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Che vergogna, 609 giorni senza giudice costituzionale

Possono bastare, 609 giorni? Era il 7 novembre 2016 quando Giuseppe Frigo, ottantenne avvocato ed ex presidente dell’Unione delle camere penali italiane, lasciava il suo seggio di giudice costituzionale.

Da allora, per questi lunghissimi 609 giorni, la Consulta ha lavorato con 14 componenti su 15. E tra meno di quattro mesi saranno passati due anni esatti, ma il Parlamento sarà difficile che riesca ad eleggere il  nuovo giudice. Le due Camere hanno in calendario un nuovo tentativo il 19 luglio, ma al momento nessuno ci spera troppo.

A nulla sono valse le sette votazioni che, in seduta comune, Camera dei deputati e Senato hanno tenuto durante la scorsa legislatura, dal gennaio al luglio 2017: tutte si sono concluse con un nulla di fatto. Lo stesso è accaduto nella seduta che si è svolta all’insediamento del nuovo Parlamento, lo scorso 18 aprile. Il risultato è che oggi la “vacatio” della Corte costituzionale è  al secondo posto nella classifica storica. Ma è pronta a ottenere la prima posizione, se entro luglio non si riuscirà ad arrivare al voto condiviso.

Il record assoluto delle “vacatio” per eleggere un giudice della Consulta di nomina parlamentare, infatti, sono i 623 giorni (tra il 23 ottobre 1995 e il 9 luglio 1997) trascorsi dalla fine del mandato di Vincenzo Caianiello e il giuramento del suo successore, Annibale Marini.

Dato il suo ruolo di garanzia, la Corte costituzionale dovrebbe esprimere il massimo dell’imparzialità e della competenza, ed è per questo che la Costituzione ha previsto che i suoi componenti siano scelti da istituzioni diverse, e con procedimenti complessi.

I membri della Corte devono provenire dalle supreme magistrature oppure essere professori ordinari di diritto, o ancora avvocati con almeno 20 anni di esperienza. Dei 15 membri che la compongono, un terzo viene eletto dalle supreme magistrature, un terzo dal Parlamento in seduta comune e un terzo dal capo dello Stato.

L’elezione di cinque giudici da parte delle supreme magistrature è ripartita in modo che tre giudici siano eletti dalla Corte di cassazione, uno dal Consiglio di stato e uno dalla Corte dei conti. Per evitare nomine di parte, l’elezione del giudice di nomina parlamentare richiede invece una maggioranza qualificata di due terzi dei componenti per i primi tre scrutini e di tre quinti in quelli successivi. Quanto al presidente della Repubblica, questi nomina gli altri cinque membri in funzione e dovrebbe operare cercando di riequilibrare scelte eccessivamente di parte operate dal Parlamento.

 

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