata impiegata per la prima volta in forma ufficiale la parola roboetica.

Nel settore della robotica e dell’intelligenza artificiale in Italia ci sono centri di ricerca che si occupano di etica applicata alla robotica. L’Università Federico II di Napoli ha coordinato progetti europei e la Scuola Sant’Anna di Pisa ha promosso diversi incontri sulla roboetica a livello internazionale.

Nel mese di luglio 2016 la prima scuola estiva internazionale  “The regulation of robotics in Europe: legal, ethical and economic implications”, dedicata a questi temi e promossa in Italia, dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, grazie a un progetto formativo “Jean Monnet”, finanziato dalla Commissione Europea con il programma Erasmus.

In tema di questioni giuridiche, etiche e sociali poste dall’emergente mercato della robotica Andrea Bertolini, ricercatore in Diritto privato al Sant’Anna di Pisa, si occupa di regolamentazione  delle intelligenze artificiali e dal 2012, e per due anni,  è stato uno ricercatori di RoboLaw. Un progetto finanziato dalla Commissione europea «per comprendere le implicazioni etiche e giuridiche delle tecnologie robotiche». A livello europeo Andrea Bertolini ne ha parlato al Parlamento Europeo, in qualità di relatore, alla prima tavola rotonda organizzata a Bruxelles dalla Parlamentare lussemburghese Mady Delvaux-Stehres, vice presidente della commissione JURI per gli affari legislativi, sul tema “Robots out of the cage”, presentando una relazione dal titolo “What are the challenges to create a European legal framework in robotics?”.

Per chi volesse approfondire l’argomento suggerisco il libro “Umani e umanoidi, vivere con i robot” (edito da il Mulino) scritto da Roberto Cingolani, direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova e Giorgio Metta, direttore dell’iCub Facility sempre all’IIT.

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