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Robotica, digital transformation e nuove competenze per l’innovazione

Robotica e Industry 4.0

Secondo le stime dell’International Federation Robotics entro il 2019, 2,6 milioni di robot entreranno nelle fabbriche di tutto il mondo e 42 milioni saranno acquistati per uso personale e domestico. Nel 2016  il livello di automazione delle industrie è stato positivo e i dati indicano che nel nostro Paese il settore  è orientato verso un’evoluzione digitale che coinvolge i macchinari e le fabbriche per una produzione industriale  automatizzata e interconnessa secondo logiche e dinamiche dell’Industry 4.0

Una collaborazione tra il mondo digitale e il mondo dell’automazione che, attraverso una sinergia strategica,   permette a sensori, software di monitoraggio e analisi, di capire come stanno funzionando le macchine, di attuare una manutenzione “predittiva” e anche di riprogrammare  gli stessi macchinari.

Per il Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, a un anno dal varo del Piano Nazionale Industria 4.0, un bilancio senz’altro premettente per quanto riguarda il PIL, l’accresciuta fiducia delle imprese, i dati sull’export.

Emerge una grande esigenza di ammodernare strutture e processi produttivi, attraverso una maggiore collaborazione tra il mondo digitale e il mondo dell’automazione al fine di migliorare la  competitività e saper cogliere la domanda del mercato in un’ottica di “digital era of machine tools”.

Le tecnologie abilitanti per la Digital Transformation

Le tecnologie abilitanti il paradigma 4.0 sono molteplici ed il ruolo della robotica avanzata risulta strategico insieme ad altre tecnologie digitali.

Il Ministero dello Sviluppo Economico, nella circolare del 30/03/2017, a proposito di Industria 4.0 indica: “ L’innovazione 4.0 non sta nell’introdurre un macchinario all’avanguardia dal punto di vista tecnologico, ma nel sapere combinare diverse tecnologie e in tal modo integrare il sistema di fabbrica e le filiere produttive in modo da renderle un sistema integrato, connesso in cui macchine, persone e sistemi informativi collaborano fra loro per realizzare prodotti più intelligenti, servizi più intelligenti e ambienti di lavoro più intelligenti ”.

Per quanto riguarda le tecnologie ed i paradigmi Industria 4.0

“Le tecnologie abilitanti il paradigma 4.0 sono molteplici, sintetizzabili in tre ambiti:

1. Disponibilità di dati digitali e analitica dei Big Data: l’elaborazione e l’analisi di quantità enormi di dati (big data) a costi sempre più bassi (sensoristica a basso costo e cloud computing) permette decisioni e previsioni migliori su produzione e consumi basate anche sull’utilizzo di strumenti di virtualizzazione del processo produttivo, prototipazione rapida e intelligenza artificiale;

2. Robotica e automazione avanzata: nuove possibilità di interazione complessa uomo-macchina permettono una riduzione degli errori, dei tempi e dei costi e un miglioramento della sicurezza dei processi anche attraverso la nuova manifattura additiva;

3. Connettività spinta: l’intera catena del valore è interconnessa attraverso dispositivi e sensoristica intelligente (internet of things) utilizzando reti di connessione di nuova generazione “.

Industria 4.0 rappresenta una convergenza di tutti i trend tecnologici che abilitano la digital transformation e le innovazioni tecnologiche, che fino a qualche anno fa si ritenevano impensabili, caratterizzano oggi quella che viene definita  la “quarta rivoluzione industriale”. Sfide che coinvolgeranno la  robotica e la robotica collaborativa con nuove “interfacce uomo-macchina come display touch o gli Scanner 3D.

Il Centro di ricerche dell’Institute for the Future ha elaborato, per conto di Dell Technologies, uno studio  intitolato “ The next era of umane-machine partnerships ” (La futura era della cooperazione uomo-macchina) che evidenzia in che modo  le tecnologie abilitanti  Industry 4.0 avranno un impatto sulla nostra vita e il nostro modo di lavorare.

“ Nei prossimi dieci anni intelligenza artificiale, realtà virtuale e aumentata, robotica e cloud computing rielaboreranno il rapporto uomo-macchina, creando relazioni più profonde e immersive ”

Per Rachel Maguire,direttore ricerca dell’Institute for the Future,  

Dobbiamo interrogarci su quali potranno essere le nuove relazioni fra uomo e tecnologia e come, di conseguenza, ci possiamo preparare ad esse. Se lavoriamo duro, per fare in modo che la collaborazione uomo-macchina si rafforzi e abbia successo, l’impatto di questo sulla società andrà a beneficio di tutti”.

Formazione 4.0

Nei prossimi anni assisteremo ad un radicale cambiamento del rapporto uomo-macchina e l’innovazione tecnologica in logica digitale (di prodotti, di processi, di strategie) richiederà nuove competenze lavorative e  una maggior richiesta di flessibilità professionale per il lavoratore.

La domanda di competenze,in particolare di competenze digitali, nel futuro aumenterà e si evolverà  trasformando profondamente lavori o intere filiere produttive.

Accanto alle soft skill (pensiero critico, creatività,leadership e capacità di gestione del cambiamento) la digitalizzazione richiederà  un’integrazione più articolata con skill di natura tecnologica quali l’analisi in tempo reale di big-data  e la abilità per muoversi velocemente tra sistemi ciber-fisici.

