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Filmi una donna che esce nuda dalla doccia? Se non ha le tende non è reato
Donna sotto la doccia

Il proprietario di un negozio che riprende di nascosto le sue dipendenti mentre si cambiano nello spogliatoio compie il reato di “interferenze illecite nella vita privata”. Al contrario, non compie alcun reato se, dalle finestre di casa sua, scatta fotografie e realizza video di una donna che esce dalla doccia e gira nuda all’interno della propria abitazione.

È quanto ha appena stabilito la terza sezione penale della Corte di cassazione, depositando le motivazioni dei una sentenza (la 2598/2018) e chiudendo così un procedimento contro un commerciante di Gallarate, che la Corte d’appello di Milano nel settembre 2017 aveva condannato complessivamente a tre anni e due mesi di reclusione per entrambi i fatti, oltre che per un terzo reato (più grave): gli atti sessuali compiuti su una bambina di dieci anni.

L’imputato aveva fatto ricorso alla suprema corte, lamentando tre presunti errori della Corte d’appello.

Il primo errore sarebbe stato quello di applicare nei suoi confronti il reato di interferenze nella vita privata perché lo spogliatoio delle commesse, a dire dell’uomo, non andava considerato “luogo di privata dimora”, come invece prevede il Codice penale perché si realizzi il reato.

Il secondo errore, rispetto alle foto e ai video della donna nuda, sarebbe stato dovuto invece al fatto che “l’abitazione dell’imputato e quella della persona offesa erano adiacenti, e la donna si mostrava nuda pur sapendo che la propria abitazione era priva di tende".

Il terzo errore riguardava il reato più grave, gli atti sessuali sulla bambina: qui l’imputato lamentava che la Corte d’appello non avesse adeguatamente valutato un risarcimento di 50.000 euro alla famiglia della vittima e che non fossero stati condotti “accertamenti sul danno effettivamente subito dalla minore”.

La Cassazione ha giustamente confermato la (pur lieve) condanna per gli atti sessuali e per i video girati delle commesse. Ma, a sorpresa, ha stabilito invece non costituisca alcun reato fotografare chi gira nudo in casa propria se costui (o costei) può essere visto senza problemi dall’esterno.

Scrivono infatti i supremi giudici: “È pacifico che le abitazioni dell’imputato e della persona offesa erano frontistanti, e che la seconda non aveva tende alle finestre, e che l’imputato non utilizzò alcun accorgimento per filmare la donna”.

Tutto questo, secondo la Cassazione, basta a “escludere l’interferenza illecita nella vita privata, non essendo stati ripresi comportamenti sottratti alla normale osservazione dall’esterno, posto che la tutela del domicilio è limitata a ciò che si compie nei luoghi di privata dimora in condizioni tali da renderlo tendenzialmente non visibile a terzi”.

L’articolo 615 del Codice penale, in effetti, stabilisce che debba essere punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni “chiunque, mediante l'uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata”. E nelle motivazioni la terza sezione della Cassazione ha sottolineato proprio l’avverbio “indebitamente”.

Insomma, “se l’azione può essere liberamente osservata da estranei, senza ricorrere a particolari accorgimenti, non si configura una lesione della riservatezza”.

Così la Cassazione ha confermato la condanna per gli altri due reati, ma ha assolto l’uomo per le foto e i video della donna nuda, “perché il fatto non sussiste”. La pena è stata pertanto ricalcolata in due anni sei mesi e dieci giorni di reclusione.

Da oggi, forse, i venditori di tende faranno qualche affare in più.

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