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Attento avvocato: non avvisi l'ex cliente che l'udienza salta? Rischi sanzioni

Cari avvocati, state molto attenti: perché da oggi vi basterà dimenticare di avvertire un ex cliente del rinvio di un'udienza per incorrere in una sanzione disciplinare. È quanto hanno appena stabilito le Sezioni unite civili della Corte di cassazione (la sentenza è la numero 2755 del 2019).

La vicenda nasce da un’avvocatessa pistoiese, che aveva fatto ricorso contro la decisione del Consiglio nazionale forense, il supremo organi disciplinare della categoria, dopo che questo aveva confermato una sanzione disciplinare emessa ai suoi danni dall’Ordine di Pistoia.

L’avvocatessa, nel 2014, era stata sanzionata soltanto perché non aveva comunicato tempestivamente a un cliente la propria rinuncia al mandato (insomma: non voleva più difenderlo) e di conseguenza non gli aveva segnalato che un’udienza che lo riguardava era stata rinviata.

La legale, a quel punto, aveva presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che le cose stavano assai diversamente: in realtà non aveva deciso lei di rinunciare al mandato, ma era stato il cliente a revocarlo. E quindi aveva chiesto ai giudici di annullare la sanzione dell'Ordine e del Consiglio forense.

La questione, che pure a prima vista può non sembrare così fondamentale per il diritto e la giurisprudenza, è stata ritenuta invece tanto significativa da meritare il giudizio delle Sezioni unite, una specie di "Supercorte di Cassazione" che si pronuncia di solito sui casi più importanti.

E, a sorpresa, i supremi giudici hanno dato torto all’avvocatessa: hanno stabilito infatti che, sebbene nel codice deontologico degli avvocati sia disciplinata la sola fattispecie della rinuncia, diversa dalla revoca, anche quest'ultima debba ritenersi “fonte dei medesimi obblighi da parte del professionista”.

Anche dopo la revoca del mandato, insomma, l'avvocatessa pistoiese avrebbe dovuto comunicare al suo ex cliente del rinvio dell'udienza. Questo, secondo quanto si legge nella sentenza della Cassazione, avrebbe infatti consentito "più opportunamente la difesa dell'assistito a mezzo di una memoria istruttoria, con un eventuale nuovo difensore".

I giudici hanno stabilito che si tratti, insomma, di un “profilo di correttezza e diligenza", e così hanno rigettato il ricorso e condannato l’avvocatessa anche al pagamento delle spese di giudizio.

Sempre più dura, la vita degli avvocati… Non sono del tutto improbabili proteste da parte della categoria.

 

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