Martin Mulder, professore emerito all’università di Wageningen ed esperto di strategie educative e competenze , ha recentemente pubblicato un testo sul tema, "Competence-based Vocational and Professional Education:

« Le competenze più necessarie saranno la capacità di gestire la complessità e l’ambiguità, il ragionamento argomentativo (non solo “come” fare, ma “perché” fare), la resilienza, il trovare l’equilibrio degli interessi. Molti dicono di voler preparare gli studenti a gestire il cambiamento in un mondo che cambia velocemente, ma non basta: i giovani devono prepararsi a trasformare la realtà, per costruire il loro futuro»

Dai risultati dal Rapporto della Commissione Europea riguardanti l’indice di digitalizzazione dell'economia e della società (DESI) del 2017 emerge che,  tra i paesi Ue  all'avanguardia nel digitale e i paesi che invece registrano le prestazioni meno soddisfacenti, esistono differenze ancora troppo ampie e l’Italia, al 25°posto, sconta un divario di competenze digitali rispetto ad altri paesi come  la Germania che serve al più presto colmare.

Per Andrus Ansip, Vicepresidente responsabile per il Mercato unico digitale “ Tutti gli Stati membri dovrebbero investire di più al fine di trarre pieno vantaggio dal mercato unico digitale. Non vogliamo un’Europa digitale a due velocità. Dobbiamo lavorare insieme per fare dell’UE un leader del mondo digitale ". 

In ambito Industria 4.0 le professioni dovranno integrare competenze tecnologiche su più ambiti (  robotica, IoT, Cloud Computing, Big Data, realtà aumentata e security) e competenze specificatamente più strategiche.

Il nostro sistema educativo ha iniziato a mettere le competenze digitali al centro degli interventi attraverso:

-il Piano Nazionale Scuola Digitale, nel 2015 il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha lanciato una strategia complessiva di innovazione della scuola italiana e per un nuovo posizionamento del suo sistema educativo nell’era digitale;

- ulteriori investimenti sul sistema ITS con l’obiettivo di raggiungere il raddoppio del numero degli studenti entro il 2020;

- migliori sinergie con Industria 4.0

- una maggiore attenzione alla capacità del sistema universitario di generare laureati nel digitale nel caso di indirizzi sinergici ad Industria 4.0 come ingegneria, informatica, economia e management;

- Aggiornamento e formazione permanente  sulle professioni già attive.

Che cosa sono gli ITS

Rappresentano  la risposta italiana alla domanda delle imprese, attraverso un’offerta formativa altamente qualificata che, attraverso percorsi di Specializzazione Tecnica Post Diploma, sono in grado di fornire nuove ed elevate competenze tecniche per promuovere i processi di innovazione e trasferimento tecnologico, nella logica della Smart Specialization. Un’opportunità di assoluto rilievo nel panorama formativo italiano in quanto espressione di una nuova strategia che unisce le politiche d’istruzione, formazione e lavoro con le politiche industriali del Paese.

Si tratta di percorsi di Specializzazione Tecnica Post Diploma, riferiti alle aree considerate prioritarie per lo sviluppo economico e la competitività del Paese  realizzati   in collaborazione con imprese , università/centri di ricerca scientifica e tecnologica, enti locali, sistema scolastico e formativo.

Presentando alla camera i risultati del primo anno del piano “industria 4.0” il ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda ha detto che da industria 4.0 si passa “oggi al piano impresa 4.0” ampliando “ il raggio di azione” che da “manifattura e servizi si apre un capitolo dove saranno protagonisti le competenze ed il lavoro”.

Il nuovo Piano Industria 4.0 previsto per l’anno 2018 dalla manovra di fine anno dovrebbe affiancare alla proroga del super ed iperammortamento anche per gli investimenti effettuati fino al 31 dicembre 2018, il riconoscimento di un credito d’imposta pari al 50% delle spese sostenute per la formazione del personale dipendente.

Si arricchisce così la schiera degli incentivi che il legislatore fiscale ha messo in campo per favorire la crescita del Paese.

Non è stato finanziato l’apprendistato duale alla tedesca, dove i giovani completano la formazione in azienda. Confermato, invece, il finanziamento aggiuntivo per gli Its, gli Istituti tecnici superiori: con 5 milioni per il 2018, 15 per il 2019 e 30 per il 2020.

Occorre ripensare l’educazione in un’epoca dove si assiste ad una rapida obsolescenza di conoscenze e competenze e le soluzioni debbono trovare una risposta in tutto l’arco del Sistema educativo di istruzione e di formazione del nostro Paese. I curricoli scolastici, ai diversi livelli, debbono essere in grado di fornire strumenti culturali ed operativi in grado di favorire abilità concettuali di elevato grado permettendo  una formazione per saper gestire al meglio la complessità che caratterizza  la società in cui viviamo.

L’insegnamento-apprendimento della tecnologia e delle scienze deve partire da un’attenta scelta dei nuclei fondanti, o più propriamente “nuclei concettuali”,  che stanno a monte delle competenze attese e che ne giustificano la scelta didattica effettuata. Il sistema formativo deve anche saper sviluppare il senso di iniziativa e di imprenditorialità :

Il senso di iniziativa e l'imprenditorialità concernono la capacità di una persona di tradurre le idee in azione. In ciò rientrano la creatività, l'innovazione e l'assunzione di rischi, come anche la capacità di pianificare e di gestire progetti per raggiungere obiettivi. È una competenza che aiuta gli individui, non solo nella loro vita quotidiana, nella sfera domestica e nella società, ma anche nel posto di lavoro, ad avere consapevolezza del contesto in cui operano e a poter cogliere le opportunità che sì offrono ed è un punto di partenza per le abilità e te conoscenze più specifiche di cui hanno bisogno coloro che avviano o contribuiscono ad un'attività sociale o commerciale. Essa dovrebbe includere la consapevolezza dei valori etici e promuovere il buon governo “ (Fonte: Raccomandazione del Parlamento europeo del 18/12/2006- Le competenze chiave per l’apprendimento permanente).

 

 

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