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Calabria

ll sindaco Gesualdo Costantino lo avevano agganciato nel 2007, forse anche prima. Quando era vice presidente della Provincia di Reggio Calabria in forza al Pd, gli avevano portato migliaia di voti.  Tra le 65 persone arrestate nell'ambito dell'operazione dei carabinieri di Reggio Calabria contro il clan Iamonte, c'è, quindi, l'attuale sindaco di Melito. Costantino, secondo l'accusa, sarebbe colpevole di associazione mafiosa e sarebbe stato eletto con i voti del clan.

Il sindaco era uno di loro. Costantino aveva un ruolo di primo piano nella cosca. Il clan è stato, così, padrone assoluto della cosa pubblica melitese. E questo grazie alle "amicizie" pesanti con alcuni amministratori, alla complicità di due dipendenti dell’ufficio tecnico e alle ditte di "famiglia".

Dalle indagini coordinate dalla Dda di Reggio Calabria sarebbe, infatti, emersa l'esistenza di un cartello di imprese che condizionava il mercato ed avrebbe consentito agli imprenditori che ne facevano parte di spartirsi i lavori pubblici banditi dal comune. L'ingerenza della cosca, all'interno del municipio, scrivono gli inquirenti, "si e' rivelata totale". Ad assicurarsi l'aggiudicazione dei lavori banditi dagli enti pubblici sarebbe stata spesso un'impresa riconducibile al clan, comunque soggetta al pagamento del "pizzo", grazie anche alla complicita' degli apparati comunali che, nel caso del Comune di Melito Porto Salvo, sarebbe stato "contraddistinto da una gestione clientelare".

Le ditte degli Iamonte erano ovunque ed erano efficienti. Così sul mercato non avevano concorrenza di alcun genere. Soldi puliti da una parte e attività criminale tradizionale dall’altra. Le indagini del Comando provinciale dei carabinieri di Reggio Calabria, coordinati dalla Dda, hanno consentito di far luce anche su un vasto traffico di armi e droga. Alle 65 persone tratte in arresto  viene contestato di tutto, dalla turbativa d’asta alle estorsioni, dal riciclaggio all’intestazione fittizia dei beni.

Per il Procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri si tratta "della più classica delle indagini di ‘ndrangheta, che dimostra come i clan siano in grado di infiltrarsi in ogni attività economica, fino a levare l’ossigeno stesso alle imprese sane".

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