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I due migranti del Gambia che ora ci fanno davvero paura

Non era solo, Osman Sillah, il trentaquattrenne migrante gambiano che è stato arrestato ieri a Napoli con l'accusa di terrorismo internazionale e il sospetto di essere collegato all'Isis. Perché il 20 aprile un altro giovane del Gambia era stato arrestato con la stessa, identica accusa all'uscita della moschea di Licola, un piccolo centro sempre in provincia di Napoli: il suo nome è Alagie Touray, 21 anni. Due mesi fa, gli inquirenti napoletani avevano individuato online un video nel quale Touray giurava fedeltà al califfo Al Baghdadi, uno dei capi storici dell'Isis. Pare che la sua cattura fosse stata anche il frutto di una segnalazione da parte dell'intelligence spagnola.Resta il fatto che i due giovani africani, secondo gli inquirenti napoletani, sarebbero stati entrambi duramente addestrati in un campo della Libia: soprattutto all'uso delle armi (dai mitra ai coltelli), ma anche all'impiego di esplosivi e alla guida di furgoni da usare come arieti.Gli inquirenti oggi ipotizzano che Sillah e Touray avessero avuto l'ordine di colpire in Spagna o in Francia. Dalle indagini sarebbe emerso che, sempre online, fossero già arrivate a Touray le istruzioni di lanciarsi sulla folla con un grosso veicolo rubato, proprio come era accaduto il 14 luglio 2016 nella strage sulla promenade des anglais a Nizza.Un altro particolare inquietante del doppio arresto riguarda la forma dell'ingresso in Italia dei due presunti terroristi islamici: secondo le indagini dei Raggruppamento operativo speciale dei carabinieri, i due gambiani sarebbero sbarcati da un natante, approdato in Sicilia nel dicembre 2016 con un importante carico di clandestini, per poi essere collocati nel grande centro di accoglienza di Bari.Prima del fermo di ieri, Osman Sillah era solito spostarsi nel resto della Puglia e anche in Campania, dove alla fine è stato arrestato. Il Ros lo teneva sotto controllo da oltre un mese, e cioè da quando Touray aveva fatto il suo nome durante un interrogatorio. L'operazione di polizia di ieri è nata proprio dalle dichiarazioni di Touray, che avrebbe descritto Sillah come suo complice nella realizzazione di un piano terroristico. Non è ancora stato identificato il luogo preciso, in Italia o in Spagna, dove il piano si sarebbe dovuto concretizzare.Secongo gli inquirenti, Sillah sarebbe una persona "fragile psicologicamente, un soggetto borderline" che nel centro di raccolta di Bari era stato spesso visto intento a usare armi immaginarie (coltelli, pistole e mitra) con cui mimava attacchi e scene di combattimenti. Sillah era solito esternare anche la sua fede all'Isis: in alcune intercettazioni, raccolte dai carabinieri, il gambiano si sarebbe definito più volte “soldato di Dio”.Lo scorso 9 giugno, pedinato dai carabinieri, Sillah si era mescolato ai fedeli nel corteo di una processione religiosa locale in Puglia. Si era temuto potesse compiere qualche aggressione, e per questo i militari lo avevano pressato da vicino: per fortuna, invece, non era accaduto nulla.

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immigrazioneterrorismo isis

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