A- A+
Zoom
Il dipendente pubblico non può fare lo 007 per scoprire quello che non va

Il dipendente pubblico non può fare lo 007 e violare la legge per scoprire o per dimostrare quel che non va sul suo posto di lavoro. Lo ha appena stabilito la Cassazione penale, analizzando il caso del signor C.G., addetto in una scuola statale di un paesino della cintura bolognese e imputato di "violazione del sistema informatico".

Forse è stata tutta colpa dei troppi film visti in televisione. Ma forse è accaduto anche a causa dell’insistente propaganda di certi ambienti giudiziari, che da qualche anno esaltano la figura del “whistleblower” (testualmente: “suonatore di fischietto”), ovverosia il moralizzatore d’ufficio, il dipendente-eroe che denuncia le malversazioni che vede attorno a sé. Sta di fatto che il signor C.G. si era messo in testa di scoprire e di dimostrare che il cervellone della sua scuola era del tutto vulnerabile. Per riuscirci, C.G. è entrato nel sistema usando l'account e la password di un altro dipendente, e ha creato un falso documento di fine rapporto, intestandolo a una persona che non aveva mai lavorato nell'istituto.

È cominciata così una grana giudiziaria che ha portato C.G. a una condanna in primo grado per il reato di violazione di sistema informatico (punito dal Codice con la reclusione fino a tre anni), poi a un'assoluzione parziale in appello. Pochi giorni fa, C.G. si è trovato di fronte i giudici della quinta sezione penale della Cassazione, che hanno pronunciato una sentenza definitiva e importante (la n° 35792/2018) perché, per la prima volta, è stata analizzata la norma che regola la segnalazione di illeciti da parte del dipendente pubblico.

C. G. infatti sosteneva di aver dovuto fare quell’accesso vietato al cervellone perché “obbligato” a farlo dalla legge 179 del 2017, per l'appunto intitolata "Segnalazione di illeciti da parte di dipendente pubblico": quella legge, in realtà, è stata fatta soltanto per tutelare chi nell'amministrazione statale decida di segnalare all’autorità giudiziaria i fatti illeciti di cui è venuto a conoscenza nell'esercizio del suo servizio.

Così i supremi giudici hanno ricordato nella sentenza che la "protezione" prevista dalla legge 179 è destinata solo a chi segnala notizie di un'attività illecita, ma "senza che ci sia alcun obbligo in questo senso”. Soprattutto, hanno sottolineato che la legge non autorizza affatto “improprie azioni d’indagine, per di più illecite”.

Insomma, nessuno può mettersi a fare l'agente segreto o l'investigatore privato per dimostrare quello che non va in un ente pubblico, e nella fattispecie non c’è nulla che possa giustificare “l'indebito utilizzo di credenziali d'accesso a un sistema informatico protetto, peraltro illecitamente carpite in quanto custodite ai fine di tutelarne la segretezza, da parte di soggetto non legittimato”, cioè il nostro C.G..

Per lui è comunque scattata la non punibilità, perché il fatto è stato ritenuto dai giudici “di particolare tenuità”.

 

 

Tags:
cassazionedipendente pubblicowhistleblowing leggeviolazione del sistema informatico

in evidenza
Il fatto della settimana Toninelli visto dall'artista

Culture

Il fatto della settimana
Toninelli visto dall'artista

i più visti
in vetrina
Milan, Alessio Romagnoli: lesione al polpaccio. Out almeno 4 settimane

Milan, Alessio Romagnoli: lesione al polpaccio. Out almeno 4 settimane

Zurich Connect

Zurich Connect ti permette di risparmiare sull'assicurazione auto senza compromessi sulla qualità del servizio. Scopri la polizza auto e fai un preventivo

casa, immobiliare
motori
Lamborghini Urus ST-X Concept, il primo SUV nato per correre

Lamborghini Urus ST-X Concept, il primo SUV nato per correre

Abiti sartoriali da Uomo, Canali

Dal 1934 Canali realizza raffinati abiti da uomo di alta moda sartoriale. Scopri la nuova collezione Canali.


RICHIEDI ONLINE IL TUO MUTUO
Finalità del mutuo
Importo del mutuo
Euro
Durata del mutuo
anni
in collaborazione con
logo MutuiOnline.it
Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2018 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.